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La conta
delle sedie

Foto: Flickr/European Parliament

Oltre a contare quanti posti sono ricoperti da donne nelle istituzioni, è importante chiedersi quali. Una fotografia, a partire dagli ultimi dati disponibili

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Politiche di pari opportunità, parità di genere e protezione sociale sono le sfide che il nuovo Parlamento europeo avrà il compito di affrontare nei prossimi mesi. Ne parliamo con Ruth Paserman, che ha seguito da vicino l’iter del Pilastro sociale europeo

In Italia le donne che vanno a votare sono meno degli uomini, una costante che si è consolidata negli anni. Secondo un'indagine di Quorum/YouTrend, alle ultime elezioni europee più del 30 per cento di queste ha scelto la Lega di Salvini

I dati parlano chiaro. La presenza delle donne nelle istituzioni è cresciuta, ma la parità nell'accesso ai ruoli di maggiore responsabilità è ancora lontana sia a livello nazionale, che per quanto riguarda le isituzioni europee e locali. Come conferma l'ultimo rapporto di Openpolis sulla presenza femminile nelle istituzioni "più pesano i budget da gestire e meno sono le donne che se ne occupano". Alle donne, anche quando sono ministre, sono affidate deleghe relative a famiglie, assistenza e istruzione. Restano invece quasi del tutto escluse dagli affari economici e la loro presenza diventa molto più lieve quando si tratta di incarichi di prestigio. Quella che interessa le donne in questo caso è definita "doppia segregazione". Da una parte sono relegate alle competenze ritenute "femminili", dall'altra si trovano costrette a ricoprire sempre i gradini più bassi delle scale del potere. Non sempre, insomma, fare la conta delle presenze nei luoghi del potere istituzionale corrisponde a un risultato appropriato in termini di parità. 

Parlamento, governo

La composizione attuale del parlamento italiano è quella che include il maggior numero di donne della storia repubblicana: 31,3% alla camera, 29,6% al senato. Raggiungendo il 30% di donne in parlamento, considerata la soglia minima affinché la rappresentanza di genere risulti efficace, l’Italia si colloca così nella metà superiore della classifica europea per donne in parlamento, come si legge anche nell'ultimo rapporto pubblicato dalla Camera dei deputati ad aprile[1]. Tuttavia, i casi in cui sono le donne a ricoprire il ruolo di presidente di commissione o di gruppo sono rari. 3 su 20 sono le donne alla guida di un gruppo parlamentare, e se il centro dell'attività legislativa sono le commissioni permanenti, la presidenza di queste è riservata agli uomini nella maggior parte dei casi e in entrambe le camere (sono solo 4 su 28 le donne che ne presiedono una). A questo si aggiunge che nessun gruppo politico alla camera è presieduto da una donna, e che sui 18 tesorieri dei gruppi parlamentari 18 sono uomini... 

Come sottolinea l'ultima indagine di Openpolis, in Italia ci sono voluti trent'anni, dall'inizio della repubblica, per avere almeno una donna al governo, e solo dal 2006 si è raggiunto il 10% di donne nella composizione dei governi nazionali. Se guardiamo alle posizioni di vertice, però, nessuna donna in Italia ha mai rivestito la carica di capo di stato, di presidente del consiglio o di presidente del senato. Certo, con Nilde Iotti, Irene Pivetti e Laura Boldrini alla presidenza della camera (rispettivamente ottava, nona e decima legislatura, nella dodicesima legislatura e nella legislatura attuale), la media sale un poco (la presidente della camera Laura Boldrini, ricorda Openpolis, è anche per funzione l’unica donna presidente di giunta). Ma resta il fatto che in entrambe le camere si registra una forte distanza tra donne e posizioni di potere, fino a parlare di una vera e propria assenza nei ruoli economici e contabili.  

Il dossier fa notare anche come la parità di genere tanto pubblicizzata dal governo Renzi al momento del suo insediamento, con 8 ministre su 16 cariche, sia di fatto crollata in poco tempo con la moltiplicazione delle deleghe e i rimpasti: "meno di una settimana dopo, alla nomina di viceministri e sottosegretari la presenza femminile, dall’iniziale 50%, scendeva al 26,23%. In seguito, è poi ulteriormente scesa al 25,40%".

Politica locale

Secondo quanto riportato da Openpolis, la legge 215/2012 che ha introdotto alcuni incentivi all’accesso delle donne nella politica locale, come quello della doppia preferenza di genere, ha avuto un effetto dirompente. Tra le amministratrici locali la crescita registrata è stata infatti del 38,83% nei primi tre anni. "Prima dell’introduzione della legge, nel dicembre 2012, le donne nelle amministrazioni locali erano il 20,4% del totale, oggi sono il 28,3%" si legge nel dossier che è stato pubblicato prima delle ultime amministrative (che hanno visto l'elezione di Virginia Raggi a Roma e di Chiara Appendino a Torino), e che già preannunciava un'ulteriore crescita dopo le prossime amministrative del 2017.

C'è da dire che a livello regionale, diversamente da ciò che avviene a livello nazionale ed europeo, le donne sono in percentuale più numerose nelle giunte (35%) che nei consigli (18%). Il dato che resta costante comunque è la scarsa presenza delle donne nei ruoli economici e strategici. "Non solo le deleghe al bilancio sono quelle meno affidate alle donne, ma più in generale queste scarseggiano anche negli assessorati che gestiscono ampi fondi" sottolinea Openpolis. Solo 2 su 20 sono le donne presidenti di regione (in Friuli Venezia Giulia e Umbria) e solo il 18% degli assessori al bilancio è una donna. Se in Emilia Romagna e in Campania si registra rispettivamente la presenza femminile più alta in consiglio regionale (32%) e in giunta regionale (75%), in Basilicata le donne sono totalmente assenti dal consiglio regionale e in Molise la giunta regionale è completamente priva di donne. Prima delle ultime amministrative, inoltre, la città italiana più grande ad essere governata da una donna era Ancona con 100.497 abitanti. 

L'orizzonte europeo

Per quanto riguarda la presenza di donne italiane nel parlamento europeo, l'ultima indagine pubblicata dalla camera dei deputati sulla base dei dati della commissione europea - Women and men in decision making -evidenzia come "con l'introduzione delle quote di lista nel sistema elettorale nelle elezioni del 2004, il numero delle donne italiane elette al parlamento europeo è aumentato della metà, passando da 10 donne nella V legislatura (1999-2004) a 15 nella VI (2004- 2009)". Con la tripla preferenza di genere introdotta con le elezioni del 2014 al posto del sistema delle quote, poi, il numero delle italiane elette al parlamento europeo è risultato quasi raddoppiato "passando a 29 su 73 seggi spettanti all'Italia, pari al 39,7% (per la prima volta, sopra la media delle donne al Parlamento europeo, pari al 37%)" spiega l'indagine.

E interessante è guardare anche all'orizzonte europeo nella sua interezza. Dal dossier di Openpolis si vede bene che nessuno degli stati membri ha una ministra dell'economia, con la quota delle donne alla guida di un partito politico che si attesta a un "timido" 17%. Se in Svezia troviamo l'unico governo a maggioranza femminile (52%), l'Ungheria è "maglia nera" per l'accesso delle donne alla vita politica, con il 91% dei parlamentari uomini e nessuna ministra, così come la Grecia dove il governo di Alexis Tsipras è composto di soli uomini. Gli unici due paesi in cui è una donna a guidare l'esecutivo sono la Germania, con Angela Merkel, e la Polonia, con Beata Szydło (a cui da luglio 2016 si è andata ad aggiungere Theresa May per il Regno Unito, ormai nota per la spietatezza conservatrice dei suoi discorsi pro brexit).

Certo, la presenza delle donne è cresciuta in molti parlamenti nazionali dei 28 paesi Ue e nello stesso europarlamento ha raggiunto il 37%. "Ma si tratta ancora di una presenza minoritaria, visto che in ben 17 di questi paesi le donne non arrivano a comporre un terzo delle assemblee elette" spiega Openpolis. Nel consiglio europeo le donne sono un 10% e in alcune istituzioni chiave sono ancora meno, per esempio nel consiglio economico finanziario (ecofin) non superano l’8%. Anche qui, insomma, sono ancora poche le donne a ricoprire ruoli strategici e le sedie si contano sulle dita di una mano.

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Note

[1] "La media complessiva della presenza femminile nel Parlamento italiano è salita dal 19,5 della XVI legislatura al 30,1 per cento dei parlamentari eletti nella XVII legislatura (la media UE è il 27%)", fonte: La partecipazione delle donne alla vita politica e istituzionale, Camera dei deputati, aprile 2016 

Riferimenti

Openpolis, Trova l'intrusa. Le donne nelle istituzioni politiche europee e italiane, marzo 2016 

Camera dei deputati, La partecipazione delle donne alla vita politica e istituzionale, aprile 2016