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L'Europa dei 10 giorni obbligatori per i padri

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10 giorni di congedo obbligatorio e retribuito dopo la nascita di un figlio, è questa la novità al centro dell'accordo raggiunto alla fine di gennaio da Parlamento e Consiglio europeo su proposta della Commissione europea per una nuova direttiva sulla conciliazione tra vita e lavoro. Si tratta di un accordo provvisorio, che attende adesso di essere approvato formalmente e che segue le indicazioni già contenute nel cosiddetto Social Pillar, un documento pubblicato due anni fa e pensato anche per migliorare la vita delle famiglie in Europa e adeguarne la qualità della vita ai tempi correnti.

L'accordo, che riguarda anche i prestatori di assistenza – prevedendo come nuovo diritto europeo 5 giorni di congedo all'anno per lavoratore – e sostiene il diritto per tutti i genitori e i prestatori di assistenza a richiedere modalità di lavoro flessibili, "rafforza l'attuale diritto a un congedo parentale di 4 mesi" hanno commentato il primo Vicepresidente Frans Timmermans e le commissarie Marianne Thyssen e Vĕra Jourová, "imponendo la non trasferibilità di 2 mesi tra i genitori e introducendo un indennizzo per questo periodo di 2 mesi a un livello che sarà stabilito dagli stati membri". 

Ma non si tratta soltanto di rafforzare i diritti individuali, ha spiegato la commissione, "le nuove norme sono un modello per allineare le priorità sociali ed economiche. Le imprese saranno in grado di attirare e trattenere uomini e donne talentuosi e l'economia europea trarrà vantaggio da questa proposta, che contribuirà a colmare il divario di genere nei livelli di occupazione. Creare un migliore equilibrio tra lavoro e vita familiare sia per le donne sia per gli uomini è non solo una questione di giustizia, ma è anche una mossa intelligente".

Se dieci giorni è il periodo minimo accettabile per l'Europa, l'Italia è ancora a metà strada. Per molto tempo il nostro paese si è aggiudicato il record internazionale del congedo più corto per i padri, e finora il congedo obbligatorio di paternità è stato grandualmente prolungato da 1 a 5 giorni, anche e soprattutto grazie allo sforzo di attiviste e parlamentari che da anni si battono per almeno 15 giorni pienamente retribuiti. Ancora pochissimi, in ogni caso, se confrontati con la situazione di altri paesi, non solo quelli dell'Europa del Nord, ma anche la Spagna.