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L'educazione contro la violenza
ha bisogno di fondi

Foto: SAFE

Una staffetta di aziende e associazioni per finanziare l'educazione alla "non violenza di genere": è l'obiettivo di SAFE, progetto nato dal Centro studi pensiero femminile di Torino. Ne parliamo con una delle sue fondatrici, Stefania Doglioli

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Stefania Doglioli si è occupata di ricerca, valutazione, progettazione e formazione. Un anno fa si è licenziata da quello che ha definito un "comodo posto a tempo indeterminato" per dedicarsi a tempo pieno a SAFE (Staffetta di Aziende e Associazioni per il Finanziamento dell’educazione alla non violenza di genere), progetto nato all'interno del Centro studi pensiero femminile di Torino. Una scelta rischiosa fatta di passione e libertà, ci racconta Stefania, della possibilità di scegliere sempre da che parte stare e con quanta energia farlo. "La mia identità è reale solo quando comprende quella di tutte le compagne con cui ho lavorato e con cui condivido desideri ed esperienze" ci ha detto Stefania. "Sono una persona e allo stesso tempo un soggetto collettivo". L'abbiamo intervistata.

Com’è nata l’idea che vi ha portate a pensare a una staffetta di aziende e associazioni per finanziare un'educazione contro la violenza di genere?

Per cambiare una cultura che permette di svilire, umiliare, obliare, discriminare e anche uccidere le donne, servono fondi, noi abbiamo cercato di trovare il modo migliore per intercettarli e per utilizzarli. Nell’immaginare SAFE sono state fondamentali anche le collaborazioni maturate negli anni con il mondo profit, un dialogo importantissimo che ci ha portate a credere nella possibilità di costruire nuovi modelli di partecipazione da parte delle aziende. Non da ultime le esperienze nelle scuole, dove abbiamo letteralmente respirato il bisogno di avere a disposizione strumenti educativi capaci di rispondere alle domande, esplicite o mute, di bambine e bambini che hanno bisogno di crescere nella piena libertà di sperimentare le proprie attitudini e identità.

In che modo i soggetti che aderiscono al progetto si impegnerebbero a finanziare l’educazione contro la violenza di genere e che tipo di attività andrebbero a finanziare nel concreto?

SAFE vuole dialogare con le imprese che sono convinte dell’importanza e della possibilità, per il profit, di fare cultura. Le alleanze tra imprese e associazioni sono sempre più diffuse, noi abbiamo cercato di elaborare una proposta che contenga una possibilità di collaborazione reale e di condivisione dei contenuti. Prima di tutto SAFE alimenta il suo fondo chiedendo di co-progettare eventi di raccolta fondi, significa impegnarsi nell’elaborazione di una proposta, entrare nel merito di ciò che si sta facendo, non è una semplice erogazione di denaro. Proponiamo alle aziende di includere il contrasto alla violenza di genere nelle loro linee di responsabilità sociale e offriamo la possibilità di collaborare con i nostri partner supporter che si occupano di parità e non discriminazione nelle imprese. Le attività del catalogo saranno dedicate a scuole e luoghi di aggregazione, come ad esempio squadre sportive o scuole di teatro. Per le aziende stiamo immaginando servizi dedicati, ma che saranno a pagamento. In questa fase il ruolo delle aziende è quello di co-organizzare eventi di raccolta fondi dedicati alle associazioni che lavorano con ragazz* e bambin* e alla formazione continua di chi lavora all'interno delle associazioni che fanno parte della rete per garantire costantemente un alto standard di competenze.

Come si fa a costruire un'alleanza sull'educazione per una società libera dalla violenza di genere?

Siamo partite da alcune domande: possiamo considerare sostenibile una società che condivide una cultura che legittima la violenza contro le donne? In che modo inserire tra i temi della responsabilità sociale di impresa l’educazione come strumento di contrasto alla violenza di genere? Quali alleanze si possono costruire per garantire una educazione continua, significativa e programmabile? Quali sono gli step necessari a costruire una alleanza tra innovazione sociale, innovazione d’impresa e innovazione didattica? Il percorso di SAFE si snoda tra le attività necessarie a fornire queste risposte per un nuovo modello di partecipazione, sempre più consapevole e connesso. Per fare questo abbiamo immaginato una struttura che soddisfacesse criteri di economicità, valore e trasparenza. Non bandi, perchè non garantiscono la conoscenza delle esperienze e delle competenze e costituiscono un costo elevatissimo di redazione e nei momenti di valutazione. Abbiamo invece scelto di investire nella costruzione di una rete, conoscendo di persona tutte le realtà che la compongono, condividendo obiettivi, linee guida e metodologie, abbiamo predisposto un catalogo on line dove è possibile conoscere i nodi della rete, le attività candidate al finanziamento e i loro costi. Allo stesso modo i nodi della rete riceveranno costantemente aggiornamenti sulle realtà profit che lavoreranno con SAFE. Il fondo SAFE ogni volta che raggiunge un obiettivo di raccolta eroga i fondi ai nodi, che li potranno utilizzare per la realizzazione delle attività candidate, comunicando poi i risultati ottenuti. Il bilancio del fondo sarà reso pubblico. 

Vi siete poste come obiettivo primario quello di costruire una rete di almeno 50 associazioni in tutta Italia entro giugno 2019, ci siete riuscite?

Sì, in realtà abbiamo superato l’obiettivo e abbiamo deciso di rimodularlo per creare un maggiore equilibrio tra le diverse regioni italiane. Ad oggi abbiamo deciso di selezionare una rete di nodi territoriali non superiore a 25 realtà che dichiarano però partnership con altre associazioni. È una scelta fatta anche per garantire una erogazione di fondi sufficiente alla realizzazione delle attività, che potrà essere rivista nel momento di una maggiore capacità di finanziamento. SAFE si avvale inoltre della partnership con l’Università del Piemonte Orientale, l’Università di Trento, il Festival delle Donne e dei Saperi di Genere, delle reti Educare alle differenze e Toponomastica femminile e di altre realtà che sosterranno il progetto attraverso azioni di promozione delle attività, condivisione di metodologie e strumenti utili alla rete e nell’ideazione di momenti di approfondimento sulla necessità di un cambiamento culturale per una azione efficace di contrasto alla violenza di genere. 

SAFE ha vinto il contest come miglior progetto di innovazione sociale all’interno del programma “Competenze per l’Innovazione Sociale” lanciato da Open Incet, in collaborazione con la Fondazione Giacomo Brodolini e altri partner. In cosa consiste secondo te la principale innovazione di questo progetto rispetto agli altri già esistenti sul territorio?

L’innovazione di SAFE consiste nel suo carattere di unicità e nel tentativo di cogliere l’evoluzione del rapporto tra profit e non profit. È una innovazione molto semplice, come spesso accade nell’innovazione sociale, e consiste nell’aver immaginato una agenzia unica di rilevanza nazionale, esterna alle associazioni e organizzazioni che si occupano di educazione, ma in stretta e profonda collaborazione con loro, che si occupi di fundraising e organizzazione di eventi esclusivamente finalizzati alla sostenibilità dell’educazione contro la violenza di genere. SAFE lavora per chi si occupa di educazione, ne valorizza attività e competenze, contribuisce a costruire una nuova cultura di impresa, dialoga con tutti gli stakeholders, costruisce ponti e linguaggi comuni. È un modello  mutuato dal mondo profit, riscritto per una nuova realtà ibrida che vive tra mercato e sociale. Le singole associazioni continueranno a utilizzare i propri canali di finanziamento, ma avranno a disposizione una realtà strutturata e dedicata che dialoga con le imprese con il metodo della co-progettazione, attraverso strumenti di comunicazione finalizzati, che può offrire opportunità su tutto il territorio nazionale e quindi più interessante per le medie e grandi imprese, con un gruppo di persone che hanno come obiettivo quotidiano l’ideazione di nuove possibilità di visibilità, collaborazione e promozione per tutti gli attori coinvolti: associazioni, imprese e agenzie educative. 

Quali saranno i prossimi passi?

Ora che la rete è stata costituita e la prima fase del progetto conclusa, sono previste due date che lanceranno SAFE, il 22 novembre a Torino in collaborazione con APID (Associazione piccole imprese donne), per le realtà del nord Italia, e il 13 dicembre a Bari insieme a Fondazione Fizzarotti, per quelle del centro e sud Italia. Attraverso workshop, perfomance, incontri con autrici e tavole rotonde, SAFE e la sua rete si presenteranno con una modalità interattiva ed esperienziale, come l’educazione che il progetto vuole promuovere. Dopo il lancio SAFE si concentrerà sulle attività di fundraising e alla organizzazione di eventi per la promozione del progetto. Stiamo valutando l’opportunità e la possibilità di fare diventare SAFE una start up di innovazione sociale, per farlo stiamo contattando investitrici/ori e incubatori. Gli aggiornamenti saranno tutti sul sito dedicato al progetto, al momento in fase di ristrutturazione, e la cui nuova versione andrà online il 15 novembre.