Politiche

Welfare: cosa cambia con l'assegno unico alle famiglie con figli. Lo strumento, entrato in vigore a gennaio 2022 per incrementare la natalità, non è però sufficiente a garantire scelte di lavoro libere, soprattutto per le donne

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Foto: Unsplash/ Hannah Tasker

Rispetto ad altri paesi, l'Italia ha sempre supportato in misura molto poco razionale le famiglie con figli sia in termini di basse elargizioni, sia in termini di limitata progressività del supporto pubblico alle famiglie. Nel corso del 2021 si è affrontata, con maggiore organicità, la questione relativa alle politiche di sostegno alle famiglie che ha portato all’istituzione dell’assegno unico familiare (AUU) che, da inizio luglio 2021, è stato regolato per coloro i cui redditi da lavoro non provengono da rapporto di dipendenza. Per i lavoratori dipendenti era invece prevista l’elargizione, fino alla fine del 2021, di una maggiorazione sul vecchio assegno per il nucleo familiare (ANF).

A oggi l’assegno unico familiare sostituisce cinque istituti: il bonus bebè; il premio maternità; l’assegno per le famiglie numerose (con almeno tre figli); il fondo per la salvaguardia per l’accesso al credito a favore delle famiglie con bimbi più piccoli (fino a 3 anni) e le detrazioni per figli a carico. L’ammontare dell'assegno è modulato sulla base della condizione economica del nucleo familiare, come individuata attraverso l'indicatore della situazione economica equivalente (Isee), tenendo conto dell'età dei figli a carico.

Lo strumento, entrato ufficialmente in vigore a gennaio del 2022, conferisce un massimo di 175 euro mensili per ogni figlio minorenne (e 85 per quelli fra 18 e 21 anni) per Isee al di sotto dei 15 mila euro. L’assegno si riduce progressivamente di 50 centesimi ogni 100 euro addizionali dichiarati in sede Isee e ricompresi fra 15 e 40 mila euro e raggiunge il minimo di 50 euro (25 per i figli fra 18 e 21 anni) per Isee da 40 mila euro in su o non presentati. A fronte di maggiorazioni per famiglie con figli non autosufficienti, mediamente o gravemente disabili o per famiglie con tre figli e oltre, traspare anche l’obiettivo di incentivare l’autonomia dei figli più grandi mediante il cospicuo taglio dell’assegno unico del 50% al compimento dei 18 anni.

Ancora per il 2022, e in attesa di un’organica riforma dell’Irpef, sarà comunque permessa la detrazione, per la nota percentuale del 19%, di altre spese affrontate per figli e familiari a carico (mediche, sportive, ecc.). Nell’ambito della Convenzione Inapp-Università di Essex (CeMPA), si sta analizzando l’efficacia di questo nuovo strumento sulle riduzioni del rischio di povertà e della disuguaglianza dei redditi esaminandone le conseguenze su una serie di indicatori valutati sul reddito familiare annuale equivalente calcolato partendo dai dati Silc 2019.

Di seguito si presenta una valutazione effettuata comparando la situazione prima dell’assegno ponte e prima delle maggiorazioni ottenute sul vecchio assegno per il nucleo familiare (terminate a febbraio 2022) mediante l’ausilio del modello Euromod. L’ipotesi di base è che l’assegno unico sia conferito per un intero anno e non per dieci mesi, a differenza di quanto accadrà nel 2022 per via della partenza prorogata al 1 marzo. In altri termini si guarda alla situazione a regime, comparandola con la situazione precedente al 30 giugno 2021. Non si considera neanche la possibilità che il tasso di adesione alla misura (il cosiddetto take-up rate, corrispondente alla quota di  coloro che la richiedono effettivamente) potrebbe essere inferiore al 100% degli eleggibili. L’utilizzo di tale modello ha permesso di calcolare interessanti implicazioni. In primo luogo, l’assegno unico comporta un incremento netto di spesa pubblica di 12,9 miliardi. La misura in realtà costerebbe 18,6 miliardi di euro ma vi sarebbero nell’ordine:

  • un risparmio di 5,5 miliardi dovuto all’abolizione del vecchio assegno per il nucleo familiare ;
  • un risparmio di oltre un miliardo dovuto all’abolizione dell’assegno per famiglie con più di 3 figli elargito dai Comuni, del bonus bebè e del bonus mamma;
  • un incremento di spesa di 750 milioni di euro dovuto alla riduzione del reddito e dell’Isee di riferimento per l’ottenimento del reddito di cittadinanza che registrerebbe quindi un aumento in conseguenza dell’abolizione dell’assegno per il nucleo familiare e di altre misure.

Dal punto di vista delle entrate si deve considerare un incremento di 4,9 miliardi sull’Irpef ottenuto per l’abolizione delle detrazioni per figli a carico fino a 21 anni di età e di più di 200 milioni di euro per l’aumento delle addizionali regionali da parte di contribuenti prima non soggetti al pagamento perché beneficiari di detrazioni. L’aggravio in termini di bilancio sarebbe quindi pari a quasi 7,6 miliardi di euro (ad adesione piena e a regime).

Il vantaggio in termini di reddito medio equivalente annuo sarebbe di 569 euro per i percettori al primo decile di reddito (+10,7%) e di 254 euro (+2,8%) per quelli al secondo decile. Gli altri decili si troverebbero sotto l’incremento medio pari a 217 euro (+1,1% cfr. tabella 1).

Tabella1. Reddito annuale equivalente disponibile

Fonte: calcoli degli autori effettuati con modello di microsimulazione Euromod I3.0+ su dati Silc 2019

Appare dunque opportuno evidenziare come la correzione dell’assegno unico familiare in termini di incremento della progressività all’interno dei limiti Isee di 15 e 40 mila euro abbia garantito un guadagno abbastanza diffuso tra i vari decili. Mediamente sono il 25% delle famiglie a trarre utilità da questo intervento: fino al sesto decile il guadagno dato dalla misura sarebbe ancora più evidente, in particolare, nel decile più povero otterrebbe un vantaggio il 37% delle famiglie. Nonostante i vantaggi generalizzati, è opportuno evidenziare che il 9,3% dei nuclei familiari con un reddito che fa capo al terzo decile appare subire una perdita (cfr. tabella 2).

Nella valutazione del trade-off tra equità ed efficienza, l’utilizzo dell’Isee può destare dei dubbi in quanto, essendo un indicatore familiare, potrebbe impattare negativamente sull’offerta di lavoro del secondo percettore di reddito (spesso la donna): tali effetti andrebbero attenuati nelle regioni caratterizzate da bassa partecipazione al mercato del lavoro, per esempio dispensando in tutto o in parte questa componente reddituale dal calcolo dell’Isee ai fini dell’assegno unico. Diversi studi paventano infatti la possibilità che questa misura potrebbe comportare un disincentivo monetario alla partecipazione al mercato del lavoro. 

Inoltre, benché vi siano effetti positivi su povertà e disuguaglianza, lo strumento appare ancora insufficiente a garantire scelte lavorative libere soprattutto alle donne, non incidendo sulla conciliazione vita-lavoro: esso non sembra altresì essere delineato per incrementare i livelli di natalità, benché sia elargito a una platea più numerosa e comprensiva di incapienti, partite Iva e liberi professionisti. Il blocco dell’inverno demografico italiano necessita di ben altri interventi che prevedano una radicale modifica del sistema fiscale, avviata però riducendo il numero di scaglioni e quindi riducendo la progressività invece incrementata con l’assegno unico familiare. La riduzione Irpef (e più in generale la riduzione della tassazione a carico delle famiglie) potrebbe essere ancora insufficiente, benché ulteriori stime siano necessarie, e sostanzialmente non sostenibile stanti i vincoli di bilancio e fiscali stabiliti in ambito comunitario, peraltro sostanzialmente sospesi da inizio pandemia.

Tabella2. Famiglie che guadagnano e perdono con AUU

Fonte: calcoli degli autori effettuati con modello di microsimulazione EUROMOD I3.0+ su dati EUSILC 

Riferimenti

Corsi M., Figari F., Gandulla L. (2021), Le Regioni italiane tra trend demografici e supporto pubblico alle famiglie con figli: effetti distributivi e impatti territoriali di un sistema in fase di riforma; La finanza territoriale, Rapporto 2021

Curci, N., & Savegnago, M. (2021). L’assegno unico e universale per i figli: aspetti di equità ed efficienza (A New Universal Child Allowance in Italy: Equity and Efficiency Concerns). Bank of Italy Occasional Paper, (636).

Figari F., Paulus A., Sutherland H. (2011), Measuring the size and impact of public cashsupport for children in cross-national perspective, in Social Science Computer Re-view, 29(1), pp. 85-10.

Nota

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