"L'assistenza all'infanzia è essenziale affinché le donne possano lavorare. Ma nella società in cui viviamo ancora non è essenziale per gli uomini, eppure sono gli uomini a definire cosa sia un'infrastruttura" a dirlo in un'intervista riportata dal New York Times è Anne-Marie Slaughter, esperta di politiche e affari internazionali e autrice del libro Unfinished business, il seguito di un articolo uscito su The Atlantic nel 2012 e diventato virale intitolato Perché le donne non possono ancora avere tutto.
In un lungo e dettagliato articolo uscito il 9 maggio sul New York Times, Emily Peck traccia la storia e l'evoluzione del concetto di "cura come infrastruttura" introdotto negli Stati Uniti da femministe come l'economista Nancy Folbre e Ai-jen Poo (autrice del saggio The age of dignity e direttrice della National Domestic Workers Alliance), e a lungo tenuto a margine del discorso economico, almeno fino a che la pandemia non l'ha portato dritto al centro della politica.
Secondo un rapporto del Census Bureau a inizio 2021 negli Stati Uniti erano dieci milioni le madri di bambini in età scolare senza lavoro, 1,4 milioni in più rispetto al 2020. Questo ha messo profondamente in crisi le famiglie.
Sono anni che esperte e ricercatrici studiano il lavoro di assistenza definendolo come un settore economico cruciale per il funzionamento delle nostre società sentendosi rispondere dagli economisti più tradizionali che "la cura è un lavoro che le donne fanno per amore", spiega l'indagine del New York Times. Oggi, anche grazie all'interlocuzione con l'amministrazione Biden, qualcosa sta cambiando. E se con la chiusura delle scuole durante i lockdown il problema della cura da "questione femminile" è diventato un problema di tutti, è proprio grazie al lavoro delle femministe che non ci siamo arrivati impreparati.