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Il posto delle donne
nell'editoria

Foto: Unsplash/ Tobias Fischer

Le donne affollano redazioni, librerie e biblioteche ma rimangono spesso escluse dai ruoli apicali e strategici della filiera del libro. È il ritratto che emerge dagli ultimi dati disponibili sul mercato editoriale

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Qual è il posto delle donne nell'editoria italiana? I dati più recenti sul ruolo femminile nel mercato del libro vengono dall’Osservatorio dell’Associazione Italiana Editori (AIE) e dalle indagini di Pepe Research, e riservano particolare attenzione ad alcuni degli aspetti fondamentali del settore: la lettura, le pubblicazioni e l'occupazione nella filiera editoriale. Ecco il ritratto che ne emerge.

Chiuse in cucina

Le donne affollano le fila degli impiegati nel mondo dell’editoria, ma rimanendo spesso relegate ai ruoli "di cura" della filiera, quali editor, traduttrici, redattrici, lettrici professioniste. La loro presenza diminuisce man mano che ci si allontana dalla "cucina editoriale" e ci si avvicina agli apici dirigenziali: il 22,3% di questi sono donne (tra CEO, presidenti, amministratori delegati e direttori generali) contro il 77,7% di uomini nelle stesse posizioni. Nel 2010 la percentuale femminile si arrestava al 16,6%. Considerando che la media nazionale di ruoli dirigenziali femminili nel settore manifatturiero è al 4%, il dato è significativo, ma alterato dall’alto numero di medie e piccole imprese, per le quali gli ultimi dati Istat e AIE disponibili, risalenti al 2011, indicano una partecipazione femminile in ruoli apicali – presidenti, amministratori delegati, responsabili uffici stampa, relazione esterne, direttori editoriali, direttori commerciali – al 49%.

Il trend occupazionale femminile, a tutti i livelli della filiera editoriale, pare stabilmente in crescita. Anche i dati sui nuovi ingressi nel settore, provenienti dai maggiori master, hanno visto negli ultimi dieci anni il numero delle giovani donne quasi doppiare quello dei colleghi maschi (nel 2017 è donna il 64,9% contro il 35,1%).

La massiccia presenza femminile tra le fila di chi concretamente lavora al prodotto libro, pur non detenendo potere decisionale, prospetta una emergenza precariato, specialmente tra le giovani lavoratrici, in un settore sempre in bilico tra imprese miliardarie e artigianato culturale. Si tratta, tuttavia, anche di un punto di forza che è possibile mettere a valore, dando sostanza a una ossatura del mercato massimamente femminile.

Cosa accade ai piani alti dell’AIE

Volendo porre una questione di genere all’interno della stessa AIE, salta all’occhio la composizione del suo Comitato di Presidenza, 1 donna su 15 membri, e del Consiglio generale, 7 donne su 44. Presidente, vicepresidenti, probiviri, revisori, delegati regionali, sono tutti uomini. In un’ottica storica la questione non cambia i suoi connotati: tra il 1967 e il 1975 nessuna donna è stata eletta nel Consiglio dell’Associazione, nel 1977 emergono Paola De Paoli e Inge Feltrinelli. Nel 1993 le donne sono solo tre. Giancarla Mursia nel 1995 è Presidente per un solo mandato. Quota zero nel 1997, poche le presenze femminili fino al 2007, poi sempre in aumento fino alle dieci nel 2015 quando la crescita sembra essersi arrestata. 

Le lettrici sono di più

Nel campo della lettura si evidenza la preponderanza delle lettrici rispetto ai lettori. Nel 2017 tra le persone con più di sei anni ad aver letto almeno un libro all’anno, la percentuale femminile sopravanza quella maschile di ben 13 punti (48,9% vs. 35,9%), trasversalmente a tutte le fasce d’età, con scarti meno significativi dopo i 50 anni. La situazione è stabile da anni, ma non è sempre stato così. Il sorpasso è avvenuto per la prima volta nel 1988, quando la percentuale di lettrici ha scavalcato quella dei lettori di ben 6 punti (39,9% vs. 33,7%). Incrociando il dato con altri rapporti Istat, è facile comprendere come il sorpasso sia stato determinato da alcuni fattori sociali, come l’applicazione rigorosa dell’obbligo scolastico, l’aumento della presenza femminile nelle scuole medie superiori, nell’università e nel mondo produttivo. In precedenza, il divario tra lettori e lettrici andava a vantaggio dei primi per circa quattro punti percentuali.

Aspettando gli sconti

Dai quesiti a risposta multipla sui canali di provenienza dei libri cartacei letti nell’ultimo anno spiccano le librerie, favorite dal 75% delle donne contro il 77% degli uomini. Gli store online sono utilizzati dal 28% delle lettrici e dal 31% dei lettori. La carta rimane il supporto di lettura favorito dal 62% delle lettrici. Sulle scelte d’acquisto femminili paiono pesare particolarmente le questioni economiche: le lettrici preferiscono ricevere libri in regalo o in prestito (46% delle lettrici contro il 39% dei lettori), si affidano volentieri ai canali di vendita online perché attratte da promozioni e sconti (è così per il 21% delle lettrici contro il 16% dei lettori: un gap decisamente maggiore rispetto alle altre motivazioni che determinano la scelta del punto vendita). Non a caso, solo l’11% delle lettrici predilige le librerie indipendenti alle catene, contro il 18% degli uomini. La questione economica non è da sottovalutare, specialmente se incrociata con i dati che studiano l’intersezione tra lettura e risorse economiche resi noti dall’Istat, i quali ricostruiscono un rapporto biunivoco tra i due fattori.

Librerie e biblioteche 

Tra i motivi per cui la libreria è il punto d’acquisto preferito troviamo la curiosità di lettori e lettrici, l’”aria da libreria” e, per il 18% dei lettori contro l’11% delle lettrici, i consigli di librai e commessi. Libraie e commesse, per meglio dire, poiché queste sopravanzavano i colleghi maschi di ben 43 punti percentuali: 71,8% libraie contro 28,2% librai.

Anche le biblioteche godono della presenza femminile: il 17,2% delle donne ama frequentarle, soprattutto nel tempo libero (40,1%), contro il 12,9% degli uomini, che le preferisce per motivi di studio e lavoro (45,4%).

Un’intersezione rilevante è quella che si instaura tra lettura e consumi culturali: le frequentazioni di musei, cinema, teatri, siti archeologici, concerti e opera raddoppiano, o addirittura triplicano, per i lettori rispetto ai non lettori.

L’editoria pare aver imboccato, negli ultimi vent’anni, una via di femminilizzazione, con un organigramma destinato a diventare un modello di gender balance, o addirittura sbilanciato al femminile, come pare già essere in certi rami della filiera.

La questione da porsi, e solo il futuro potrà darci risposta, è se questa femminilizzazione comporterà uno svilimento del settore, come pare stia avvenendo nelle sue "cucine", dove il lavoro precario o esternalizzato è prassi.

Scrivere è ancora un mestiere maschile 

Il discorso si fa ancor più interessante guardando chi i libri li scrive. Nel novero degli autori che nel 2017 hanno pubblicato narrativa per adulti, il 38,3% sono autrici. Il dato è cresciuto di 9 punti dal 2005, quando le autrici componevano solo il 29,7% dei cataloghi. I numeri sono incoraggianti, ma passando al piano dei premi letterari, ossia muovendosi da un piano meramente quantitativo a un piano di riconoscimento autoriale, i numeri raccontano una storia diversa. Soprattutto se consideriamo che le vittorie dei premi letterari sono influenti non solo sotto il profilo culturale, ma anche sotto quello del mercato, condizionando anzitutto lettori e lettrici occasionali.

Nelle 70 edizioni del Premio Strega, sono state solo 10 le autrici vincitrici, 13 su 54 al Campiello, 9 dal 1953 a oggi al Premio Bancarella.

Non esistendo ancora studi che intreccino genere, di autori e lettori, e generi letterari ci si può solo abbandonare a qualche cauta speculazione sui dati fruibili. Nel 2005 (per il 2017 il dato non è disponibile) il 35% dei 2757 autori di libri per l’infanzia erano autrici. Questo fa presupporre che esistano correlazioni tra genere e generi. Anche scorrendo i cataloghi delle case editrici si nota come i nomi femminili si concentrino specialmente in quelli di case editrici come Harper Collins o Sperling & Kupfer, celebri per il pubblico femminile e la pubblicazione di romanzi "rosa" o "da ombrellone".

Luci e ombre del mercato

I dati sono certamente promettenti, ma delineano un panorama complesso nel quale spicca la componente femminile che scema quanto più si sale la scala che unisce fucina culturale e ruoli apicali. In questo campo c’è necessità di indagare più a fondo quali carriere intraprendano le donne e con quali prospettive. Buono e stabile da anni il dato sulla lettura, interessanti quelli sulle abitudini d’acquisto. Il fronte scrittori e scrittrici è certamente quello più problematico e meno indagato, nel quale il solo dato numerico non è sufficiente per figurarsi un panorama completo della valorizzazione delle scritture femminili e della corrispondenza tra genere e generi letterari.

Riferimenti 

AIE (2018). Il mercato del libro in Italia nel 2017.

AIE (2018). Tempo di Libri, la lettura è sempre più al femminile.

AIE (2012). Editoria (ancor più) al femminile. Un modo diverso di fare libri?, a cura di E. Molinari, G. Peresson.

Istat (2017). Produzione e lettura di libri in Italia, anno 2016.