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Più brave di chi.
"Straniere" a scuola

foto Flickr/Merrimack College

Rispetto ai loro compagni maschi, le studentesse "straniere" (per il nostro sistema politico questa parola include una casistica composita sia di prima che di seconda generazione) sono decisamente più brave di quanto non lo siano le italiane rispetto ai maschi italiani. Tutti i numeri delle differenze tra i banchi di scuola

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Con l’eccezione della matematica, le ragazze hanno in media risultati scolastici migliori dei ragazzi. E più dei ragazzi sono propense ai percorsi lunghi, che guardano ai diplomi e alle lauree. Succede anche nella componente straniera, un territorio sempre più vasto (814.187 studenti, nell’anno 2014-2015, il 9% del totale[1]) e molto composito: “nativi” e “nati all’estero”, prime e  seconde generazioni, arrivati prima dell’età scolare e “ricongiunti” da adolescenti. Specificazioni che pesano sul successo e sull’insuccesso scolastico, sui percorsi regolari e su quelli, viceversa, tormentati  da ritardi, ripetenze e abbandoni, nonché sulla “segregazione formativa”[2]. Specificazioni che sono già tante, e a cui se ne dovranno aggiungere altre. Come quella dei “minori stranieri non accompagnati”, quasi tutti maschi, molti tra i 14 e i 15 anni, sempre più numerosi, che a migliaia e irresponsabilmente lasciamo sparire ogni anno nel nulla[3].

I risultati scolastici delle ragazze "straniere", quelle che a scuola ci vanno, non sono soltanto migliori di quelli dei loro compagni maschi. Lo sono di più di quanto di solito si verifichi nel sistema scolastico italiano. Intendiamoci. Gli studenti stranieri, di entrambi i generi, sono sempre in svantaggio rispetto agli italiani – a fare la differenza sono gli ostacoli linguistici, in certi casi anche il disorientamento identitario e l’impatto emotivo delle vicende migratorie – ma la forbice si restringe quando si tratta di ragazze, tanto più se nate in Italia.

Studentesse straniere

Cerchiamo di capire quante sono, intanto, le studentesse straniere. Se partecipano all’istruzione come i maschi o ci sono disparità nell’accesso all’esperienza scolastica. Nel 2014-2015 le studentesse straniere erano 386.836, il 48% degli studenti stranieri, una percentuale appena inferiore a quella osservata tra gli italiani (48,3%), che poi si diversifica in riferimento agli ordini di scuola e alle principali cittadinanze. Le percentuali più basse sono nella scuola per l’infanzia, che non è obbligatoria, e nella scuola media, dove bocciature e ripetenze determinano scoraggiamenti e abbandoni. La presenza femminile più alta (49,6%) è invece nella scuola superiore. Perché? Si può dedurre che  ai processi selettivi – che incidono soprattutto dopo la scuola media, e nelle prime due classi della superiore – le ragazze straniere “resistono” più e meglio dei ragazzi stranieri di sesso maschile? Studi approfonditi in proposito non ce ne sono, e neanche seri accertamenti sulle cause. Si tratta di determinazioni e motivazioni diverse, o degli effetti di un maggior interesse/bisogno dei maschi a entrare il prima possibile nel mercato lavoro? Per rispondere, si deve comunque osservare che la stessa cosa succede anche per gli  italiani, con un 48,4% di ragazze nella superiore, la percentuale più alta rispetto agli altri ordini di scuola. La sovra rappresentazione delle straniere, con il suo 49,6%, è però decisamente più spiccata.

Altre differenze, relative alle cittadinanze presenti nella scuola italiana (ce ne sono 140, ma gli studi analizzano le 15-20 più popolate) sollevano altre domande, e qualche inquietudine. Fin dalla scuola per l’infanzia, infatti, la componente femminile risulta essere sottorappresentata in alcune cittadinanze. In particolare per India (44,1%), Pakistan (43,7%), Tunisia (45%), Cina  (46,2%), Egitto (46,3%), Bangladesh (46,5%). Non dev’essere un caso, come non lo è la sovra rappresentazione femminile per le cittadinanze dell’Est Europa, e delle Filippine.

Più brave di chi

Ma guardiamo più da vicino i migliori risultati scolastici delle studentesse straniere, le analogie con i migliori risultati scolastici delle studentesse italiane, ma anche le variazioni. Le fonti principali sono i risultati relativi alle ammissioni alle classi successive e agli esami finali, e i punteggi ottenuti  nei test di italiano e matematica delle valutazioni Invalsi[4]. Se, per esempio, compariamo tra italiani e stranieri e anche per genere l’esito degli scrutini finali del primo e secondo anno della scuola media, vediamo che, sia tra gli italiani che tra gli stranieri, le studentesse presentano percentuali più elevate di promozione alle classi successive. Si tratta del 98% per le italiane contro il 95,9% (dalla prima alla seconda classe) e il 96,5% (dalla seconda alla terza) degli italiani; e del 94,4% e 96,1% per le straniere contro l’88,4% e il 91,7% degli stranieri, nel caso dei nati in Italia (i valori sono di qualche punto più bassi nel caso dei nati all’estero).

Tra gli stranieri, dunque, il differenziale tra femmine e maschi a vantaggio delle prime è più accentuato, con un tasso di ammissione alla classe successiva superiore di 6,4 punti percentuali rispetto ai maschi nel primo anno e di 5 punti nel secondo anno (contro il +2,1% e il +1,5% delle italiane rispetto ai compagni italiani).

L’andamento è lo stesso per l’ammissione all’esame finale del primo ciclo, con il 91,9% di ammessi tra gli studenti stranieri contro il 97,9% degli studenti italiani, ma con un differenziale a favore delle studentesse, che tra gli italiani è di un solo punto percentuale, e tra gli stranieri di ben 3,5. A risultati analoghi, ma fortemente diversificati per indirizzi di istruzione – licei, istituti tecnici, istituti professionali – portano i dati  sulle ammissioni alle classi successive e agli esami finali nella scuola superiore. Gli studenti stranieri, che qui hanno ancora una presenza significativamente inferiore rispetto alle scuole per l’infanzia e del primo ciclo (e sono per lo più nati all’estero), sono in netto svantaggio rispetto agli studenti italiani, ma le ragazze straniere hanno sempre risultati migliori dei ragazzi stranieri, sia nelle scuole a maggioranza femminile come i licei sia negli istituti tecnici e professionali a maggioranza maschile. Nel caso dei licei, dove la componente dei nati in Italia è molto consistente, i risultati delle ragazze straniere si avvicinano frequentemente a quelli dei ragazzi italiani.

In sintesi, le studentesse straniere hanno sì risultati scolastici medi inferiori a quelli italiani maschili e femminili, ma rispetto ai loro compagni maschi sono decisamente più brave di quanto non lo siano le studentesse italiane.  

Italiano, matematica

E i risultati dei test Invalsi[5]? Anche qui, gli studenti stranieri hanno risultati significativamente inferiori a quelli degli studenti italiani, con un gap più marcato per gli studenti di prima generazione, perché gli esiti degli studenti di seconda generazione si avvicinano di più a quelli degli studenti italiani. Il divario tra i punteggi medi, come ovvio, è più forte in italiano che in matematica, disciplina in cui lo svantaggio linguistico ha effetti minori. Si deve comunque osservare che, proprio come accade tra gli studenti italiani, i maschi superano significativamente le femmine in matematica, e la situazione si rovescia invece con l’italiano. Questo accade sia nelle prime che nelle seconde generazioni. È un dato che si riscontra in tutti gli ordini di scuola, con l’eccezione della primaria, e in tutte le macroaree territoriali, ma con diversità tutte da approfondire, anche in riferimento ai diversi livelli di efficienza scolastica della scuola italiana.

Colpisce, per esempio, che al sud le prime generazioni conseguano in matematica punteggi mediamente più alti degli italiani. Colpisce anche che, sempre in matematica, i divari tra italiani e stranieri siano più lievi negli istituti tecnici e professionali che nei licei. Segno inequivocabile del fatto che questo comparto scolastico, che attrae soprattutto gli studenti italiani con le performances più modeste e le condizioni sociali meno agiate, viene invece scelto dagli stranieri, maschi e femmine, in base ad altri criteri e motivazioni, tra cui verosimilmente l’interesse a un più rapido inserimento nel mercato del lavoro rispetto a quello corrispondente ai licei, e/o il bisogno delle famiglie di evitare investimenti economici in istruzione di durata molto lunga.  

Le prove Invalsi, comunque, confermano ciò che è già ripetutamente emerso nelle indagini comparative internazionali, in primis le indagini OCSE-PISA sui quindicenni. Sia per le prime che per le seconde generazioni di studenti stranieri, le ragazze hanno risultati migliori in italiano – ma con divari ancora notevoli rispetto alle ragazze italiane, sebbene minori per le seconde generazioni – e risultati peggiori in matematica. Nella scuola superiore, il vantaggio in matematica delle ragazze italiane rispetto alle straniere è di 12 punti nel caso della prime generazioni, di 8 punti nel caso delle seconde. Il vantaggio in italiano delle ragazze italiane è di 25 punti rispetto alle prime generazioni, di 13 punti rispetto alle seconde generazioni.

Difficoltà e divari in un sistema scolastico ancora poco capace di misurarsi con successo con multilinguismo e multiculturalità stanno determinando tra i giovani stranieri, traiettorie fortemente divaricate, con  connotazioni di genere tutt’altro che marginali.

Abbandoni

Da un lato, ci sono le “traiettorie senza meta”[6], in cui finisce una parte consistente di quelli che abbandonano precocemente i percorsi formativi. Nel 2013[7] i giovani tra i 15 e i 29 anni con cittadinanza non italiana erano il 15,8% del totale dei neet (Not (engaged) in Education, Employment or Training), il che significa una loro forte sovra rappresentazione nel buco nero dei “senza lavoro” e dei “senza partecipazione ai circuiti formativi” (se i neet italiani sono il 24,7% in questa fascia d’età, per i comunitari questa percentuale raggiunge il 34,6% e per i non comunitari il 35,9%). Non solo. Il buco nero dei neet, che sul versante italiano vede una prevalenza di maschi (50,3%), sul versante straniero vede invece una situazione opposta: tra i comunitari le giovani donne sono il 64,3%, tra i non comunitari il 67,3%, in prevalenza appartenenti alle comunità marocchine, bengalesi, indiane, pakistane, cingalesi. Significa che il migliore potenziale di apprendimento delle ragazze straniere rispetto ai ragazzi stranieri qui non ha funzionato, i ritardi e gli insuccessi scolastici coniugati ad altre sfavorevoli condizioni sociali, probabilmente anche culturali, hanno colpito più le ragazze che i ragazzi stranieri.

Prosecuzioni

Dall’altro lato ci sono invece le traiettorie positive, quelle che portano agli studi di livello universitario. Ancora poche, certo, ma destinate a crescere come stanno crescendo di anno in anno le iscrizioni alla scuola superiore, e fortemente contrassegnate per cittadinanza e per genere[8]. Dei 4.948 studenti con cittadinanza non comunitaria diplomati nel 2013 e immatricolati nel 2013-2014, le femmine sono 2.319, dunque quasi la metà. Non solo, le ragazze straniere immatricolate, pur provenendo – come le italiane e gli italiani – prevalentemente dai licei, sono anche diplomate degli istituti tecnici in misura maggiore di quanto non avvenga tra gli italiani. Segno che l’aver scelto un indirizzo tecnico-professionale, che per gli italiani equivale molto spesso a rinunciare in partenza agli studi terziari, non ha depresso la voglia di andare avanti nella formazione. Questo, nonostante la maggioranza degli immatricolati stranieri entri all’università in ritardo di due-tre anni rispetto agli italiani, perché spesso ha alle spalle ritardi nell’ingresso a scuola o bocciature. Anche da questo punto di vista il genere conta, perché il ritardo delle ragazze straniere è di solito minore rispetto a quello dei ragazzi.

Un quadro che suggerisce strategie, e specifiche misure, sui terreni cruciali delle politiche educative e del lavoro. Le ragazze e i ragazzi stranieri sono un potenziale prezioso per un paese invecchiato e povero di energie giovani. Eppure sembra non essere mai tempo di occuparsene seriamente.  

NOTE

[1] I dati sono di fonte MIUR. Per un’analisi dell’integrazione scolastica dei giovani stranieri, vedi "Alunni con cittadinanza non italiana. Tra difficoltà e successi", Rapporto ISMU-MIUR 2013-/14

[2] Vale a dire gli addensamenti anomali nei canali considerati meno pregiati della scuola superiore o nella formazione professionale, con il rischio che l’integrazione scolastica che si fa da noi sia, più o meno intenzionalmente, “al ribasso”.

[3] A novembre 2015 - dati Ministero degli Interni - Servizio Immigrazione - i minori stranieri non accompagnati presenti nel territorio italiano sono 11.800, di cui 5588 hanno fatto perdere le tracce rendendosi irreperibili (fonte: Agenzia DIRE). I dati potrebbero essere sottostimati perché se 11.800 sono i MSNA che l'Italia può accogliere, fonti diverse parlano di arrivi, negli ultimi tre anni, superiori a 13.000.

[4] I dati, riferiti all’anno 2013/14, sono nel Rapporto ISMU-MIUR.

[5] I test Invalsi (italiano e matematica) vengono somministrati nelle seconde e nelle quinte classi della primaria, in terza media, nelle seconde classi della scuola superiore. I punteggi si calcolano in riferimento a un livello medio nazionale di 200 punti.

[6] La definizione è del Rapporto ISMU-MIUR.

[7] I dati sui neet sono stati raccolti dal ministero del lavoro e delle politiche sociali.

[8] I dati sulle immatricolazioni sono in Anagrafe nazionale degli studenti 2013/14, a cura del Miur.