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Le donne nella finanza
avrebbero evitato la crisi?

A rendere diverso un ipotetico mercato finanziario gestito dalle donne non sarebbe un "tocco di rosa" e di sensibilità, ma la possibilità di scalzare tutti gli stereotipi che costruiscono la finanza come un luogo maschile. Nel quale non c'è spazio per le interdipendenze sociali e le responsabilità etiche

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In alcuni dibattiti accademici ci si è chiesti se le cose sarebbero andate diversamente se al posto della banca di investimenti Lehman Brothers, fallita così clamorosamente, ci fossero state le “sorelle” Lehman. Avere più donne in posizioni di leadership nel campo della finanza porterebbe certamente ad una economia più gentile, dolce e ordinata?

Se c’è un punto di vista genere sulla crisi finanziaria, questo non riguarda le presunte differenti caratteristiche che gli uomini e le donne “portano con sé” nel loro lavoro. In un mio recente articolo, discuto come la bassa qualità della ricerca comportamentale associata ad una certa montatura giornalistica, hanno causato una rinascita degli stereotipi sui comportamenti finanziari di donne e uomini e sulla loro differente propensione al rischio. Sì, uomini e donne sono diversi, ma non come la letteratura vorrebbe farci credere.

Il punto critico secondo un’ottica di genere ha a che fare invece, con quella serie di comportamenti che sono ritenuti accettabili – se non addirittura inevitabili – nei regni degli affari e della finanza. Il commercio è spesso immaginato come una sfera di attività essenzialmente maschile. Non solo sono gli uomini sono visti come gli attori naturalmente adatti a questo genere di attività, ma ne sono stereotipati anche i comportamenti, le motivazioni e le competenze attese. Si presume che gli individui nel settore del commercio debbano essere aggressivi, pronti ad assumere i rischi, competitivi, efficaci ed egoisti. A Wall Street, il linguaggio del “Swinging Big Dicks[1]” e del “Boom Boom Rooms[2]” mostra come tali atteggiamenti siano più espliciti del solito. A Wall Street il successo di strumenti complicati, come i derivati finanziari e il trading computerizzato ha valorizzato anche il nerd/secchione “fissato con la matematica”, che ancora una volta è un archetipo maschile. L’ortodossia accademica in economia rafforza queste immagini promulgando una rappresentazione dei mercati come delle macchine che si auto-regolano la cui fonte di energia è l’egoismo razionale dell’”uomo economico”.

Cosa viene lasciato fuori? Nella dimensione iper-maschile del mercato, le interdipendenze sociali e le responsabilità etiche non hanno spazio. Si noti come l’alternativa all'archetipo maschile competitivo e aggressivo è l’archetipo materno e protettivo del femminile. Quando si accudiscono familiari o si lavora in settori come quello della cura, si presume che gli individui manifestino una serie di comportamenti, motivazioni e competenze molto diversi. Si dà per scontato che in tali ambiti si sia protettivi, cooperativi, emozionali e altruisti, per emanare calore empatico. Questi comportamenti, essendo così diversi da quelli dell’”uomo economico” sono spesso indicati come “non economici” o se non seguiti dai dettami del proprio interesse, come “irrazionali”. Questa ipotizzata separazione dell’economia dal sociale ed dall’etica ha un costo elevato. Come ho discusso a lungo nel mio libro Economics for Humans, si è portati sia a trascurare le dimensioni sociali ed etiche del commercio sia a negare la dimensione economica (in modo particolare, la domanda considerevole) del lavoro di cura.

In realtà, i fattori emotivi e sociali svolgono un ruolo importante nei luoghi di lavoro. Specialisti dei comportamenti nell’organizzazione e negli aspetti psicologici del rapporto di lavoro, lo affermano da tempo e anche alcuni economisti comportamentali hanno cominciato a riconoscerlo. Il denaro è importante, ma le persone lavorano meglio quando sono impegnate e ispirate, o almeno quando sono apprezzati, riconosciuti e rispettati.

In realtà, mercati efficienti richiedono una grande regolazione sociale. Questo avviene tramite una dose di norme etiche e culturali, la formazione di standard e codici di settore, nonché attraverso una chiara azione governativa. Se una certa quantità di egoismo e assunzione del rischio hanno un ruolo legittimo nel funzionamento dei mercati, sono altrettanto necessari un clima di fiducia e una dose appropriata di cautela e protezione. La crisi finanziaria ci ha mostrato gli effetti distruttivi prodotti dagli eccessi di avidità, opportunismo, e da una mentalità in cui chi vince prende tutto.

L’aspetto di genere della crisi finanziaria, poi non si tratta di uomini contro donne. Ci sono uomini che sono attenti, protettivi ed etici, e ci sono donne che sono amanti del rischio, guidate dai propri interessi e opportuniste come qualsiasi uomo. Il vero problema è che quando noi concepiamo Wall Street come il regno del maschile e del testosterone, non solo ci lasciamo sfuggire tutte le donne di talento, ma tendiamo a non vedere il valore – e la necessità – di ciascun aspetto della vita generalmente stereotipato come femminile o materno. Diventa troppo facile denigrare la prudenza o i problemi etici come qualcosa di effemminato e debole.

L’idea che le donne “porterebbero qualcosa di diverso” alla finanza è pericolosa, sia perché ingigantisce le differenze tra i sessi, sia perché permette agli uomini e ai mercati di tirarsi fuori moralmente e socialmente dalle responsabilità e delle conseguenze di azioni negligenti e irresponsabili. Gli sforzi per ottenere più donne in posizioni di leadership finanziarie possono essere visti come lotta alla discriminazione. Tuttavia soltanto se valori come la cautela e la preoccupazione per gli altri, spesso stereotipati come dimensioni femminili, saranno incoraggiati a livello settoriale sia per gli uomini che donne, e i comportamenti azzardati e non etici criticati, allora i meccanismi che regolano l’industria finanziaria cambieranno.

Articolo postato su Triplecrisis Il 25 OTTOBRE 2011

 


[1]  Nel settore finanziario quest'espressione generalmente indica un avvocato particolarmente abile o un un dirigente di Wall Street che guadagna enormi quantità di denaro.

[2] L’espressione fa riferimento all’abitudine, denunciata dale donne impiegate in una delle più grandi banche di investimento, dei loro colleghi maschi di portare i clienti in giro per strip bar e spettacoli di lap dance. Le donne impiegate si sono sentite offese da questo uso del sesso per fare affari e stabilire forme di cameratismo tra maschi con i clienti. Nello specifico con "boom boom room" si intendono i club dove ci sono spogliarelli, spettacoli di lap dance ecc e sono frequentanti dagli investitori finanziari.