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Lgbt, in Europa ancora troppa discriminazione

foto Flickr/Louis du Mont

I contesti professionali europei sono ancora permeati da pregiudizi e opinioni negative ed errate nei confronti delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transessuali (Lgbt) e ne mettono a rischio i diritti fondamentali e la qualità della vita. A confermarlo è proprio la nuova relazione dell'agenzia dell'Ue per i diritti fondamentali (Fra) intitolata Sfide al raggiungimento dell'uguaglianza delle persone Lgbt nei contesti professionali. "Queste opinioni negative nei confronti delle persone Lgbt diffuse nella società, tra le categorie professionali e i responsabili politici, ostacolano i tentativi di contrastare la discriminazione e i reati generati dall'odio" si legge nella nota del Fra, che sottolinea come in tutta l'Unione le persone Lgbt vivano in condizioni di paura e discriminazione diffusa.

I dati raccolti dal Fra provengono da interviste condotte nel 2013 a oltre 1000 pubblici ufficiali, funzionari di polizia, insegnanti e operatori sanitari in 19 Stati membri dell'UE [1]. Tra i principali risultati riportati dalla ricerca c'è il fatto che in ospedali, dipartimenti di polizia, scuole, e pubbliche amministrazioni esiste ancora un atteggiamento ostile nei confronti delle persone Lgbt e i professionisti che lavorano in questi contesti possono nutrire pregiudizi nei loro confronti, ritenendo per esempio che l'omosessualità sia una malattia e che possa essere contagiosa. Quello che emerge è anche che gli operatori intervistati conoscono poco e sono poco consapevoli delle esigenze delle persone Lgbt. Questo, nelle scuole può tradursi in episodi di bullismo e alimentare dovunque reati generati dall'odio nei confronti delle persone Lgbt, reati che spesso non sono riconosciuti, denunciati, né registrati.

Ne consegue, si legge nella nota dell'agenzia, "che è necessario organizzare campagne di sensibilizzazione più positive a livello Ue e nazionale, offrire una formazione professionale e promuovere la creazione di partenariati con la società civile e altre forme di collaborazione per contribuire a contrastare il pregiudizio, soprattutto nei confronti delle persone trans nel settore sanitario, e per incoraggiare l'erogazione a questi utenti di un servizio di qualità non inferiore a quello offerto alla maggior parte delle altre persone". Gli stati membri, continua l'agenzia "dovrebbero collaborare con le scuole e le autorità del mondo dell'istruzione per ideare campagne mirate, che aiutino a rendere le scuole un luogo più sicuro e più accogliente per le persone Lgbt, oltre a garantire che le leggi che tutelano dai reati generati dall'odio siano adeguatamente applicate e che siano fatti sforzi maggiori per incoraggiare la segnalazione dei reati generati dall'odio nei confronti delle persone Lgbt e la loro successiva registrazione".

L'indagine, che prende in considerazione anche le difficoltà che devono affrontare le persone intersessuali, traccia inoltre una panoramica delle leggi e le politiche ritenute dagli intervistati efficaci o inefficaci per le persone Lgbt. Gia nel 2015 l'agenzia aveva pubblicato un monitoraggio delle leggi presenti nei paesi membri a tutela delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transessuali.

NOTE

[1] Austria, Bulgaria, Croazia, Danimarca, Finlandia, Francia, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Regno Unito, Romania, Slovacchia, Spagna e Ungheria.