Le immagini delle campagne contro la violenza di genere portano in primo piano quasi sempre le vittime, le donne; mentre gli autori della violenza non compaiono. Alcune iniziative però cambiano atteggiamento e spostano l'obiettivo sui responsabili della violenza, gli uomini. La più antica e famosa è "White Ribbon"; e in Italia, è la volta di NoiNo.org, che vede numerosi personaggi celebri come testimonial
Che la violenza sulle donne sia in realtà un problema degli uomini è fatto ovvio, ma che, nell’attuale discorso pubblico sulla violenza, può apparire rivoluzionario. Basta pensare all’immaginario delle campagne contro la violenza di genere, che di solito si limitano a raffigurare le donne come vittime passive e a lasciare totalmente fuori dalla rappresentazione i responsabili della violenza, ovvero gli uomini che la perpetrano. L’inadeguatezza e l’inefficacia di questo tipo di approccio sono ben chiare ad alcuni autori di campagne contro la violenza di genere che, per contrastarla, hanno scelto di rivolgere i propri sforzi esplicitamente a un pubblico maschile.
La campagna globalmente più nota in questo senso è White Ribbon, un movimento di uomini e ragazzi nato in Canada nel 1991 con lo scopo di porre fine alla violenza verso le donne e di promuovere l’uguaglianza di genere. Il movimento viene creato inizialmente come reazione al massacro di 14 donne presso l'École Polytechnique di Montréal ad opera di un anti-femminista: alla base del movimento, quindi, c’è la consapevolezza della responsabilità fondamentale degli uomini per la prevenzione e la riduzione della violenza di genere.
La campagna di White Ribbon ha un’identità visiva ben riconoscibile: gli uomini che aderiscono indossano un fiocco bianco a testimonianza del loro impegno a non commettere, tollerare o rimanere in silenzio di fronte alla violenza contro le donne e le bambine.
Oltre al gesto simbolico, il movimento White Ribbon svolge, in oltre 60 paesi del mondo, attività di formazione e sensibilizzazione rivolti a uomini e donne, adulti e ragazzi. Queste attività mirano a promuovere ruoli positivi per gli uomini e a coinvolgerli per renderli parte attiva nel lavoro di prevenzione ed eliminazione della violenza di genere. Attraverso queste iniziative, il movimento porta avanti l’obiettivo più ampio di rendere gli uomini i catalizzatori di una trasformazione culturale che permetta in primo luogo di ridurre le disuguaglianze di genere, ma anche di migliorare le loro vite liberandoli da stereotipi costrittivi.
Un’altra campagna, più recente e tutta italiana, è quella di NoiNo.org – Uomini contro la violenza sulle donne, nata nel 2012 in seguito a un bando indetto dalla Fondazione del Monte di Bologna e di Ravenna che richiedeva un progetto contro la violenza sulla donne che fosse indirizzato specificatamente agli uomini.
Basandosi sui risultati della ricerca Gender-based violence, NoiNo.org pone l’accento sulle forme di violenza invisibile – non solo fisica, ma anche psicologica – perpetrata dagli uomini a danno delle donne, attraverso un “dizionario della violenza” che mette in luce i comportamenti maschili che costituiscono aggressioni verso le donne nella vita di tutti i giorni: “controllare”, “isolare”, “ricattare” sono alcuni degli esempi dei termini utilizzati nella campagna.
“È importante parlare di forme di violenza meno visibili in un momento in cui media danno tanto risalto al fenomeno del femminicidio” spiega Elisa Coco, responsabile dell’ufficio stampa di NoiNo.org. “Bisogna ragionare sulla dimensione quotidiana della violenza, non solo su quella più estrema.” Come la campagna White Ribbon, anche NoiNo.org si affida ad una forte testimonianza visiva, sotto forma di manifesti di grandi dimensioni che sono apparsi prima in Emilia-Romagna e da qualche settimana anche nel Lazio.
I testimonial sono uomini celebri – in questa edizione Claudio Bisio, Alessandro Gassmann, Daniele Silvestri e Cesare Prandelli – ma anche, nella versione web della campagna, uomini comuni che dicono no alla violenza di genere.
Considerando che le campagne contro la violenza sulle donne raramente si rivolgono agli uomini, e spesso neanche li raffigurano, acquista particolare importanza la scelta di testimonial disposti a 'metterci la faccia': “C’è una difficoltà a mostrare gli uomini nelle campagne contro la violenza,” continua Elisa Coco, “spesso sono rappresentanti come mostri, oppure sono resi invisibili. Invece, è necessario rendere la violenza un tema maschile.”
E per rendere la violenza di genere un tema maschile sono necessari progetti di educazione. Perciò NoiNo.org si occupa anche di attività di formazione nelle scuole, in collaborazione con la Casa delle donne per non subire violenza di Bologna. Il progetto, in fase sperimentale, si è svolto in due istituti superiori di Bologna, in forma di incontri interattivi con gli studenti, che vengono invitati a riflettere sul tema della violenza di genere, in particolare nel campo della comunicazione, e ad analizzare criticamente gli stereotipi esistenti. Al termine del corso, gli studenti hanno prodotto le proprie campagne di comunicazione contro la violenza di genere, che vengono presentate in una mostra il 25 novembre. In futuro, i partecipanti alla prima edizione del corso porteranno a loro volta ciò che hanno imparato nelle altre classi del proprio istituto, in un programma di peer education in cui saranno i ragazzi stessi a formare i propri coetanei. “Per affrontare la violenza di genere e renderla un problema maschile è necessaria innanzitutto l’educazione nelle scuole”, conclude Elisa. “Bisogna destrutturare l’immaginario esistente iniziando molto presto”.