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Quindici giorni di paternità obbligatoria. Sì, ma quando?

Foto: Flickr/Chris Goldberg

Rendere obbligatorio il congedo di paternità di quindici giorni per "spezzare il circolo vizioso che si è creato su un equilibrio sbagliato, che vede l'uomo con maggior potere contrattuale nello stabilire chi deve lavorare e chi deve stare con i figli". Stavolta è il presidente dell'Inps Tito Boeri, intervenuto al forum italiano del lavoro femminile "Elle Active!", a rilanciare la proposta portata avanti da alcune parlamentari lo scorso anno come emendamento alla legge di stabilità, e rimasta poi di fatto un disegno di legge in attesa della giusta attenzione.

Speriamo allora che questa sia la volta buona. Per ora l'Italia, passata quest'anno dal giorno simbolico introdotto dalla riforma Fornero a due giorni di congedo obbligatori per i padri nel primo mese di vita del figlio, resta indietro rispetto a molti altri paesi dove le cose vanno meglio, come si vede bene nella mappa dell'International Labour Organization.

E invece i quindici giorni potrebbero davvero ridurre questo divario e fare la differenza in termini di genitorialità condivisa e pari opportunità sul lavoro, il perché lo spiegano Alessandra Casarico e Paola Profeta proprio sulle pagine di inGenere. Tuttavia, come insegna l'esperienza di altri paesi europei (per un confronto, si veda l'articolo di Valeria Viale e Rosita Zucaro su inGenere), per funzionare bene il congedo per i padri non solo dev'essere obbligatorio, e dev'essere retribuito al 100%, ma non deve andare a sostituirsi a quello della madre.

Proprio ai congedi di paternità, inGenere ha dedicato un dossier per chiarire a cosa servono e in che modo contribuirebbero a una società più equa ed evoluta.