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L'avanzata delle donne è inarrestabile e il 2019 è stato davvero un anno di avanzate, non è più possibile pensare a un mondo dove il potere pubblico non passi per le donne

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Il 2016 è stato un anno scandito da piccoli passi in avanti rispetto ai segni lasciati da una crisi che invece non accenna a retrocedere. Proviamo a tirare le fila e a lanciare un ponte per l’anno che verrà

L’avanzata delle donne è inarrestabile e potremmo dire che il 2019 è stato davvero un anno di avanzate. L’anno di due donne per la prima volta ai vertici dell’Ue, della giudice che ha bocciato Boris Johnson, quello della prima commissaria alle pari opportunità in Europa, del Nobel per l’Economia a Esther Duflo, della prima donna a capo della Corte costituzionale italiana, della premier più giovane al mondo in Finlandia.

Non sempre le donne che sono salite ai vertici hanno proposto programmi che ci convincevano, e molte volte ci siamo chieste quanto dovremmo essere contente quando al potere sale una donna che non rappresenta le nostre visioni politiche. Ci sono, e continueranno a esserci, domande da porsi e distinzioni da fare.

“Sostituire semplicemente un potere femminile a quello maschile non ha nessun significato, non è questo che occorre” rispondeva Simone De Beauvoir ad Anna Maria Verna, in un’intervista del 1977 da poco ripubblicata in versione integrale, definendo il potere delle donne, da un punto di vista femminista, come qualcosa di necessario e fortemente pericoloso. “D’altra parte se si rifiutano le promozioni, se si rifiuta il potere ci si impediscono molte cose che potrebbero aiutare la liberazione delle donne” continuava.

Sono passati quarant’anni e la questione resta terribilmente attuale. Ma, come ha scritto Flavia Zucco sulle nostre pagine “non sono più i tempi in cui le donne usavano i metodi della seduzione per acquisire potere e, forse, nemmeno più quelli in cui alle donne vengono cedute le posizioni che si sono svalutate nel tempo. Questo mondo ha bisogno di competenza, di esperienza, di visioni allargate e relazioni empatiche per volgersi al percorso complesso che innovazione e globalizzazione ci hanno aperto davanti”.

“Siamo la maggioranza delle laureate, dei dottorati, sempre più ragazze studiano scienze. Siamo astronaute, chef, pilotiamo arei, guidiamo le società e anche i camion, siamo scienziate, politiche, manager. Facciamo cose che fino a qualche decennio fa nessuno avrebbe mai immaginato. Siamo sempre di più ad aprire imprese, e anche a guidarle, siamo in tante a produrre innovazionescriveva l'8marzo Barbara Leda Kenny, caporedattrice di inGenere. “Dobbiamo essere consapevoli che non possiamo abbassare la guardia: dobbiamo monitorare, dobbiamo ribattere colpo su colpo chi non ci vuole protagoniste, dobbiamo fare un passo avanti, prendere la parola. Per noi, e per tutte”.

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