Politiche

"Esiste un’idea che la costituzione debba essere neutrale, ma quando sosteniamo la neutralità della legge produciamo ingiustizie e discriminazioni". Così le femministe in Cile stanno declinando il futuro del paese al plurale

Mai più senza di noi,
femministe in Cile

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Foto: Unsplash/ Edgar MORAN

Proteste popolari, crisi politiche e rivendicazione di diritti sociali, civili e politici, sembrano caratterizzare la storia più recente del Sudamerica. Tuttavia, si tratta del risultato di processi che si sono articolati nel tempo. Anni di lotte, mobilitazioni collettive e reazioni strutturate a sistemi politici neoliberisti, capitalisti e indifferenti alle necessità e ai diritti della cittadinanza.

Guardando al Cile, l’importanza del referendum costituzionale del 25 ottobre 2020, sta tutta nell’intreccio tra la partecipazione cittadina alla democrazia, l’eterogeneità della cittadinanza scesa in strada e l’intersezionalità delle cause affrontate. Un ruolo chiave, in questi sommovimenti lo hanno avuto le mobilitazioni femministe, i cui punti nevralgici sono stati il maggio femminista del 2018 e lo sciopero femminista internazionale del 2019 e 2020.

Prima di tutto, dovremmo ripensare la democrazia come un’istituzione fluida, eterogenea e reattiva, alla base dell’azione collettiva. Caratterizzata dalla volontà di costruire insieme l’identità cittadina e democratica. Possiamo parlare della riappropriazione dei processi politici attraverso l’accesso concreto, la partecipazione diretta e la poli-vocalità. Il rifiuto della separazione tra istituzioni e cittadinanza si manifesta proprio nella mobilitazione. La partecipazione in forme e momenti differenti del processo democratico è essenziale per la socializzazione della cittadinanza al bene pubblico e per aumentare potenzialmente la fiducia nelle istituzioni politiche. Lo spazio è occupato con lo scopo di trasformare la realtà.

In secondo luogo, il caso cileno permette di riflettere sulle possibilità del coinvolgimento popolare nel processo di cambiamento politico. Le proteste sono cominciate nel 2019, capeggiate dal collettivo femminista Las Tesis e da studentesse e studenti, in risposta all’aumento dei biglietti del trasporto pubblico. Tuttavia, la richiesta di giustizia sociale e di una costituzione che rifletta i diritti della cittadinanza, le identità nazionali e democrazia si è andata a scontrare con la vulnerabilità che comporta lo scendere in piazza.

La violenza politica, definita come l’uso deliberato di potere e di forza per ottenere obiettivi politici, la militarizzazione della polizia e l’impunità delle forze armate rappresentano seri pericoli. Alla violenza politica si lega quella strutturale: “le strutture sociali – economiche, politiche, legali, religiose e culturali – che impediscono a individui, gruppi e società di raggiungere il proprio potenziale”[1]

Questo contesto ci permette di capire perché un milione di cilene e cileni abbia marciato per richiedere riforme che affrontassero diverse esigenze. C'è chi richiede un’istruzione superiore gratuita. Chi pretende un pensionamento adeguato. Chi esige salari più alti. Le donne e le femministe pretendono la fine della violenza e della disuguaglianza di genere. L’intersezione tra età, classe, etnia e genere è centrale. Il caso cileno dimostra come la lente intersezionale condizioni positivamente sia la partecipazione che il processo decisionale.

Un’analisi femminista delle attrici e degli attori che parteciperanno nella stesura della Costituzione evidenzia la potenzialità democratica di questo processo. L’inclusione politica è stata richiesta dalle donne del Congresso e dalle femministe, sotto forma di parità di genere all’interno dell’Assemblea Costituente, con lo slogan Nunca más sin nosotras (mai più senza di noi). L’Asamblea Feminista Plurinacional, nata per questa ragione, comprende donne, femministe autonome e più di 30 organizzazioni e si propone di includere le richieste femministe all’interno del movimento sociale.

Di fronte a quest’azione coordinata da parte della società civile, il Congresso cileno ha dovuto approvare la proposta a dicembre 2019. Con il sistema delle quote, il Cile sarà il primo paese ad avere una Costituzione scritta dallo stesso numero di donne e di uomini. L’importanza di questo risultato è sottolineata dalle parole di Barbara Sepúlveda, Directora Ejecutiva de Abogadas Feministas de Chile: “Esiste un’idea che la Costituzione debba essere neutrale, ma quando sosteniamo la neutralità della legge produciamo ingiustizie e discriminazioni”.

Il ruolo delle donne e dei movimenti femministi cileni è fondamentale in questo processo di trasformazione, a causa della struttura ancora patriarcale della società. La partecipazione delle donne al mercato del lavoro è bassa, il gender gap è alto, l’inclusione politica è scarsa e il diritto all’autodeterminazione è ostacolato.

Per capire meglio l’impatto della loro azione collettiva occorre capire il contesto nazionale dove il neoliberismo estrattivo sostiene il governo e un'élite politica maschile, eterosessuale e bianca, come ha spiegato Javiera Manzi, portavoce del Coordinamento Femminista 8M. L’intenzione del movimento femminista è quella di avere una Costituzione che preveda l’uguaglianza totale tra uomini e donne e corregga alcune ingiustizie storiche.

L’attivismo del collettivo Las Tesis ha spinto alla nascita del primo partito cileno di sole donne: il Partido Alternativa Femminista (Paf), fondato il 28 gennaio 2020. “Siamo convinte che la nuova Costituzione annunciata dal presidente Piñera non possa essere scritta senza la presenza femminista e senza parità. L’unica maniera di partecipare al processo costituente senza dipendere dai partiti attuali è proprio dare vita a una nuova forza politica”, ha detto Rosa Moreno Moore, presidente del Paf. 

Perché la Costituzione dev’essere il frutto di un processo paritario e rispecchiare il carattere femminista e plurinazionale del paese? Perché mettendo a confronto le costituzioni di Cile e Argentina, la ricerca di accademiche come Lambert e Scribnerha mostrato che il riconoscimento costituzionale della parità di genere porta a miglioramenti alle condizioni di vita delle donne nella società.

Uno sguardo intersezionale, in questo senso, permette di sottolineare come gli sforzi collettivi siano stratificati e interconnessi tra loro. E inevitabilmente evidenzia la simultaneità delle oppressioni affrontate: come il potere si manifesta in categorie sovrapposte. Classe, etnia, razza, abilità, religione, stato geo-politico e genere incidono sull’interpretazione delle motivazioni, degli interessi e dei rischi di chi scende per le strade rendendo i comportamenti più complessi ed eterogenei. Come le stesse identità. La cittadinanza cilena è scesa in piazza contro le disuguaglianze sociali e per richiedere una Costituzione che rifletta giustizia sociale, molteplicità di identità, parità ed equità. Il cambiamento della democrazia è inteso, insomma, su più livelli.

Le elezioni regionali e dell’assemblea costituente si sono svolte il 15 e 16 maggio 2021. Nonostante l’alto tasso di astensionismo, le elezioni hanno dimostrato l’inefficacia dei partiti tradizionali: la popolazione ha premiato candidatə indipendenti.[2] I cui seggi, quelli di rappresentanti delle comunità indigene e dalle due grandi liste di opposizione di sinistra (Apruebo Dignidad e Lista de Apruebo) hanno superato i due terzi dei seggi totali dell’assemblea.

Le donne continuano a essere al centro della mobilitazione collettiva, richiedendo che la Costituzione preveda: parità di retribuzione, diritto a vivere una vita libera dalla violenza, educazione non sessista o reddito di base universale con una prospettiva di genere. L’azione femminista contemporanea è un richiamo a quella iniziata negli anni ’80, quando le donne di varie correnti si opposero al regime di Pinochet e si unirono in un movimento chiamato Mujeres por la democracia, manifestando nelle piazze in silenzio.

Il cambiamento è graduale, ma inevitabile: come dimostra l’elezione (16 maggio) di Irací Hassler, comunista e femminista, come sindaca del comune di Santiago. E l’insediamento, il 4 luglio 2021, dell’Assemblea Costituente (Convención constitucional) guidata dalla presidente Mapuche Elisa Loncón. Laureata in Lettere, linguista e insegnante universitaria, Loncón ha salutato dopo l'elezione il popolo cileno nella sua lingua madre, affermando che raggiungere questa posizione "è un sogno che avevano i nostri antenati". Ha sottolineato la necessità di uno stato plurinazionale e diversificato e la dimensione partecipativa della Costituente: gli organi direttivi saranno a rotazione per dare spazio a tutte le componenti rappresentate.

La composizione eterogenea dell’assemblea è fondamentale: dei seggi assegnati a 77 donne e a 78 uomini, 17 sono riservati ai popoli indigeni. La sfida sarà produrre una carta condivisa che metta d’accordo le forze politiche sulle diverse fratture e questioni del paese. I lavori della Costituente dureranno un anno, più eventualmente tre mesi supplementari, e i singoli articoli della Costituzione dovranno essere approvati con una maggioranza di due terzi. Una volta definito, il testo sarà sottoposto a un referendum per l'approvazione popolare.

Note

[1] "Structural violence, a term coined by Johan Galtung and by liberation theologians during the 1960s, describes social structures—economic, political, legal, religious, and cultural—that stop individuals, groups, and societies from reaching their full potential" (Galtung, 1969).

[2] Per rendere il discorso il più inclusivo possibile rispetto al genere, abbiamo adottato in questo articolo l'uso del simbolo ə già in uso in alcuni testi in circolazione, per declinare in modo più ampio le parole che in italiano imporrebbero una scelta binaria tra il genere grammaticale maschile e quello femminile. 

Riferimenti

Bartlett John, Chile’s Largest Indigenous Group Sees Opportunity in a New Constitution, The New York Times, 16 settembre 2020 

Basso Elena, Il Cile verso il rinvio del voto a maggio, il manifesto, 1 aprile, 2021

Cho Sumi, Crenshaw Kimberlé Williams and McCall Leslie Toward a Field of Intersectionality Studies: Theory, Applications, and Praxis, Signs, Vol. 38, No. 4, Intersectionality: Theorizing Power, Empowering Theory, The University of Chicago Press, pp. 792, 795, 797, 2013

Della Porta Donatella, How social movements can save democracy, Polity, 2020

Di Girolamo Greta, Discusión constitucional: Nunca más sin nosotras, LATERCERA, 13 dicembre 2019

Farmer Paul E., Niyeze Bruce, Stulac Sara e Keshavjee Salmaan, Structural Violence and Clinical Medicine, PloS Med, Oct; 3(10). doi: 10.1371/journal.pmed.0030449, 24 ottobre 2006

Galtung J., Violence, peace and peace research, Journal of Peace Reseaech, 6, pp. 167–191, 1969

Krug Etienne G, Mercy James A, Dahlberg Linda L, Zwi Anthony B, The world report on violence and health, The Lancet, Volume 360, Issue 9339, pp. 1083-1088, 2002

Mirza H. S., Black British Feminism, New York e Londra: Routledge, 1997

Nash C. Jennifer, Black Feminism reimagined: after intersectionality, Duke University Press, Durham e London, 2019

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