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Contro il paternalismo della sanità e per garantire l'accesso a servizi di qualità per la salute sessuale e riproduttiva, Geen è una piattaforma innovativa e femminista che nasce per colmare un gap di informazioni e superare gli stereotipi sui corpi. Ne parliamo con le sue ideatrici

Salute
tecnologica

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Credits Unsplash/marcel strauss
Salute inclusiva

La salute sessuale e riproduttiva è al centro di un numero sempre maggiore di piattaforme digitali. Fra quelle italiane, la start up Geen si distingue per il suo approccio innovativo e femminista. 

Fondata da Giulia Marchese - specializzata in geopolitica e studi di genere con esperienza nei diritti umani e nella cooperazione internazionale - e da Lucia Vernino - che ha un background professionale nell'ambito della comunicazione e del marketing recentemente arricchito da un master in educazione sessuale -, la piattaforma si propone di abbattere le barriere che limitano l'accesso a servizi di salute di qualità.

Le due fondatrici, ispirate dal desiderio di migliorare la vita delle donne, hanno deciso di mettere al centro di Geen le persone e i loro bisogni. Le abbiamo raggiunte direttamente per un'intervista.

Dove nasce l'idea della piattaforma e per rispondere a quali esigenze?

Geen nasce come risposta a tre sfide principali nell'ambito della salute sessuale e riproduttiva: garantire interazioni rispettose, diffondere una cultura di consapevolezza e prevenzione senza tabù e fornire strumenti per orientarsi tra professionisti e professioniste e le loro specializzazioni. Il primo spunto per la creazione di Geen sono state innanzitutto le nostre esperienze personali e quelle delle persone che ci circondano: tutte ci siamo trovate almeno una volta a dover affrontare ostacoli nell'accesso ai servizi di salute sessuale e riproduttiva. Inoltre, le donne spesso si trovano a dover fronteggiare la mancanza di informazioni chiare, il timore di non trovare personale medico adeguato e la paura di essere giudicate. L'altra idea alla base di Geen è quella di rovesciare il rapporto paternalistico con la sanità e la salute, plasmando i servizi sui valori condivisi tra le persone che li forniscono e i pazienti.

Perché una piattaforma dedicata proprio alla salute sessuale e riproduttiva?

Partendo dai nostri vissuti, ci siamo imbattute in questionari, interviste, ricerche di mercato, approfondimenti sui social e partecipazione a community online e offline. L'obiettivo era plasmare un progetto che fosse realmente fondato sui bisogni legati al genere. Nel corso della fase di ricerca sono state condivise esperienze di violenza ostetrica, approssimazione e poca attenzione nell'assistenza a donne e persone non binarie, oltre a difficoltà legate a ritardi diagnostici che ci hanno particolarmente colpite, e che si aggiungono ai dati allarmanti sulla poca aderenza ai programmi di prevenzione: sappiamo infatti che più della metà delle donne in Italia non accede a controlli di salute come dovrebbe, come si legge nell'indagine condotta da Astra per la Fondazione Veronesi nell'aprile 2023 su 1.000 donne di età compresa tra i 18 e i 65 anni.

A livello personale, che cosa vi ha spinte a intraprendere questa avventura?

Veniamo da esperienze lavorative diverse. Giulia, attraverso una carriera nel campo degli studi di genere, ha maturato consapevolezza lavorando per organizzazioni come UN Women e l'Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine (Unodc). Il desiderio di tornare in Italia, combinato con la gravidanza, le ha ispirato l'idea di creare un'impresa che avesse un impatto positivo sulle vite. Lucia ha esperienza nel marketing con un'attenzione particolare per i temi della sostenibilità e dell'uguaglianza di genere, e non ha avuto dubbi sul fatto che questa potesse essere l'avventura giusta nella quale imbarcarsi. Inoltre, come paziente cronica affetta da sclerosi multipla, ha visto un'opportunità di miglioramento nella sanità fondata su un approccio alla salute che permetta a tutte le persone di fare scelte libere e consapevoli. Le nostre discussioni e le ricerche hanno permesso di pensare a Geen come una start up ad alto contenuto tecnologico e con un forte impatto sociale. 

Fondatrici Geen App
Giulia Marchese e Lucia Vernino, fondatrici di Geen App

In che modo Geen si differenzia dalle altre app e dagli strumenti già disponibili sul mercato?

Rispetto ad altre app di prenotazione medica online, ci concentriamo verticalmente sulla salute sessuale e riproduttiva, un aspetto che ha le sue peculiarità, impegnandoci a mettere al centro l'esperienza delle utenti con le loro caratteristiche uniche. Un altro elemento chiave di Geen è la tecnologia basata sull'intelligenza artificiale, che garantisce un abbinamento (matching) tra le utenti e le professioniste e i professionisti più adatti sul territorio, a partire dai bisogni e dalle caratteristiche di ciascuna. Questo garantisce un servizio guidato e personalizzato, che contribuisce a migliorare notevolmente l'esperienza complessiva delle utenti e l'efficacia del servizio. 

E rispetto alle tecnologie per monitorare il ciclo e la fertilità che già molte conoscono?

Geen vuole essere anche un partner digitale costante nella salute e nel benessere delle donne. In questo senso si allinea alle diverse app disponibili, come quelle per il monitoraggio del ciclo mestruale, della fertilità e del benessere che sono attualmente sul mercato, e che sono preziosissime per acquisire una consapevolezza del proprio corpo, tenere traccia della propria salute attraverso dati da condividere con il personale medico e avere così informazioni dettagliate. Tuttavia, per essere veramente complete, a queste app manca un elemento, ovvero la connessione tra le utenti e i servizi offerti dalle professioniste e dai professionisti sul territorio; ed è proprio per stabilire questa connessione che è nata Geen. 

Come pensate di migliorare la salute sessuale e riproduttiva delle persone?

La nostra missione è creare un mondo in cui nessuno rinunci a prendersi cura della propria salute a causa di carenza, inadeguatezza e inaccessibilità di informazioni, mancanza di consapevolezza, timore di incorrere in discriminazioni o sfiducia verso i servizi sanitari. Miriamo ad accrescere l'empowerment delle persone nel prendersi cura della propria salute, a partire da quella sessuale e riproduttiva. Il concetto di empowerment è proprio al centro della nostra filosofia: è fondamentale garantire che ogni persona abbia la libertà di prendere decisioni sulla propria salute in modo informato e libero. Contemporaneamente, vogliamo anche che tutte le persone possano avere accesso a cure e servizi di alta qualità, senza disuguaglianze. Siamo consapevoli del contributo che Geen può dare nella raccolta di dati ed evidenze specifiche sulle esperienze di genere.

In che modo un'app come Geen può contrastare la disinformazione e le discriminazioni?

Ci basiamo sull'analisi dei dati provenienti dai diversi punti di contatto con le utenti e attraverso fonti autorevoli nel campo delle pubblicazioni mediche e scientifiche. Inoltre, cerchiamo costantemente di espandere la nostra rete di collaborazioni con università e centri di ricerca, non solo per poter comunicare informazioni sulla salute in modo autorevole, ma anche per contribuire a generare innovazione insieme a interlocutori e interlocutrici affidabili e di elevata competenza scientifica. Utilizziamo l'intelligenza artificiale allenandola su dati specifici di genere e interagendo con un segmento specifico della popolazione, per fornire un servizio che risponda a bisogni di genere; si tratta di un'opportunità enorme per contribuire a un'AI più inclusiva e paritaria, e anche per favorire uno sviluppo tecnologico futuro che non sia intriso di pregiudizi (bias) di genere, e che faccia crescere le disuguaglianze invece che appianarle.

La tecnologia può davvero creare un ambiente sicuro e inclusivo per le persone che la utilizzano?

Noi utilizziamo la tecnologia per massimizzare la personalizzazione delle informazioni fornite da Geen, che consente di effettuare un incontro efficace tra utenti e personale medico, in base alle caratteristiche e ai bisogni unici delle persone e alle specializzazioni e alle esperienze dei professionisti e delle professioniste. C'è poi la componente umana: da una parte ci sono le professioniste e i professionisti del nostro network, che aderiscono esplicitamente al sistema valoriale di Geen; dall'altra c'è la community di utenti che recensisce i servizi e condivide esperienze, per garantire un ambiente sicuro. 

In che modo il linguaggio contribuisce a creare un'atmosfera più inclusiva e accessibile nell'ambiente dell'app?

L'utilizzo della schwa (Ə) nei testi dei nostri canali di comunicazione è un punto di partenza, un esperimento: è necessario testare se effettivamente questo linguaggio faccia sentire più incluse tutte le persone. Siamo aperte a scoprire se è opportuno essere più specifiche, e questo ce lo diranno le persone per le quali Geen è nata. Noi rimaniamo in costante ascolto. Un linguaggio inclusivo è essenziale per garantire che tutte le persone, indipendentemente dal genere, dall'orientamento sessuale o da altre caratteristiche, si sentano rappresentate e considerate. Troppo spesso, la comunicazione sulla salute sessuale e riproduttiva è permeata da stereotipi di genere e da un linguaggio discriminante che possono escludere o isolare determinati gruppi di persone. 

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