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Come rendere l'intelligenza artificiale sicura, affidabile e rispettosa dei diritti delle persone è la domanda al centro della ricerca di Roberta Calegari, esperta di intelligenza artificiale e docente di Informatica all'Università di Bologna il cui percorso è costellato di  insegnanti di matematica, ricercatrici d'eccellenza e future scienziate che l'hanno ispirata a intraprendere una carriera ancora non considerata così adatta per una ragazza

Rendere umana l'Ai
con Roberta Calegari

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Credits Unsplash/and machines
Rendere umana l'Ai con Roberta Calegari

Come possono gli algoritmi che influenzano le nostre vite essere affidabili, trasparenti e rispettosi dei diritti delle persone? Il tema, ampio e delicato, riguarda l’etica dell'intelligenza artificiale. Roberta Calegari, professoressa all'Università di Bologna, è tra le scienziate che si dedicano a questo studio. Il suo lavoro si concentra sui rischi che emergono quando utilizziamo l’Ai senza comprenderne pienamente limiti e conseguenze: dalle discriminazioni di genere ai bias legati all'età o all'origine etnica, fino alle possibili criticità nelle applicazioni in ambito sanitario. Negli ultimi anni ha coordinato e partecipato a progetti europei dedicati alla cosiddetta Trustworthy Ai, l'intelligenza artificiale affidabile, sviluppando strumenti che aiutano anche chi non ha una formazione tecnica a comprendere opportunità e rischi di queste tecnologie. L’abbiamo incontrata per capire meglio gli ambiti delle sue ricerche e soprattutto per scoprire il percorso che l'ha portata fin qui. 

 

Cresciuta nella provincia bolognese, in una famiglia di contadini, il suo futuro sembrava già scritto. Dopo la terza media avrebbe dovuto frequentare l’istituto tecnico agrario, la scelta più naturale per chi cresce in un piccolo paese. La telefonata a casa della professoressa di matematica ha segnato per lei l’inizio di una storia diversa: “Non posso vedere una ragazza come Roberta andare all'istituto agrario. Deve fare il liceo”. Le materie scientifiche le sono sempre piaciute. La matematica, la logica, il ragionamento. Eppure, racconta, “Per mio padre una donna non poteva fare l'ingegnera. Non direi per ostilità, ma solo perché apparteneva a una generazione in cui certi percorsi erano considerati naturalmente maschili”. Nonostante tutto dopo il liceo scientifico si iscrive alla facoltà di Ingegneria Informatica all'Università di Bologna. Un inizio che la porterà a laurearsi con il massimo dei voti e a entrare in un mondo dove le donne sono ancora poche. Un vissuto in cui non sono mancati i pregiudizi, con professori convinti che una studentessa non potesse eccellere in discipline considerate storicamente appannaggio degli uomini. “Mi è capitato di sentirmi dire: è impossibile che tu abbia preso trenta e lode in analisi. Vediamo se lo meriti davvero. Però quando una cosa mi piace, vado dritta per la mia strada”.

 

Prima della laurea, nel 2007, per scrivere la tesi ha trascorso un periodo alla University College di Londra: una delle prime esperienze internazionali che ha rappresentato una svolta importante. “L'esperienza all'estero arricchisce perché ti trovi in contesti diversi, parli con altre persone che fanno scienza e vedi modi di vivere lontani dai tuoi”. 

 

La ricerca la affascina da subito, ma l’iter accademico italiano appare incerto. Per qualche anno quindi lavora in azienda. Poi la passione prende il sopravvento e nel 2014 inizia un dottorato. Da quel momento costruisce passo dopo passo la propria carriera nel mondo universitario. L'incontro con alcune grandi ricercatrici è decisivo, fra queste c'è Michela Milano, una delle figure di riferimento dell'intelligenza artificiale italiana. Grazie a lei Calegari entra nei grandi progetti europei, costruisce una rete internazionale di collaborazioni e scopre una comunità scientifica aperta e interdisciplinare: “Quando hai dei modelli femminili forti, capisci che ce la puoi fare anche tu”.

 

Roberta Calegari
Roberta Calegari, Professoressa associata di Informatica all'Università di Bologna

Ancora una volta è una donna ad averla vista, dandole fiducia e spazio. Un filo che oggi anche lei tesse nella sua professione, restituendo a studentesse e aspiranti ricercatrici esperienza e opportunità. Non è forse un caso che la domanda alla base del suo lavoro sia come rendere l'intelligenza artificiale sicura, affidabile e rispettosa dei diritti delle persone.

“I sistemi di intelligenza artificiale possono sbagliare. Sono probabilistici. Per questo dobbiamo sempre mantenere uno sguardo critico e consapevole”. Il problema, però, non è soltanto l'errore. Gli algoritmi imparano dai dati che ricevono e se quei dati contengono stereotipi o squilibri, il rischio è che li riproducano e li amplifichino. Parlare di “etica dell'intelligenza artificiale” nasconde conseguenze molto concrete e proprio per questo la missione di Calegari è individuare e correggere discriminazioni legate al genere, all'etnia, all'età o ad altre caratteristiche: “Queste sfide non possono essere affrontate da informatici chiusi in una stanza. Servono prospettive diverse”. Proprio per questo si ritrova spesso a collaborare con sociologi, giuristi e specialisti di molte discipline diverse.

 

Uno dei progetti più significativi a cui ha lavorato nasce dalla collaborazione con l'Irccs- Azienda Ospedaliero-Universitaria di Bologna - Policlinico di Sant'Orsola, affiancando la dermatologa pediatrica Iria Neri, specializzata nella diagnosi e nello studio delle malattie rare della pelle nei bambini, e il suo team. Il problema è semplice da spiegare e difficile da risolvere: gran parte delle immagini cliniche utilizzate per addestrare gli algoritmi riguarda persone con pelle chiara. Di conseguenza, i sistemi possono riconoscere con maggiore precisione alcune patologie nei pazienti caucasici e commettere più errori quando si confrontano con tonalità di pelle diverse. In medicina questo può tradursi in diagnosi meno accurate e maggiori disuguaglianze. Per affrontare il problema, il gruppo di ricerca ha sviluppato strumenti capaci di migliorare la rappresentazione delle diverse tonalità di pelle nei dati utilizzati dagli algoritmi. È un esempio concreto di come la tecnologia possa essere progettata per includere invece che escludere.

 

Negli anni i suoi studi hanno ricevuto riconoscimenti in Europa, Nord America e Asia. Tra questi ci sono due Best Paper Award internazionali e, nel 2024, il premio per il miglior articolo scientifico all'International Workshop on Health Intelligence collegato alla conferenza AAAI di Vancouver. La Commissione europea l'ha inoltre nominata “Key Innovator” nell’ambito del progetto AEQUITAS, per il contributo allo sviluppo di strumenti capaci di rendere l'intelligenza artificiale più equa e meno discriminatoria. 

 

Ha preso parte a numerosi progetti internazionali e ai dibattiti che hanno accompagnato la nascita dell'Ai Act, la prima grande normativa europea dedicata all'intelligenza artificiale.

“Non si tratta di mettere ostacoli all'innovazione. Si tratta di costruire tecnologie che rispettino i diritti delle persone”.

 

La sua attività la porta spesso anche a confrontarsi con istituzioni e amministrazioni pubbliche. A Bologna, per esempio, partecipa a progetti per la costruzione del cosiddetto “gemello digitale” della città, una replica virtuale che permette di simulare politiche urbane e valutarne gli effetti sulle persone che ci abitano.

 

Prossima Europa innovazione e tecnologie
© Francesca Protopapa / Ghirigori Agency

 

Per Calegari anche una scelta apparentemente tecnica deve tenere conto delle differenze sociali e delle esigenze delle persone perché “la tecnologia non è mai neutrale”.

Se c'è un tema che attraversa tutta la sua storia è quello della presenza delle donne nella scienza. Quando ha iniziato gli studi le ragazze erano poche. “Oggi le cose stanno cambiando, ma non abbastanza. Durante le giornate di orientamento, incontro ancora studentesse che pensano che l'ingegneria non sia una strada adatta a loro. La mia risposta è sempre la stessa: se è quello che vi piace, fatelo. Non lasciate che siano gli altri a decidere fin dove potete arrivare”.

Ma c'è un altro aspetto che considera fondamentale e che raramente compare nei racconti sulla ricerca: “Bisogna divertirsi”.

 

La carriera accademica è lunga e faticosa. Possono servire molti anni prima di ottenere una posizione stabile all'università. Per questo Calegari ritiene che l'entusiasmo sia una parte indispensabile del lavoro. Nei suoi laboratori si studiano algoritmi e modelli matematici, ma c'è spazio anche per la sperimentazione più giocosa. “Abbiamo i robot in ufficio e li facciamo ballare”. Dietro la battuta c'è una convinzione precisa: la ricerca nasce dalla curiosità e la curiosità ha bisogno anche di divertimento.

 

La carriera accademica si è intrecciata con un'altra dimensione: la maternità. Roberta Calegari ha tre figli. L'ultimo è nato durante il dottorato. Per conciliare tutto è stata fondamentale una rete fatta di famiglia, aiuti reciproci e sostegno.

 

Quando le si chiede quale sia stata la soddisfazione più grande del suo percorso, però, non cita i premi internazionali né le collaborazioni europee. Racconta invece un momento preciso, durante un TEDx nel 2025. Tra il pubblico c'era sua figlia dodicenne che alla fine si è avvicinata le ha detto: “Mamma, sono veramente orgogliosa di te”. Un riconoscimento personale, ma anche qualcosa di più. Perché il successo non consiste soltanto nei risultati raggiunti. 

 

Mostrare alle nuove generazioni che esistono strade che qualcuno, prima di loro, ha già avuto il coraggio di percorrere è un racconto dal valore prezioso. È quello che una professoressa di matematica fece per lei molti anni fa. Ed è quello che oggi prova a fare con le ragazze che incontra nelle scuole, nelle università e nei laboratori di ricerca.

 
 
Prossima Europa è un progetto editoriale di inGenere nato per ispirare le ragazze nella scienza. Raccontiamo storie di scienziate e innovatrici che fanno ricerca in Italia in una prospettiva europea e internazionale, e diffondiamo informazioni su opportunità di ricerca tra Italia ed Europa. Illustrazioni © Francesca Protopapa / Ghirigori Agency
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