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La violenza domestica ai tempi del Covid

Foto: Unsplash/ vikash singh

La reclusione richiesta per il rallentamento dell'epidemia da Covid-19 non cancella e anzi rende ancora più delicata la gestione della violenza domestica. Non solo perché le persone sono costrette in casa, ma anche perché finora il governo non ha fatto niente per fornire a centri e case rifugio strumenti adatti a gestire l'emergenza.

I centri antiviolenza della rete D.i.Re sono tutti operativi ma ora la situazione comincia a mostrare tutte le sue criticità”, spiega Antonella Veltri, presidente della rete, che ha scritto alla ministra per le Pari Opportunità Elena Bonetti.

Nella lettera inviata D.i.Re chiede di attivare una sezione specifica dedicata alla prevenzione e al contrasto della violenza di genere nella pagina con FAQ creata dal Dipartimento, “in modo che le donne sappiano con certezza che possono sempre trovare supporto se hanno bisogno di sottrarsi alla violenza, mentre molte credono che i centri antiviolenza siano chiusi”, precisa Veltri.

“I Centri antiviolenza e le case rifugio, come moltissimi altri presidi sociali collettivi, a cominciare dalle strutture che accolgono donne richiedenti asilo e rifugiate con cui anche D.i.Re lavora, non sono stati dotati di alcuna strumentazione per far fronte all’emergenza, a partire dalle mascherine ormai praticamente introvabili e necessarie alle operatrici che devono continuare a svolgere il loro lavoro”, si legge nella lettera inviata alla ministra.

“Per questo abbiamo chiesto aiuto a UNHCR”, racconta Veltri. Desta inoltre grande preoccupazione “la difficoltà a fare nuove accoglienze per le donne che necessitano di protezione immediata”, aggiunge Veltri, perché, come scrive D.i.Re alla ministra, “non sono stati fino a oggi previsti meccanismi di finanziamento specifici per l’emergenza, in particolare per individuare strutture ad hoc nelle quali accogliere le donne per la necessaria quarantena prima dell’inserimento in casa rifugio qualora dovessero presentare sintomi riconducibili al COVID-19, o per gestire la separazione dei nuclei accolti in casa rifugio qualora dovessero emergere casi di contagio da coronavirus”.

“Anche l’ultimo DPCM, che affronta le criticità per il sistema produttivo, sembra aver dimenticato le organizzazioni del terzo settore e i centri antiviolenza, per le quali finora non sono state previste misure che ne contemperino le specificità”, conclude la presidente di D.i.Re. “Ma sappiamo bene che la violenza non si ferma, non basta sollecitare le donne a chiamare il 1522, occorre una sinergia nazionale”.

Intanto, il team di Chayn Italia, piattaforma molto attiva per il contrasto alla violenza sulle donne, ha realizzato un archivio pubblico di risorse multimediali, per essere di supporto in questa situazione così particolare di obbligato isolamento domestico, e far circolare conoscenze e contenuti che aiutino a migliorare il benessere dentro le case

Siamo una realtà che crede nella forza delle reti, nello scambio di pratiche ed esperienze e nella forza dell’open source. Nel nostro piccolo, abbiamo pensato che un elenco di risorse multimediali potesse aiutarci a rendere meno pesante questo momento. Nell'elenco si trovano, film, conferenze, lezioni di yoga, boxe e pilates. Ognuna di noi ha indicato materiali e contenuti che la aiutano stare meglio, a riflettere, a distrarsi, ad accrescere le proprie conoscenze: la lista che ne è nata è frutto quindi dell’incontro di diversi gusti, esperienze, desideri e senso dell’umorismo. Nell’elenco trovate anche molte delle iniziative che sono nate in questi giorni in risposta all’isolamento. I femminismi ci hanno insegnato che insieme siamo più forti, la rete ci ha insegnato che insieme possiamo abbattere le barriere”.