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Sul tetto della Fed arriva Janet Yellen

Il board della Federal Reserve, 1917 (da Wikimedia Commons)

Il primo presidente nero della storia americana rompe un altro tabù, e nomina una donna alla guida della Federal reserve. Sciogliendo una riserva assai lunga (il balletto sui nomi è andato avanti per tutta l'estate e inizio autunno) Obama ha fatto sapere che sarà Janet Yellen a succedere a Ben Bernanke. Per la prima volta nella storia centenaria della Fed, una donna arriva nell'ambiente finora più ostile e impermeabile all'avanzata femminile: quello della politica monetaria e della finanza. Un “old boys network”, come era definito fino a oggi. Ad attenderla, due sfide note e una nuova: come manovrare il timone della politica monetaria – e l'eventuale uscita dalla linea espansiva del “quantitative easing” avviata da Bernanke -, come attuare la riforma del sistema finanziario (la Dodd-Frank financial reform bill, approvata dal Congresso dopo le follie degli scorsi anni ma ancora in attesa di essere tradotta in pratica); e, adesso, come gestire i contraccolpi dello shutdown e dello scontro all'ultimo sangue sul bilancio federale. Tre compiti non da poco, per i quali molti hanno pensato e pensano che Yellen sia la candidata giusta: come scrive il New York Times nel servizio che dà notizia della scelta di Obama, Yellen è un'esponente di spicco di quella “controcultura” accademica che contesta il dogma che i mercati siano sempre efficienti e appartiene alla scuola di pensiero di quanti ritengono che l'economia possa beneficiare da una buona regolamentazione. Ma è anche portatrice di una carriera di ferro dentro la stessa Fed (governatrice a San Francisco, poi vicepresidente Fed nei marosi della crisi).

Negli scorsi mesi, la sua candidatura non pareva così forte né la “prima scelta” di Obama, che era invece orientato a nominare Larry Summers, già segretario al Tesoro dell'era Clinton. Nella contrapposizione tra i due è stato centrale l'argomento del genere; e questo non solo perché la nomina di Yellen avrebbe infranto un resistentissimo tetto di cristallo (si veda questa scheda del New York Times  sulla presenza delle donne nelle banche centrali; che il problema sussista, lo testimonia anche la recente svolta della Bce, il cui direttorio è interamente maschile, per favorire l'ascesa femminile nelle carriere interne). Né solamente a causa dei toni e gli argomenti di alcuni detrattori di Yellen, e dei trascorsi poco brillanti di Summers riguardo alla considerazione delle donne nelle carriere scientifiche. Ma anche e soprattutto perché nella lotta per la successione della Fed la questione del genere si è intrecciata con la sostanza delle scelte da compiere: come abbiamo cercato di dimostrare in questo articolo per inGenere, quel che potrebbe cambiare nelle scelte future non è solo e non è tanto la direzione della politica monetaria (pragmaticamente orientata all'espansione, in tempi di crisi, già per scelta di Bernanke) ma l'atteggiamento rispetto alla finanza e a Wall street. Infatti, oltre a essere la "guida" della politica monetaria, la Fed è anche il più potente regolatore dei mercati finanziari mondiali. Ed è qui che Yellen, accusata di essere una “colomba” sulla politica monetaria, potrebbe rivelare artigli da falco: atteggiamento e scelta nei quali conta molto, oltre alle convinzioni personali, anche l'estraneità al ristretto circolo dell'élite politico-economica-finanziaria: caratterizzato da rapporti molto stretti e frequenti porte girevoli, nonché dall'essere quasi totalmente maschile. A cinque anni dal crollo della Lehman Brothers molti hanno sottolineato che nei comportamenti della finanza e nella loro regolamentazione è cambiato assai poco. L'outsider Yellen potrebbe forse mettere un po' di scompiglio nel salotto. (r. c.)