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Donne e uomini
al Salone di Torino

Foto: Unsplash/ Josh Felise

I dati sull’ultima edizione del Salone internazionale del libro di Torino rispecchiano la situazione dell’industria editoriale italiana: le donne sono presenti nei programmi e nell'organizzazione, ma sono meno nei posti che contano di più

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Dopo l’indagine sul premio Strega, a due settimane dalla chiusura dell'ultima edizione del Salone internazionale del libro di Torino, continua il lavoro dell'Osservatorio su donne e uomini nell'editoria per capire come si gioca tra i sessi la partita del prestigio letterario. Stavolta ci siamo concentrate sul programma di quello che si conferma l’evento editoriale più importante in Italia per numero di editori e autori coinvolti, per ampiezza del programma, e per numero di visitatori.

Cosa dicono i dati

Più di 144.300 visitatori unici si sono aggirati quest’anno tra gli stand disseminati negli spazi del Lingotto prendendo parte agli oltre ottocento incontri in programma. Sono 835, nello specifico, gli eventi che abbiamo preso in esame (escludendo la programmazione degli spazi Città di Torino, Regione Piemonte, Rai e Musica). A questi hanno partecipato 1951 tra uomini e donne: gli uomini sono stati 1294 (corrispondenti al 66% del totale), le donne 657 (34%). 

Siamo andate quindi a vedere come erano posizionate queste donne all’interno del programma, e abbiamo attribuito a ogni posizione un coefficiente, basato sulla capienza delle sale. 

Il risultato è simile a una piramide

  • Nella sala principale (600 posti a sedere), dove parla chi può contare sul prestigio presso il grande pubblico, le donne sono il 19%.
  • Nelle sale con maggiore capienza (dai 200 ai 350 posti) dove pesa di più il prestigio letterario, le donne sono il 28% e gli uomini il 72%.
  • Nelle sale con capienza media (dai 60 ai 150 posti), le donne arrivano a una presenza del 35%
  • In quelle piccole (con 50 posti o meno) le donne raggiungono quasi il 40%
  • Negli incontri professionali, specialmente in quelli dedicati alla traduzione, le donne sono il 40%

Quindi, semplificando, possiamo dire che in basso alla piramide le donne partono con uno svantaggio leggero, ma quando arrivano in alto sono in netta minoranza. Una situazione che rispecchia il resto dell’industria culturale, la politica e il mercato del lavoro italiano dove i numeri sono piuttosto simili.

Per capire dove sono gli uomini basta rovesciare la piramide. Ma attenzione: sono sempre la maggioranza, alla base il 60% e in alto l’81%. 

Le donne sono dunque sempre e comunque minoranza, anche ai livelli più periferici. L’eccezione esiste: se andiamo a vedere cosa succede nel programma per ragazzi troviamo una maggioranza (seppur non schiacciante) di donne. Negli incontri dedicati all’infanzia le donne sono infatti il 58%.

La maggiore presenza delle donne negli eventi dedicati a questioni tecnico-professionali, alla traduzione, al genere della letteratura per bambini e ragazzi, non è casuale. Rientra tutta in quel fenomeno di doppia segregazione che le vede relegate da una parte ai gradini più bassi della scala di potere (segregazione verticale) – la cosiddetta "cucina editoriale" – e dall'altra all’interno di generi considerati "inferiori" (segregazione orizzontale). Dai dati disponibili sul mercato editoriale, infatti, emerge che se è vero che le donne affollano redazioni, librerie e biblioteche, rimangono spesso escluse dai ruoli apicali e strategici della filiera del libro. E basta sfogliare i cataloghi delle case editrici, per constatare come i nomi delle autrici si concentrino soprattutto tra i titoli di letteratura per ragazzi e dei romanzi "rosa o da ombrellone".

Chi presenta chi?

Siamo andate poi a esaminare i ruoli ricoperti negli eventi del salone chiedendoci, in particolare, chi presenta chi. Presentare un libro significa mettersi al servizio di un’altra persona, leggendone il libro, ragionandoci e preparando delle domande. Si tratta quindi un buon indicatore delle relazioni di genere interne alla comunità letteraria. Quello che emerge dai dati è che nel 63% dei casi gli uomini presentano altri uomini, mentre le donne hanno un comportamento collettivo sostanzialmente paritario: presentano uomini nel 52% dei casi e donne nel 48%.  

I vertici del festival

Il programma è complesso ed è frutto di una collaborazione con le case editrici – alcuni eventi sono proposti dal salone mentre altri sono proposti dalle case editrici. È difficile quindi attribuire piena responsabilità a chi coordina il programma per i numeri che ne derivano. Abbiamo dunque eseguito un monitoraggio generale di tutti gli incontri del Salone, cercando di capire quale panorama si trovasse di fronte chi arrivava al Salone, ma poi abbiamo anche analizzato separatamente il programma a cura del direttivo del Salone.  

Stiamo parlando di 166 eventi che hanno coinvolto 298 uomini e 151 donne (che rappresentano rispettivamente il 66,3 e il 33,7% del totale). Dati che si riflettono anche nella composizione di genere del nucleo che ha coordinato il programma del Salone.

Il programma è stato coordinato infatti da 4 uomini, a cui si aggiungono altri 9 uomini e 7 donne nella funzione di consulenti. Possiamo quindi affermare che ai vertici del programma gli uomini fossero il doppio delle donne.

L’eccezione: il programma ragazzi – non a caso - è stato coordinato da una donna, con l’ausilio di altre 3 donne e 3 uomini. Anche qui, la percentuale della presenza delle donne nella definizione del programma riflette quella delle donne che hanno partecipato agli incontri. 

La corrispondenza tra il numero delle donne nella direzione e quello delle donne ospiti del Salone è molto interessante. Così com'è interessante rilevare un “comportamento di genere” molto più paritario da parte delle donne.

Qualità e quantità

Note positive: andando oltre i numeri, al Salone c’è stato un calendario di appuntamenti in cui la scrittura delle donne veniva valorizzata, analizzata e raccontata non solo nella sezione di 18 incontri – Solo noi stesse – curata da Valeria Parrella e Loredana Lipperini e dedicata al pensiero e alla letteratura delle donne, ma come parte integrante del programma, attraverso la trattazione di temi fondamentali per costruire un discorso pubblico sulle scrittrici. Non ultimi quelli dedicati al “nodo parità” di cui fa parte il progetto dell’Osservatorio su donne e uomini nell’editoria e da cui nasce anche questo stesso articolo.

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