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Da Sara a Louise.
Grazie Edwards, grazie Steptoe

Il Nobel alla provetta fa ripartire polemiche e guerre di religione. Del tutto fuori luogo: le cure per l'infertilità hanno trasformato la vita di milioni di donne e uomini. Ponendo anche nuovi dilemmi tra cui muoversi, scelte etiche da fare: ma grazie alla conoscenza, non contro di essa

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Il Nobel per la medicina è andato – finalmente! – a Robert Geoffrey Edwards, e con questo riconoscimento sono ripartite le polemiche. Edwards, infatti, assieme al pediatra Patrick Steptoe, è il “padre” dei bambini in provetta. La prima è stata la famosissima Louise Brown, nata nel 1978 – sana e del tutto “normale” a dispetto dei numerosi e cupi pronostici di disastro dell'epoca - ed oggi madre di un bambino di due anni: nato per vie “normali,” si dice, come a dimostrare che la stessa Louise non  è una una specie di Frankenstein partorita dalla testa di scienziati impazziti. Pare che grazie a Edwards e Steptoe siano nati fino ad oggi 4 milioni di bambini. Verificare il dato è difficile, ma serve a mostrare quanto una scoperta scientifica possa trasformare la vita degli individui. La fecondazione in vitro inaugurata da Edwards e Steptoe ha permesso di fare nascere figli a persone per le quali prima era impossibile: il sito internet del neo-premio Nobel ne testimonia la profonda gratitudine. Dall’India al Texas, dall’Italia al Kyrgistan, dall’Arabia Saudita a Dubai passando per la Russia, piovono i ringraziamenti. C’è di che: per ciascuno di quelli che scrive avere un figlio, quando il proprio corpo non riusciva a farlo, deve essere stato vissuto  come un piccolo miracolo personale.

Un grande passo in avanti è stata anche la trasformazione del « miracolo » in esperienza quotidiana, cosicché il passaggio dall’infertilità alla fertilità oggi può avvenire – sia pure con difficoltà e prospettive di successo declinanti con l’età – in strutture mediche adeguate e senza suscitare particolari commenti. Per le tante donne – ed i tanti uomini – che beneficieranno sempre di più delle scoperte di Edwards e Steptoe, anch’io provo gratitudine. Sono grata a loro non solo per la scoperta, ma per la perseveranza dimostrata negli anni magri passati a rastrellare finanziamenti per la ricerca da fonti private perché gli erogatori di fondi pubblici temevano le critiche politiche, per quella testardaggine geniale, che tante volte ha contraddistinto inventori e scienziati, incurante deglla montagna di anatemi che gli piovevano addosso.

 Ma allora perché  le polemiche ? Qualcuno addirittura vede nella tempistica del Nobel un gesto diretto a colpire il papa, il quale nella recente visita in Inghilterra ha invocato una scienza cosciente della «dimensione etica e religiosa della vita» Francamente, non credo che a discorso di papa risponda premiazione di Nobel. Piuttosto, se una tempistica c’è potrebbe essere dettata dal fatto che Edwards è ormai molto malato e che il Nobel non si dà ai morti (è questa presumibilmente la ragione per cui non è stato dato anche a Steptoe, deceduto nel 1988). Ma le polemiche nascono dalla confusione che troppe volte si fa fra scienza e coscienza. La scienza nucleare ci ha dato sia la medicina nucleare sia la bomba atomica: vogliamo dire che non bisognava dividere l’atomo?

In effetti, molti l’hanno detto. Ma l’atteggiamento è paradossale: la responsabilità  umana si esplicherebbe nel rifiuto di sapere anziché nel governo della conoscenza. E’ evidente che Edwards e Steptoe avevano in mente un problema: dare una risposta a certe forme di infertilità. Peraltro, lavoravano nel solco di ricerche già avviate da altri; e su un problema che ha un lungo e profondo vissuto nella storia dell'umanità, basti pensare   al racconto biblico di Sara. Nel risolvere alcuni aspetti fisiologici dell’infertilità Edwards e Steptoe non hanno dettato ogni uso che si sarebbe fatto del loro lavoro. E’ in parte per merito loro che ci troviamo a dibattere se e come gli ovociti di una donna possano diventare embrioni impiantati nel corpo di un’altra, se questa debba essere una questione di scelta individuale o di regolamentazione pubblica, se nelle nostre società in cui essere « madre » è un fatto giuridico e non solo personale sia possibile evadere ad una discussione collettiva e una risoluzione legislativa. Edwards e Steptoe hanno allargato la sfera della nostra competenza, ci hanno dato – insieme a tanti bambini desiderati – anche una chance in più per riflettere sulle nostre opzioni etiche e politiche. Grazie!

Della stessa autrice, si veda l'articolo Il mercato degli ovuli e quello delle pance, con il quale su questo sito si è aperto un forum su "la procreazione assistita tra Stato e mercato"