Prossima

Da Napoli agli Stati Uniti a Londra e ritorno. Velia Siciliano, oggi alla direzione di un gruppo di ricerca all'avanguardia nella cura dei tumori nel settore della biologia sintetica basato nella sua città d'origine, racconta l'importanza di creare un network internazionale, accedere ai finanziamenti europei, puntare sulla diversità dei gruppi di lavoro

Attraverso un microscopio
con Velia Siciliano

6 min lettura
Credits Unsplash/Bioscience Image Library by Fayette Reynolds
Attraverso un microscopio con Velia Siciliano

Sin da piccola, Velia Siciliano era affascinata dai microscopi. “Ricordo che mia zia me ne regalò uno giocattolo, e io passavo il mio tempo a far finta di osservare delle cose e scrivere i report delle mie scoperte”, racconta. Oggi, a 43 anni, Siciliano dirige il laboratorio di Synthetic and Systems Biology for Biomedicine della sede di Napoli dell’Istituto Italiano di Tecnologia e ha vinto premi e grant di ricerca internazionali come quelli dell’European Research Council-ERC. 

Il suo ambito di studio utilizza approcci di bioingegneria per sviluppare trattamenti innovativi, soprattutto in ambito oncologico. “Da quando ho conosciuto la Synthetic Biology, ho sempre avuto l'idea di fare qualcosa che fosse d'impatto per la società. Il grande sogno del mio team è quello di nuove terapie più efficaci per i tumori solidi”, spiega Siciliano, che dirige un gruppo di circa venti persone di provenienza eterogenea, supportato da grant nazionali come il Fondo Italiano per la Scienza e da finanziamenti internazionali. “Avendo fatto esperienze all’estero, ho cercato di mantenere il senso di contaminazione scientifica e personale che questi gruppi multietnici riescono a portare”. 

Laureata in Biotecnologie mediche all’Università Federico II di Napoli, Siciliano ha poi proseguito nella stessa città con un dottorato di ricerca al Telethon Institute of Genetics and Medicine, un centro di ricerca internazionale e all’avanguardia. Lì, è stata introdotta alla biologia sintetica: un approccio che mescola ingegneria e biologia. “Durante gli anni di dottorato sono stata spesso in giro per conferenze, ho iniziato a costruire un network. E così sono approdata negli Stati Uniti, al MIT di Boston, dove ho fatto un postdoc per tre anni e mezzo, lavorando nel centro di biologia sintetica”, racconta Siciliano, che poi è tornata in Europa con una borsa da ricercatrice indipendente all’Imperial College di Londra. Successivamente, ha partecipato a una call dell’Istituto Italiano di Tecnologia per selezionare nuovi dirigenti di gruppi di ricerca indipendenti, vincendola. “Sono rientrata in Italia ormai otto anni fa. È stato un percorso che definirei quasi fortunato, perché sono partita da Napoli, la mia città, e, incredibilmente, sono rientrata qui”, afferma la ricercatrice. “È stata come la chiusura di un cerchio. Non era scontato che tornassi”.

Velia Siciliano
Velia Siciliano, direttrice del laboratorio di Synthetic and Systems Biology for Biomedicine della sede di Napoli dell’Istituto Italiano di Tecnologia

Il gruppo guidato da Siciliano all’Istituto Italiano di Tecnologia si occupa di biologia sintetica, un ambito che studia come riprogrammare le cellule del corpo umano. “Noi ci siamo soffermati su quelle del sistema immunitario, che sono il presidio del nostro organismo per combattere infezioni e sopprimere tumori quando iniziano a manifestarsi”, spiega. I linfociti T, in particolare, “hanno un’attività citotossica, cioè uccidono cellule di bersaglio e agiscono direttamente contro i tumori. Non a caso sono stati target di nuove terapie, come le CAR-T".

Queste ultime sono un tipo di immunoterapia cellulare che modifica le cellule T in modo che siano in grado di riconoscere e attaccare il cancro. “Sono state sviluppate e funzionano abbastanza bene per i tumori del sangue, ma hanno limitazioni in quelli solidi”, dice la ricercatrice. Il gruppo ha allora elaborato dei sensori molecolari che potenziano le cellule T dentro il tumore, per aumentarne la capacità citotossica. Un lavoro che è stato supportato da uno Starting Grant dell’European Research Council (ERC). “Stiamo ancora proseguendo su questa strada, ma successivamente abbiamo capito che i linfociti T potrebbero da soli non bastare a generare terapie efficaci. Non sono le uniche cellule che infiltrano l’ambiente tumorale. Ad esempio, ci sono i macrofagi, che mangiano altre cellule e hanno un ruolo importante contro i tumori”, spiega Siciliano. “Abbiamo quindi deciso di supportare il dialogo tra linfociti T e macrofagi. Stiamo creando dei sistemi di comunicazione tra queste cellule che sono totalmente sintetici e consentono loro di attivarsi e riprogrammarsi all’interno dell'ambiente tumorale”. Questa nuova linea di progetto ha vinto pochi mesi fa un altro finanziamento dell’ERC, il Consolidator Grant. 

“I grant come questo sono fondamentali. Innanzitutto perché sono molto sostanziosi, ma anche perché sono degli schemi che supportano una ricerca ad alto rischio di mancata riuscita e ad alto impatto. Idee di frontiera, poco ortodosse e che difficilmente troveranno sostegno da schemi più classici”, dice Siciliano. “Sono grant che supportano i cambi di paradigma, che possono fare la differenza sia in ambito umanistico che scientifico”. Per lei, vincere questo specifico finanziamento è stato particolarmente gratificante anche perché è stato l’unico in Italia di questo tipo assegnato nel campo delle scienze della vita. 

Secondo Siciliano, i grant europei sono per chi fa ricerca “ossigeno che arriva”: se da un lato il nostro paese sta iniziando “a sbloccare più fondi, dall’altro c’è ancora molto da fare. I fondi a cui possiamo accedere sono sensibilmente più bassi rispetto a quelli di molti altri paesi”.

Prossima Europa scienze della vita
© Francesca Protopapa / Ghirigori Agency

Anche dal punto di vista dei centri d’eccellenza l’Italia deve recuperare terreno. “La bioingegneria è molto forte ad esempio a Napoli, ma come Synthetic Biology siamo ancora lontani dai sistemi competitivi internazionali. Bisogna investire di più in questo campo. Vanno aumentati i poli, altrimenti siamo monadi isolate. La forza dei paesi europei ed extraeuropei è quella di mettere a sistema delle strutture scientifiche che operano su tutto il territorio, non solo su alcune città”, dice Siciliano, per la quale l’essere rientrata a Napoli rappresenta motivo di grande orgoglio. “Riesco a fare quello che mi piace nella mia città. Sono molto fortunata”, ammette, aggiungendo che il suo scopo è anche quello di cercare di “dare un respiro ampio alle persone che vengono qui a fare ricerca, spesso dal Sud Italia. Ma non solo, perché punto alla diversità, che trovo estremamente formativa”. 

Sono state le esperienze all’estero a convincere Siciliano dell’importanza della contaminazione di provenienze diverse: “Per me è stato determinante, anche umanamente. Da un punto di vista scientifico ti insegna a vedere anche modi diversi di fare ricerca, ti consente di costruire un network importante di collaborazioni che possono diventare durature e ti dà la possibilità di declinare la tua formazione”. L’aver vissuto negli Stati Uniti e a Londra ha determinato “il mio approccio ai progetti, al laboratorio, al lavoro degli altri”.

Un ultimo tema su cui Siciliano pone l’accento è quello del sostegno ai percorsi di carriera delle scienziate. “Io credo che stia cambiando la facilità di accesso alle materie Stem per le ragazze, che non sono più reticenti nel credersi all’altezza”, afferma. “Ma la ricerca è un campo minato, dove non ci sono orari o weekend, e dove la maternità o la malattia sono previste ma pesano se dirigi un gruppo”. Siciliano racconta di aver visto “molte donne fare un passo indietro per incompatibilità rispetto a quello che questo lavoro richiede. Io, per esempio, sono molto fortunata ad avere mia madre che mi dà una mano e a potermi permettere una babysitter. Ma bisogna parlare di quale sia il reale supporto per dare alle donne la serenità mentale per poter continuare questo tipo di lavoro che assorbe molto”, dice. “Le ragazze accedono ai percorsi, però poi abbandonano. Ed è questo che dobbiamo seriamente iniziare ad affrontare”.

 

Prossima Europa è un progetto editoriale di inGenere nato per ispirare le ragazze nella scienza. Raccontiamo storie di scienziate e innovatrici che fanno ricerca in Italia in una prospettiva europea e internazionale, e diffondiamo informazioni su opportunità di ricerca tra Italia ed Europa. Illustrazioni © Francesca Protopapa / Ghirigori Agency 
Cofinanziato Ue
Le opinioni espresse appartengono alle autrici e non riflettono necessariamente le opinioni dell’Unione europea o della Commissione europea. Né l’Unione europea né la Commissione europea possono esserne ritenute responsabili.