Allattamento naturale o artificiale? Allattare può essere un atto politico? Il nostro dossier sulle super-mamme si arricchisce di un contributo dal Venezuela, dove l’allattamento è diventato una questione di Stato.
Allattamento tra scelta e imposizione. Il caso Venezuela.
La deputata María León (Psuv), presidente della Commissione per la famiglia del governo venezuelano, ha dichiarato alla stampa: “Allattare è la prima azione e decisione politica di una madre, un gesto di rivendicazione di sovranità della donna, e di sovranità del nostro paese”. Qui è contenuto il senso di un provvedimento che ha fatto il giro del mondo e ha fatto titolare i giornali in modo allarmante: in Venezuela l’allattamento è di stato, i medici non potranno più prescrivere il latte artificiale e si potranno allattare i figli solo in modo naturale. In realtà non proprio così, bisogna fare qualche passo indietro e capire cosa sta succedendo. Mentre i Italia le donne si confrontano su cosa è meglio per i bambini e cosa le fa sentire madri più o meno adeguate, in Venezuela l'alternativa rischia di essere limitata dalla legge. Dunque l'allattamento diventa davvero una questione che coinvolge interessi commerciali e politici, ma anche e soprattutto i diritti delle donne per una maternità come libera scelta.
Pochi giorni fa un'amica che vive in Venezuela raccontava: “A volte nei negozi di Caracas non c'è latte. Ci sono genitori che passano ore al supermercato, ne girano 7 diversi per fare la spesa e trovare quello che serve ai bambini. A volte tornano a casa senza latte”. Tuttavia, se il latte fresco a volte non si trova, è invece facile trovare scaffali pieni di invitanti confezioni di latte artificiale per bambini.
Il governo Chavez, per combattere questo strapotere delle multinazionali del latte in polvere, ha approvato nel 2007 la Legge di promozione e protezione dell'allattamento materno. Con essa è stata proibita alle multinazionali del settore la distribuzione di omaggi di campioni promozionali e gadget negli ospedali, l'offerta di denaro o borse di studio al personale sanitario, l'organizzazione di convegni e corsi. La pubblicità e la promozione dei prodotti vengono regolamentate, così come le indicazioni sulle etichette, che per esempio devono essere scritte sia in castigliano che in lingua indigena, perché tutti possano capirle. La legge non ha contenuti inusuali, e segue le indicazioni internazionali. Nel 1981 Oms e Unicef hanno dato vita al Codice internazionale di commercializzazione dei sostituti del latte materno, una normativa non vincolante per gli Stati che però traccia un orientamento per le leggi nazionali.
Anche l'Italia si è attrezzata seguendo tali indicazioni, con normative riguardanti gli alimenti per lattanti e le sanzioni per chi non si attiene alle regole sulla pubblicità di latte in polvere.
Il nuovo governo Maduro ora sta vagliando un progetto di modifica della legge del 2007. A detta dei promotori le modifiche riguardano principalmente l'introduzione di sanzioni per le multinazionali e gli ospedali, poco zelanti nell'osservanza delle regole non essendo minacciate da multe pecuniarie. Vengono poi favorite le banche del latte e i permessi di lavoro per le madri che allattano. Il capitolo più spinoso è però quello riguardante la gestione dell'allattamento negli ospedali e negli ambulatori, che si dice potrebbe essere reso “obbligatorio” a meno che non lo impediscano oggettivi problemi di salute della madre. La riforma si è guadagnata l'attenzione internazionale in seguito allo scivolone di Odalis Monzón, deputata del Partito Socialista Unito (Psuv) e promotrice della legge, che durante un'intervista ha incautamente parlato di una vaga “proibizione dei biberon” per favorire l'allattamento. Certo la prospettiva di un allattamento di Stato ha allarmato parte dell'opinione pubblica. Molti i collettivi femminili, invece, vedono di buon occhio la promozione dell'allattamento attraverso una riforma che restringa l'uso smodato di latte artificiale negli ospedali.
Un prezioso contributo, che punta a riflettere sulla libertà di scelta, viene dalla professoressa Marbella Camacaro Cuevas, docente e direttrice dell'Unità di investigazione e studi di genere, presso l'università di Carabobo: “Il discorso della promozione dell'allattamento, dal mio punto di vista, è permeato dalla forte concezione biologistica delle donne, in cui si prendono in considerazione come giustificazioni del non allattare soltanto ragioni di tipo fisico, come l'Hiv o qualche problema al seno. Si mette così da parte la profonda contraddizione della logica medico-ospedaliera, che da un lato promuove sale e spazi per l'allattamento e dall'altro lo nega con la routine e l'ambiente in cui le gestanti vivono nei centri medici, specialmente le donne più povere, che vengono seguite nei centri pubblici: le madri sono castigate, dal fatto stesso di essere donne, dalla realtà sociale, dall'istituzione e dalle leggi. Credo che lo Stato abbia il dovere sociale di promuovere l'allattamento al seno, però deve farlo in modo generoso... L'allattamento è un'opzione, non un'imposizione”.
In Ecuador, dove ho vissuto recentemente, ho conosciuto una mia coetanea che non ha avuto la fortuna di poter scegliere. Nella clinica pubblica, poverissima, in cui ha dato alla luce i suoi tre figli, non esisteva informazione, la madri non erano accompagnate nei primi passi, né veniva garantito latte artificiale ai nascituri. Chi non riusciva ad allattare poteva chiedere alle compagne di stanza di farlo al posto suo. Strategie e pratiche sanitarie di assistenza al nascituro e alla madre nella fase post-parto sono necessarie per migliorare le condizioni di vita e di crescita della popolazione dei paesi più poveri, in un equilibrio che agevoli le mamme e i neonati. Dove gli interessi economici delle multinazionali sono sottoposti a minor controllo, questo equilibrio è più fragile. Di contro, l’intervento statale rischia di diventare strumento di imposizione anziché di informazione per le destinatarie e protagoniste delle politiche su allattamento e latte artificiale. Forse, in questa fase, sul seno delle madri si giocano battaglie più grandi, ma alla fine a contare dovrebbe essere la volontà delle donne, personale e insindacabile.