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I costi tragici della violenza sulle donne

La violenza contro le donne costa cara, in termini economici oltre che umani. Qualcosa come 17 miliardi l'anno, a fronte di 6 milioni spesi in azioni di prevenzione. Per rendere l’idea basta pensare che 17 miliardi equivalgono a 3 manovre finanziarie in Italia, e sono il triplo di quello che ci costano gli incidenti stradali. Sono i dati dalla ricerca Quanto costa il silenzio? Indagine nazionale sui costi sociali della violenza sulle donne, realizzata da Intervita onlus e presentata a Roma in occasione del 25 novembre.

Una cifra enorme dunque che se ne va tra assistenza medica, interventi di polizia e costi del sistema giudiziario e dei servizi sociali, fino alla mancata produttività, le giornate di lavoro perse, i problemi relazionali che ne derivano, i disagi per le vittime ma anche per i figli e gli altri familiari, e che più in generale costituiscono una stima del costo umano, esistenziale ed emotivo.

Solo per i costi monetari diretti se ne vanno quasi 1,8 miliardi l’anno, tra assistenza sanitaria (460,4milioni), consulenza psicologica (158,7milioni), farmaci (44,5milioni), costi per l’ordine pubblico (235,7milioni) e ordine giudiziario (421,3milioni), spese legali (289,9milioni), servizi sociali dei comuni (154,6milioni) e centri antiviolenza (7,8milioni). Si parla dunque di “costi finanziari e immediati per il sistema” che lo Stato e la collettività devono sostenere, dalla sanità appunto alle indagini delle forze dell’ordine, fino alla necessità predisporre servizi sociali e strutture di accoglienza. Importante sottolineare che molti di questi aspetti tendono a proiettarsi al futuro, in una dimensione di medio e lungo termine, come succede per i farmaci e per le cure psicologiche. 

Nei costi diretti si aggiungono inoltre altri 604milioni di euro per “effetti moltiplicatori economici”, cioè la perdita economica per le aziende per mancata produttività e sostituzioni, con una stima di 1,1milioni di giorni di lavoro persi a causa della violenza. Senza contare, aggiunge il rapporto, che chi subisce violenza tende poi a perdere sempre più terreno sul mercato del lavoro, per difficoltà di relazione, per l’assenteismo che il malessere provocato determina, per gli stati di paura e ansia generati nelle vittime, e che spesso determinano la perdita del posto di lavoro e una minore propensione a cercarne uno per le donne che non lavorano. Costi che si ripercuotono in questo caso sulle aziende, ma anche sugli istituti di previdenza, o in termini di mancate entrate tributarie per lo stato.

L’ultima corposa voce che si aggiunge ai costi generati dalla violenza sulle donne è in termini più ampi umani e di sofferenza, e si attesta sui 14,3milioni di euro. “Per quanto inadeguati a rappresentare le conseguenze del dolore umano – si legge nella sintesi dello studio - tali categorie di costi tentano di quantificare con un riferimento numerico la perdita di potenzialità umane, sociali ed economiche dovute alla sofferenza”. Si tratta cioè di una stima che quantifica, “accanto ai danni fisici, anche quelli morali e psicologici: dalla vulnerabilità in cui si ritrova a vivere il nucleo familiare, all’impatto sulle relazioni fino alla trasmissione da una generazione all’altra della violenza”.

I 6,3milioni di euro che lo studio attribuisce invece alla azioni di contrasto comprende tutto ciò va dalla prevenzione alle iniziative di tipo culturale e di sensibilizzazione. Davvero poco, rispetto alle dimensioni del fenomeno. Durante la presentazione dello studio, Anna Maria Fellegara, presidente del comitato scientifico che lo ha realizzato, ha sottolineato l’esiguità delle risorse messe a disposizione anche attraverso il recente decreto sul femminicidio: “Pur riconoscendo lo sforzo ammirevole del governo – ha detto – teniamo presente che non si superano i 10milioni l’anno in termini di risorse investite, a fronte di un fenomeno che costa alla società 1,8miliardi l’anno, solo per i costi diretti”.

Il titolo della ricerca, Quanto costa il silenzio?, si deve invece alla dimensione impalpabile e sommersa del fenomeno: “Solo il 3% delle vittime ricorre alle cure mediche e solo il 7,2% denuncia”, ha sottolineato Marco Chiesara, presidente di Intervita. Il rapporto infatti specifica: “Gli episodi in cui le donne vittime di violenza hanno fatto ricorso a cure ospedaliere rappresentano il 3,3% con 96,7% di episodi di violenza che non hanno dato luogo a un ricovero in pronto soccorso”, il che dunque lascia pensare che i costi sanitaria siano ampiamente sottostimati. Inoltre solo il 18,2% delle vittime in Italia considera reati le violenze subite. 

Ogni anno, le donne vittime di violenza che hanno sporto denuncia (inclusi i reati di stalking) sono 52mila, di cui 7mila sono state le vittime di stalking tra agosto 2012 e luglio 2013. Mentre il numero di quante ogni hanno subiscono violenza è di 1milione e 150mila donne.

Le dimensioni del fenomeno sono infatti inquietanti, e su questo il rapporto cita l’Istat: in Italia le donne tra i 16 e i 70 anni che hanno subito una qualche forma di violenza sono 6milioni e 743mila: il 31,9% del totale delle italiane, una donna su tre. E poiché le botte e gli abusi spesso si ripetono, la stima degli episodi di violenza è di 14milioni in un anno. “3 milioni di donne hanno subito violenza dal loro partner”, ha aggiunto Chiesara per sottolineare la dimensione familiare e domestica del fenomeno. L’anno scorso le vittime di femminicidio sono state 124, uccise dal marito, dal convivente o dal fidanzato o da un ex. (gina pavone)