Violenze sessuali, molestie e abusi nelle redazioni dei media italiani sono il tema al centro della nuova inchiesta realizzata dal collettivo Espulse in collaborazione con IrpiMedia. Un fenomeno che riguarda una giornalista su due all'inizio della carriera e in cui nella maggior parte dei casi sono coinvolti uomini in posizioni di potere, come direttori e caporedattori
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In Italia i media sono ancora un ambiente ostile alle donne, soprattutto per le giornaliste all'inizio della carriera, per le quali molestie e discriminazioni da parte di direttori e caporedattori sono all'ordine del giorno. A confermarlo è l'inchiesta Violenze sessuali, molestie e abusi nelle redazioni dei media italiani, che ha indagato violenze sessuali, molestie, abusi di potere e discriminazioni di genere nelle agenzie di stampa, nelle testate online e cartacee, e all'interno di radio e televisioni.
L'inchiesta prosegue il lavoro avviato nel 2024 con la pubblicazione di un'indagine sulle molestie e gli abusi di potere nelle scuole di giornalismo riconosciute dall’Ordine che danno accesso all’esame di stato. Scritta dalle giornaliste Alessia Bisini, Francesca Candioli, Roberta Cavaglià e Stefania Prandi, l'inchiesta è stata realizzata dal collettivo Espulse. La stampa è dei maschi in collaborazione con IrpiMedia, e grazie al supporto della Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi), dell’Ordine nazionale dei giornalisti, dell’Ordine dei giornalisti del Piemonte e dell’Ordine dei giornalisti del Trentino.
Quello delle violenze e delle molestie nel giornalismo non è un fenomeno nuovo. Una precedente indagine sul tema era già stata realizzata nel 2019 dalla Federazione nazionale stampa italiana, rivelando quanto molestie e discriminazioni fossero persistenti e diffuse nel contesto delle redazioni: l'85% delle giornaliste aveva infatti dichiarato di aver vissuto episodi di questo tipo almeno una volta nel corso della propria vita professionale. Un quadro che, come emerge dalla nuova inchiesta, a sette anni di distanza risulta sostanzialmente immutato.
"Del campione esaminato, tutte le giornaliste hanno testimoniato di avere subito molestie sessuali – violenza sessuale, tentata violenza sessuale come baci forzati e mani addosso, molestie verbali, ricatti sessuali – o discriminazioni di genere" si legge nell'inchiesta. I dati raccolti sono il risultato di 100 interviste a giornaliste, che per partecipare hanno richiesto di poter rimanere anonime e di omettere i riferimenti a chi ha commesso gli abusi.
Il picco delle molestie riguarda le giornaliste fra i 25 e i 34 anni, indipendentemente dall'essere assunte o collaborare come freelance, e una giornalista su due ha affermato di averle subite nei primi cinque anni di lavoro. Nell'85% delle testimonianze, a perpetrare le molestie sono uomini in posizioni di potere, e si tratta del direttore in quattro casi su dieci.
Dalle testimonianze delle intervistate, la serialità delle molestie e delle discriminazioni emerge come ricorrente. Un elemento che concorre nel determinare effetti negativi sulla salute mentale delle giornaliste, tra cui tentativi di suicidio e ricorso a psicoterapia e psicofarmaci per arginare il malessere, a cui per molte si aggiungono conseguenze dal punto di vista lavorativo, economico e sociale legate alle dimissioni e all'abbandono della professione in seguito alle molestie.
A fronte di un fenomeno così diffuso, il dato che fa da contraltare è quello relativo alla percentuale di chi ha denunciato le molestie rivolgendosi a un'avvocata o un avvocato, pari a solo il 3% delle intervistate. "Denunciare fa paura: le donne sanno o intuiscono che il rischio di non essere credute, di essere isolate o mobbizzate è realistico" sottolineano le autrici nell'inchiesta.
Non a caso, il timore delle ripercussioni era uno dei temi al centro del vademecum lanciato dal collettivo Espulse nel 2024 dopo l'inchiesta sulle molestie nel giornalismo italiano. Insieme al senso di colpa, la paura di denunciare fa essa stessa parte della violenza: il primo passo per combatterla, come sempre, è nominarla.