Giornalista pubblicista, si è specializzata in Editoria multimediale e nuove professioni dell'informazione all'Università Sapienza di Roma, e attualmente sta frequentando presso lo stesso ateneo il corso di Laurea magistrale in Gender studies, culture e politiche per i media e la comunicazione. Dopo un'esperienza nel giornalismo di strada, alla scoperta delle comunità migranti di Roma, si occupa ogni giorno di analizzare e comunicare le notizie che arrivano dal mondo del fisco e del lavoro, anche in un'ottica di genere.
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Nella nuova legge di bilancio, l’accesso ad agevolazioni che potrebbero favorire l’indipendenza delle donne inserite in percorsi di fuoriuscita dalla violenza è legato alla presentazione di un indicatore economico, l'Isee, che però non tiene conto degli sbilanciamenti economici e di potere che molto spesso strutturano le relazioni familiari. Un paradosso che di fatto rischia di escludere dagli aiuti proprio chi ne avrebbe più bisogno
Nonostante sulla carta sia scomparsa dalla metà degli anni Settanta, nel sistema italiano di tassazione e agevolazioni esiste ancora la figura del "capofamiglia". E le politiche fiscali e familiari restano radicate ai ruoli di genere tradizionali, che relegano le donne al lavoro non retribuito
Le donne contribuiscono a elevare il livello di istruzione del paese, ma restano svantaggiate nel mondo del lavoro. Si occupano di curare gli altri per tutta la vita, ma possono contare poco sul sostegno degli altri quando invecchiano. Il risultato, come confermano i dati, è che vivono vite meno soddisfacenti
Come stanno le donne? Rispondiamo a partire dall'ultimo rapporto dell'Istat sul benessere sostenibile in Italia, dove le lavoratrici sono ancora troppo penalizzate rispetto ai colleghi in termini economici e di conciliazione, intrappolate nelle sabbie mobili delle attività riproduttive