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Il futuro del turismo
deve essere "uguale"

Foto: Victoria_Borodinova/Pixabay

Le donne rappresentano la maggior parte degli occupati nel settore del turismo, e sono sempre di più le viaggiatrici che partono da sole o con le amiche. Ritratto di un mercato particolarmente colpito dalla pandemia, e alcune idee per una ripresa inclusiva e responsabile

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“Ovviamente non facciamo differenze tra uomini e donne, né tra gli ospiti né tra i dipendenti” rispondevano gli albergatori intervistati tredici anni fa per un’ inchiesta su viaggi e donne che avevo realizzato per Qui Touring. Da allora le cose sono cambiate: ho raccolto decine di studi ed esempi di buone pratiche, sempre più Ong impostano progetti di empowerment attraverso il turismo, sono state discusse molte tesi di laurea sull'argomento e i giornali hanno parlato del turismo che “fa bene alle donne”. Milioni di imprenditrici in tutto il mondo hanno aperto agenzie di viaggio, b&b, botteghe. Sono nati i “Pink Hostels” e gli alberghi hanno installato gli asciugacapelli con il filo lungo per la comodità delle signore.

Alla Fiera del turismo di Berlino le esperte si sono rifiutate di salire sui palchi a meno che non fossero assicurate “quote rosa” nei convegni, si discute di diritti umani e obiettivi di genere legati allo sviluppo sostenibile nel turismo, alle Baleari le addette alle pulizie negli hotel, autonominatesi Las Kellys (da Las che limpian, quelle che puliscono), sono scese in piazza costringendo il governo a concedere giusti tempi e paghe contro subappalti disumani.

Infine, l’Organizzazione mondiale del turismo ha pubblicato due report sul tema, e ha lanciato una serie di linee guida perché: “il turismo responsabile che fa lavorare in modo equo le donne è la leva di sviluppo per l’agenda 2030 come motore di sviluppo economico, cultura, green economy” si leggeva nel Global Report on Women in Tourism, del 2018.

Quanto alle viaggiatrici, si sono moltiplicate, con un boom di camminatrici e cicliste dall’estate 2020, come mostrano i dati raccolti da tutte le associazioni del settore.[1] Ne partono a migliaia con le amiche, sempre di più le giovanissime da sole. Per fare solo un esempio, Christina Boixière con La Voyageuse ha raccolto in pochi mesi una piattaforma di 800 viaggiatrici e ospitanti curiose e ha trasformato il viaggiare da sole persino in una terapia per vittime di abusi che è stata riconosciuta dagli psicologi francesi. 

Insomma, si è scoperto che le donne che viaggiano e quelle che lavorano nel turismo, sono entrambe empatiche, comunicative, sostenibili, guardano al futuro. Un connubio perfetto nell’enorme mercato del turismo fatto dalle donne, che fa bene a loro, all’ambiente, allo svilupo, con buone pratiche che già attirano profitti dei migliori viaggiatori e se riprodotte rifletterebbero una luce positiva su tutta la società.

Chi sono le donne del turismo

Ma chi sono le donne nel turismo e perché sono così importanti? Di certo sono la maggioranza e sono una grande forza che vale miliardi di euro in Pil, una forza spesso non riconosciuta.

Ufficialmente, stando ai dati del World and travel tourism council (Wttc), possiamo ipotizzare che, fino al 2019, le occupate, in modo diretto o indiretto, fossero circa 150 milioni nel mondo, dato che costituivano più del 54% dei lavoratori nel turismo, quasi il 70% all'interno del settore alberghiero, ma meno del 40% in posizioni manageriali e l’8% dei ruoli apicali.

In Italia, secondo l’ Istituto nazionale ricerche turistiche (Isnart), una su tre è un’impresa femminile, le donne sono l’84% del personale pulizia e cucina, il 72% nelle agenzie di viaggi, un terzo nelle aziende di catering, delle guide, nelle aziende rurali.[2] 

Non ufficialmente, sono molte di più. "So che sono molto più della metà" ci dice Rochelle Turner, che dirige le ricerche del Wttc, "ma è difficile contarle perché concentrate verso ruoli a bassa paga e informali. E oggi sono anche le più colpite dalla crisi, in un settore vulnerabile, in cui hanno soprattutto piccole imprese, attività precarie, ruoli stereotipati, informali, stagionali, fluidi, sono sotto rappresentate". I loro diritti a equità economica, protezione sociale, accesso al credito, formazione, autodeterminazione, sicurezza e salute, erano violati prima, e sono stati ingigantiti dalla pandemia adesso.

Oggi, nei paesi che dipendono dal turismo, le donne disoccupate sono il 99%. In Europa il 19%, in Italia dal 2020 le donne del turismo si sono trasformate in maestre, infermiere, esperte di social marketing, video-operatrici, cuoche e riders, hanno cambiato il loro assetto societario o innovato le proprie strutture, poi con le riaperture hanno anche sanitizzato gli ambienti e inventato nuove attività. 

Del resto, anche dopo una formazione professionale permanente votata all'inclusività e all'accessibilità, primo passo fondamentale per l'emancipazione futura delle giovani donne che entrano nel settore, tutto si può arenare di fronte agli stereotipi culturali.

L'inclusione non basta se permangono gli stereotipi

Lo mostra bene la storia che ci racconta Sophie Hartman, alla guida di un progetto europeo di empowerment in Cambogia, nella regione del Mekong. "Con le ragazze delle campagne, prima della formazione c'era un gap di conoscenza" dice "mentre dopo la formazione, in cui si è discusso di gestione, finanza, parità di retribuzione, rappresentanza della loro voce, molestie e sicurezza, sono diventate molto più fiduciose. Purtroppo però ci sono gli stereotipi. Infatti, tornate a casa dopo il nostro progetto, hanno dovuto difendere i loro diritti contro i ruoli di genere delle comunità rurali, che sono ancora forti. Per di più ora, con la crisi, le aziende sono alla ricerca di personale multitasking, cercano chi sa come impostare un tavolo, ma non la finanza: e così le donne continuano a essere scelte per le cosiddette soft skills".

Eppure, includere le competenze delle donne tra i valori etici, converrebbe al turismo. Infatti le diversità, molto frequenti nel settore, portano maggiori profitti e qualità. E poi le donne da sempre all'interno delle comunità controllano le risorse, hanno un approccio dal basso, e nelle imprese creano prodotti iconici e alzano gli standard di qualità. Considerano la capacità di un territorio, sanno comunicare, includere, accogliere, diffondere cultura, conoscenze sulla natura e enogastronomia. Per fortuna sono in crescita anche tra le guide naturalistiche ed escursionistiche. Inoltre, come mostrano i dati della Banca Mondiale, i progetti affidati alle donne sono i più duraturi, e spesso sono i primi a guidare la ripartenza dopo crisi e guerre.[3]

Rafforzare l’occupazione femminile nel turismo sarà una garanzia per la prosperità globale, il turismo contribuisce direttamente e indirettamente alla creazione di lavoro soprattutto per giovani e donne, che sono quelli più in sofferenza nei mercati, come conferma l'International labour organization Sectorial Brief per il 2020 e il 2021. "Non importa quante siano" ci dice Stroma Cole, della West of England Univeristy, dentro Equality in Tourism e autrice tra l’altro di studi sulle conseguenze negative nel rapporto tra diritti umani delle ragazze e il loro accesso all’acqua. "D’ora in poi e una volta per tutte, devono essere comunque riconosciute, è tempo di riformare il turismo, il futuro del turismo deve essere paritario".

Moira di Women Wheels, una rete contro la violenza che forma e impiega come autiste ragazze e donne sole a Dheli. Foto di Iaia Pedemonte (da: Guida delle Libere Viaggiatrici, Altreconomia, 2018)

Il turismo delle donne nella ripresa

Ora, con il Piano nazionale di ripresa e resilienza presentato dall'Italia sono in arrivo al settore otto miliardi per iniziative di formazione, integrazione, transizione digitale, turismo lento, percorsi nella natura, patrimonio rurale, piccoli borghi.

Sappiamo che non ci sarà crescita senza equilibrio di genere e che gli itinerari basati sulle eccellenze femminili hanno le migliori chance di successo con i turisti di domani. Ma come si divideranno i fondi? È ottimista Maurizio Davolio, presidente dell’Associazione italiana turismo responsabile, perché, ci dice "ci sono buone possibilità di migliorare il turismo italiano con il sostegno ai piccoli borghi, digitalizzazione, sostenibilità, tutti filoni in cui l’imprenditroria femminile dovrà essere presente". 

Anche Caterina Fioritti, presidente di Donne nel Turismo, ne è convinta, e crede "nel turismo al femminile come strumento di qualità e di cambiamento". Marina Lalli, presidente Federturismo, traccia un quadro a tutto tondo: "in un settore che si stava femminilizzando, le donne sono state le più colpite, ben sopra la media del 17% della perdita di posti del settore, hanno fatto un balzo indietro di venti anni. Non c’era parità prima, ma ora si sono trovate a fronteggiare l’emergenza e il mondo del lavoro per loro è costellato da ostacoli, pregiudizi, abitudini ingiuste. In futuro, dovremo verificare che le misure contenute nel piano di ripresa seguano la volontà e gli obiettivi di uguaglianza dichiarati e monitorare l’attuazione dei processi che portano a correggere situazioni di scollamento tra ingresso nel mondo del lavoro e figura femminile. Dovremo incominciare dal dare alle bambine a scuola autostima, capacità e libertà di scelte. Poi in età lavorativa anche nel turismo serviranno sgravi contributivi per l’assunzione di donne, fondi sulle ragioni ostative, come nidi, politiche famigliari, sgravi fiscali alle piccole imprese, obiettivi di parità nelle aziende".

Per una vera parità nel settore del turismo

Proviamo quindi ad avviare questo cambiamento, lanciando noi un piano d’azione di equità di genere nel turismo. Chiediamo, a nome di quei milioni di donne direttamente e indirettamente occupate nel turismo responsabile, che si cali nel turismo una lente rosa, per regolamentare ogni azione sulla base della valutazione dell’impatto di genere: partire dallo stato dell’arte e da dati disaggregati, stabilire gli obiettivi, organizzare corsi di formazione interni e ai partner commerciali su come applicare un obiettivo di genere nei processi aziendali, ai bilanci e agli investimenti, misurare i risultati.

Valentina Cardinali, esperta di mercato del lavoro, politiche di genere e Consigliera Pari Opportunità del Lazio, ci suggerisce di aggiungere all’elenco anche incentivi alle imprese con composizione di genere equilibrata, aumentare le donne a livelli decisionali, fare una ricerca sui tipi di contratti o di problematiche per le donne rurali, le subappaltatrici delle pulizie negli alberghi, le priccole imprese famigliari, le atttività culturali.

Dalla conciliazione alla condivisione della cura al miglioramento del nostro Pil, non c’era bisogno di un’epidemia per capire l’urgenza di migliorare le condizioni del settore forse più importante per l’Italia, che include più della metà dei suoi occupati. I criteri su cui basarsi per un’equa ristrutturazione non mancano, e sono decine le organizzazioni che da anni li hanno resi disponibili. Primi tra tutti quelli studiati da Equality in Tourism. Di seguito ne facciamo una sintesi.

Zineb, prima donna guida nel deserto del Marocco. Foto di: Dar Daif 
 

Criteri per un'equa ristrutturazione delle imprese

Assumere, retribuire e promuovere equamente le donne. Programmare includendo, considerare nella pianificazione dei compiti e delle opportunità gli stereotipi, la segregazione, il divario salariale o culturale, appoggiare le scelte non tradizionali, avvio all’imprenditoria, mentoring, accesso al credito, capacity building, scelta di carriere manageriali.

Includere nel gestire i processi decisionali anche stakeholders e protagoniste dal basso, dal territorio e dai settori informali 

Garantire che le voci delle donne siano ascoltate, lavorare con le organizzazioni per i diritti delle donne

Migliorare i linguaggi delle donne, le competenze digitali e tecniche

Impegnarsi a consentire a tutto il personale di conciliare lavoro e vita familiare

Avere un codice di condotta e chiare procedure di segnalazione per denunciare molestie e abusi, senza pregiudizio e socializzando in tutta l’organizzazione.

Idee per un turismo inclusivo e sostenibile

Per quell’80% di cameriere ai piani che hanno avuto almeno un caso di molestie si intervenga con sportelli appositi e corsi al personale.

Per le piccole imprenditrici che hanno bisogno di rilanciare il b&b gli aiuti vanno facilitati e incrementati con un piano di facilitazioni al digitale.

Le donne dell’agricolura possono essere messe in rete per un marchio di provata sostenibilità. 

Itinerari al femminile sono già sul territorio e chiedono solo di essere aiutati a lanciarsi, di fronte alle grandi platee delle fiere internazionali, magari partecipando a “Premi di equità di genere”.

Le guide potrebbero accedere ad un patentino di “guida allo shopping”, affare che porta miliardi in più sul terriotrio.

Interessanti le tre visioni per il futuro elencate dagli esperti al forum internazionale del Wttf, organizzato da Women in travel CiC poche settimane fa. Da non perdere, se lavorate nel marketing di una destinazione: più corsi in tecnologia digitale, utili alle carriere femminili ma anche al sistema paese; più tecniche dello storytelling con cui le donne sono le migliori guide, valorizzando la comunità con immediato vantaggio di pubblico; più porte aperte nelle riunioni a tutti i gruppi, certamente per una parità di genere sul lavoro, perchè più voci fanno salire I profitti; ma anche considerare le diversità di pubblico e audience, perché il marketing generalista non porta vantaggi.

Ed ecco la migliore idea tra tantissime buone pratiche, fortissima e gettonatissima dagli addetti, in cerca di un governo illuminato che riesca a realizzarla: individuare degli indicatori di equità di genere e accordarsi con i portali di prenotazione internazionali per aggiungere alle destinazioni meritevoli un marchio “equo verso le donne”.

Note

[1] Associazione Italiana Turismo Responsabile, Associazione Donne nel Turismo, Federturismo, Associazione La Voyageuse.

[2] Si veda anche Unioncamere, Donne motore della ripresa, Imprenditoria femminile nel turismo, 2017 

[3] Banca Mondiale, Tourism for development. Women and Tourism, designing for inclusion, 2017

Riferimenti

Organizzazione mondiale turismo. Global Report on Women in Tourism, a cura di Lucy Ferguson, di UNWTO con UN Women, l’Agenzia per la cooperazione tedesca GIZ, la Banca Mondiale, Amadeus, secondo volume, 2018

Wttc e Oxford Economics. Travel and Tourism Economic Impact 2021. Global Economic Impact and Trends, June 2021

Ilo Sectorial Brief, The Impact of Covid 19 on the tourism sector, 2020

Ilo Sectorial Brief, The impact of Covid19 on the tourism sector, 2021

UNWTO Inclusive Recovery Guide – Sociocultural Impacts of Covid-19, Issue 3: Women in tourism, Marzo 2021

Stroma Cole, Gender Equality in Tourism Beyond Empowerement, University of England, 2018 

Stroma Cole intervento durante la Tourism Conference dell' associazione ELSAM, Indonesia, 2021 

R. Nunkop, M.Thelwall, J. Ladsawut, S. Goolaup, Three decades of tourism scholarship: Gender, collaboration and research methods, Tourism Management, giugno 2020  

Iaia Pedemonte, Ricerca panoramica su dati, opinioni, chiusura del gender gap nel turismo, Gender Responsible Tourism, 2018. 

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