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Donne rom, il contrasto alla
discriminazione parte da 'Barabal'

foto Flickr/massimo ankor

Da un progetto europeo, indicazioni e buone pratiche per portare uguaglianza e gender mainstreaming nei percorsi formativi di uomini e donne rom

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Nella lingua parlata dai rom, Barabal significa ‘uguaglianza’. Da qui il titolo del progetto europeo nato per un superamento delle discriminazioni e dell’esclusione sociale delle donne rom nei percorsi di istruzione, e per l'introduzione del gender mainstreaming.  

La condizione delle donne rom è proprio quella di un marcato rischio di discriminazione ed esclusione sociale. In quanto rom, appartengono a una minoranza in Europa caratterizzata da condizioni di esclusione socio-economica consolidate nel tempo. L’essere donne le espone poi a ulteriori discriminazioni, da parte delle stesse comunità in cui vivono, rispetto a quelle legate al genere che già soffrono nella società maggioritaria. 

Le barriere che le donne rom trovano nell’accesso all’istruzione contribuiscono a spiegare la condizione di particolare svantaggio in cui si trovano. Se già è basso il livello di formazione raggiunto nelle comunità rom da uomini e donne, ancora più basso e drammatico è quello delle donne. I dati del 2014 pubblicati dalla European Union Agency for Fundamental Rights confermano una situazione particolarmente critica anche in Italia dove il 23% delle donne rom dichiarano di non saper leggere o scrivere a fronte del 12% degli uomini[1].  

In Europa solo il 15% delle donne e degli uomini rom giovani adulti hanno completato la scuola secondaria[2]. Le bambine e le ragazze hanno maggiori probabilità di lasciare la scuola ancora prima dei bambini e dei ragazzi, per il carico di responsabilità che hanno nella gestione della casa e nei compiti di cura dei familiari. La forte segregazione dei ruoli per genere all’interno delle famiglie e delle comunità e i radicati stereotipi rendono l’istruzione e la formazione un obiettivo raggiungibile con grande difficoltà, e solo per poche.

Il progetto Barabal ha quindi il fine di migliorare l’accesso e il permanere nei percorsi di formazione continua delle donne rom e di quelle in condizione di particolare svantaggio socio-economico in Europa, integrando un approccio di genere nelle politiche, nei programmi e nelle metodologie di lavoro all'interno di contesti educativi formali e informali. 

Partner del progetto sono cinque organizzazioni impegnate nei processi di inclusione dei rom: in Spagna (Union Romaní, General Directorate for Social Services and Assistance to Drug Addictions – Roma Community Service; Romani Association Of Women Drom Kotar Mestipen ), Slovacchia (Roma Media Center) e Romania (Center For Education And Social Development).  

La Fondazione Brodolini, sulla base dell’esperienza maturata in materia di contrasto alle discriminazioni di genere ed etniche, ha curato uno studio sulla parità di genere nei percorsi formativi, che è stato realizzato tramite questionari agli/lle studenti e focus groups con i professionisti nei diversi paesi interessati. Lo studio conferma che le ragazze rom sono vittime di una doppia discriminazione in quanto donne e in quanto rom sia da parte degli insegnanti che da parte dei compagni. In Romania, una madre riporta che "sembra che la maestra abbia qualcosa contro mia figlia", mentre un’altra racconta di bambine e ragazze al centro di conflitti in classe dovuti al fatto che "i ragazzi  mettono le mani sui corpi delle ragazze". In Slovacchia le discriminazioni che le giovani donne rom subiscono interessano il linguaggio sessista utilizzato pubblicamente da alcuni insegnanti, così come i divieti e le mortificazioni alle quali sono sottoposte nelle classi. Episodi di discriminazione emergono anche dalle interviste in Spagna. 

"Preservare la reputazione" delle bambine e la paura che qualcuno possa "rubare" le loro figlie sono identificati come fattori che incidono sull’abbandono scolastico delle bambine, sulla scelta da parte dei genitori di non far frequentare la scuola alla figlie. Inoltre, la consapevolezza della condizione di subordinazione che le donne rom vivono rispetto ai loro partner e alla comunità di riferimento emerge come dato trasversale in tutti i contesti analizzati, e viene emblematicamente sintetizzata nelle parole di una donna rom in Romania: "Dio ha dato agli uomini il 99% dei diritti e ha lasciato 1% per le donne...quello di stare zitte".

A fronte di una dichiarata maggiore equità tra maschi e femmine nei percorsi formativi, è però nei contesti familiari che le differenze di genere permangono come assunto indiscusso. Di fronte ai compiti di cura familiare sono unicamente le bambine ad essere coinvolte. Sono i lavori domestici ad avere la priorità rispetto alla scuola per le bambine, che vengono così orientate verso una progettualità di vita che ruota intorno al matrimonio e al ruolo di donna, moglie e madre. Come emerge dalle parole di un padre in uno dei focus in Slovacchia: "una volta una famiglia parlava di trovare moglie per il loro figlio e hanno detto che questa non doveva essere una di quelle che era andata a scuola perché questo non va bene. Il figlio ha bisogno di una moglie che sta a casa e pulisce… Alcune famiglie hanno dei problemi con le ragazze che sono andate a scuola". E questo si inserisce nel ruolo particolarmente subordinato che le donne hanno rispetto agli uomini in alcune comunità rom e in contesti di elevata deprivazione socio economica, così come confermato da un padre, sempre in Slovacchia: "una donna rom è come se appartiene al suo uomo. Lei lo sa, lo accetta, accetta che l’uomo la guida, è l’autorità, la persona che prenderà tutte le decisioni sulla sua vita, cosa lei farà e non farà". La percezione della subordinazione delle donne rom rispetto agli uomini è confermata anche dalle parole di uno dei ragazzi intervistati in Spagna:  "le donne sono sempre sotto, la donna rom è inferiore, un uomo è sempre trattato meglio". 

In sintonia con altri studi europei, emergono radicati stereotipi in relazione alla preferenza per le aree di studio per le bambine e per i bambini con relativi vincoli nelle potenziali opportunità lavorative che ne influenzano fortemente i percorsi formativi. 

Alla luce dei risultati emersi dallo studio e dal confronto con i partner del progetto, la Fondazione Brodolini ha sviluppato una prima bozza della guida per l’introduzione del gender mainstreaming nei percorsi formativi dei/lle giovani rom. Nel frattempo, gli altri partner del progetto stanno realizzando una serie di azioni pilota che dopo adeguata valutazione e analisi contribuiranno alla guida con pratiche specifiche e concrete da proporre. 

Il progetto si concluderà a gennaio con la conferenza finale in cui sarà presentata e discussa la guida Gender mainstreaming in Roma education che proporrà diversi livelli di intervento (coordinamento e programmazione di programmi educativi; coordinamento con educatori e organizzazioni e attori; lavoro con le famiglie e la comunità; lavoro con bambini e bambine rom; lavoro con ragazzi e ragazze rom).  

Introdurre il gender mainstreaming negli interventi rivolti al contrasto dell’esclusione dei rom rappresenta una delle strategie di policy promossa a livello europeo. Nonostante l’eterogeneità che caratterizza i percorsi biografici e le realtà comunitarie rom in Europa, le giovani donne rom, nella maggior parte dei casi, incontrano specifiche e marcate barriere nell’accesso e nel proseguimento dei percorsi di istruzione e formazione dovute a radicate discriminazioni di genere. Sono proprio i compiti di cura della casa e dei familiari che gravano il quotidiano di molte che in sieme alla tradizione del matrimonio precoce minano la possibilità delle bambine e della ragazze di proseguire il percorso formativo. A questo si associa la difficoltà di comprendere i vantaggi potenziali arrecati dalla formazione per le proprie figlie da parte dei genitori rom e la loro scarsa partecipazione nelle scelte educative, così come il basso livello di co-responsabilità nei compiti di cura della casa e dei familiari che caratterizza il rapporto tra uomini e donne. Questo contesto rende l’introduzione dell’approccio di gender mainstreaming nei percorsi formativi per rom, da parte delle associazioni impegnate nel contrastarne l’esclusione sociale, un elemento di estrema innovazione e uno dei punti di forza del progetto Barabal. 

NOTE

[1] FRA – European Union Agency for Fundamental Rights (2014) Roma survey – Data in focus Education: the situation of Roma in 11 EU Member Statesp. Luxembourg: Publications Office of the European Union.

[2] European Union Agency for Fundamental Rights (2012) The situation of Roma in 11 EU Member States Survey results at a glance. Luxembourg: Publications Office of the Euro