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Solo female
traveler

Foto: Unsplash/ Artem Beliaikin @belart84

Le donne che viaggiano da sole sono sempre di più, e i dati smentiscono gli stereotipi: non lo fanno perché costrette da matrimoni falliti o relazioni finite male, ma per un forte desiderio di indipendenza

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Per svago, per vacanza o per lavoro, le donne che scelgono di partire senza compagnia o, meglio, in compagnia di se stesse, negli ultimi anni sono sempre di più. Curiose, avventurose, amanti della libertà, e con una buona capacità di problem solving: le viaggiatrici del nuovo millennio sono persone che non temono pregiudizi e amano le sfide e l’apertura al mondo.

Secondo uno studio concentrato sul panorama italiano e condotto dal Centro Studi sul Turismo JFC le solo female traveler nel 2017 sono state più di 517mila (il 62,6% del campione considerato), con una crescita di circa il 9% rispetto all’anno prima.[1]

Le donne amano viaggiare da sole per motivi diversi. Nel 90% a muoverle è il desiderio di indipendenza, di mettersi alla prova e di ritagliarsi spazi privati. Una ferita affettiva (separazione o divorzio) è il movente principale soltanto per il 4,6% di loro.

L’età media delle viaggiatrici in solitaria è 32 anni. Il titolo di studio, la laurea per il 73,6% dei casi. Le donne che viaggiano da sole hanno per lo più una lingua straniera in tasca (il 70%) e, dato che sfata più di uno stereotipo, per il 47,8% hanno un compagno.

La raccolta, l’analisi e l’elaborazione di dati, informazioni e commenti ha considerato blog, portali di tour operator, network, organizzazioni e movimenti che favoriscono viaggi per donne sole, insieme a fonti ufficiali come l’Istat e le banche dati JFC.[2]

A livello internazionale, anche la ricerca Global solo travel study, commissionata dalla British Airways conferma questo trend in crescita: il 63% delle intervistate ha dichiarato di aver fatto un viaggio da sola nella propria vita e nel il 73% ha espresso il desiderio di farne uno nei prossimi anni. Fra le mete ritenute più sicure: Islanda, Giappone, Thailandia, Canada, Svezia, Danimarca Finlandia. Fra quelle considerate meno sicure: Egitto, Tunisia e Turchia.

Ma non si tratta sempre necessariamente di avventura e svago. A crescere sono anche le donne che viaggiano da sole per lavoro (il 72%). E che però non rinunciano a unire l’utile al dilettevole: secondo un’indagine curata da Booking.com Business ben il 76% delle viaggiatrici per business unisce al viaggio di lavoro anche una parentesi di piacere. 

Nel 2018, ancora un dato interessante: la metà dei visitatori del sito Solo Travel, dedicato ai viaggiatori solitari, erano donne (57-41%).

Se questo è lo scenario, l’editoria non poteva non accorgersi di questo segmento di mercato in crescita. Tanto che da qualche anno sono spuntati fra gli scaffali delle librerie delle guide di viaggio tutte al femminile.

Morellini Editore ha fra le sue collane le 'Guide al femminile', una collana di guide "divertenti, ricche di informazioni per trascorrere un week-end metropolitano, con utili consigli per le viaggiatrici più esigenti". 

L’editore Altraeconomia ha mandato in libreria La guida delle libere viaggiatrici – 50 mete per donne che amano viaggiare, in Italia e nel mondo. 

Chiara Meriani ha pubblicato con Feltrinelli Donne in viaggio. Piccola guida per girare il mondo al femminileun agile manualetto con consigli per affrontare tutti i preparativi, insieme a riflessioni sul senso del viaggio e il turismo responsabile.

E non mancano autrici che del viaggio hanno fatto il tema dei loro libri. Sara Porro con Prenotazione obbligatoria (Utet), ha girato il mondo per restituire nel suo libro le scoperte culinarie fatte nei vari paesi visitati. Io viaggio da sola (Einaudi) di Maria Perosino, è un testo pieno di saggi consigli per le novelle viaggiatrici che scelgono gli itinerari in solitaria, senza mai dimenticare il sorriso. Wanderlust (letteralmente: “piacere di girovagare”) di Elisabeth Eaves, è diventato un bestseller frutto di un fortunato viaggio fatto dall’autrice nei cinque continenti. Aude de Tacqueville con Atlante delle città perdute (Bompiani) conduce per mano il lettore attraverso le città “che si sono estinte o da cui le persone sono scappate”. Isa Grassano per Newton Compton Editori ha scritto In viaggio con le amiche – Mollate tutto e partite! 

Soltanto alcuni esempi di una letteratura di viaggio tutta al femminile che ne comprende molti altri.

E se negli scaffali delle librerie non mancano spunti di lettura interessanti proposti da donne per donne (ma non solo), su Internet, blog e web magazine di viaggiatrici confermano la necessità delle donne di condividere esperienze e confrontarsi su una passione – quella del viaggio in solitaria – che non è però purtroppo aliena da rischi.

Viaggio da sola perché è il “sito di donne che viaggiano da sole e fanno rete fra loro”. Nato nel 2015 come hastag sul profilo Twitter della graphic designer Dana Donato e come sezione del suo blog di viaggio, il progetto si è poi sviluppato come vero e proprio sito e come blog di una community di viaggiatrici, a cui negli anni hanno cominciato ad aderire altre blogger.

L’esigenza è sempre quella di avere riferimenti in rete di altre donne con cui confrontarsi. “Il nostro intento – si legge sul sito - è quello di connettere donne che viaggiano da sole o che aspirano a farlo. Crediamo che ognuna di noi debba riappropriarsi del proprio cammino e del proprio destino e, anzi, aiutarsi a vicenda ad affermare la propria volontà, anche attraverso il tema del viaggio in solitaria. Le donne possono viaggiare da sole e molte lo fanno già”.

La donna che viaggia da sola è però ancora percepita, almeno in italia, come una persona costretta a questa scelta. E certamente suscita curiosità, contrariamente a quanto accade nei paesi del Nord Europa, dove la viaggiatrice solitaria non è certo un’eccezione: “Se un uomo dice che farà un viaggio da solo – chiarisce Dana Donato  il più delle volte suscita fascino e ammirazione; se invece a dirlo è una donna quasi sempre genera compatimento”. E aggiunge “quello che vogliamo fare è smentire e smontare questo stereotipo. Il viaggio solitario di un uomo o di una donna ha tantissimi aspetti simili, quello che cambia spesso è la preparazione o sono gli umori delle persone che stanno intorno”.

Anche Diana Bancale cura un sito con il medesimo intento: condividere con altre le sue esperienze di “viaggiatrice compulsiva e impulsiva” e raccontare i propri viaggi in rete. E c'è Daniela De Rosa, giornalista, blogger, scrittrice ma, soprattutto, esploratrice solitaria, che ha creato il web-magazine Per me sola dedicato alle donne che viaggiano, lavorano, progettano. Come Diana e Daniela, molte altre viaggiatrici che tengono il loro “diario di bordo” on line.

La solidarietà fra donne che si danno supporto tenendosi in contatto e scambiandosi consigli è oggi supportata peraltro dalla tecnologia, che sforna di continuo nuove app pensate proprio per le viaggiatrici in solitaria. Fra le numerose app di viaggi, Wher – progetto tutto italiano realizzato da una startup di Torino – è uno strumento utilissimo, con tanto di mappe per fare community con altre donne a cui dare e da cui ricevere consigli su strade e quartieri sicuri e su quelli che è più prudente evitare.

In ogni caso, prima di partire per un paese straniero, se si vuole viaggiare senza eccessive preoccupazioni, il primo passo da fare è sempre quello di consultare il sito del Ministero degli affari esteri e della comparazione internazionale del nostro paese Viaggiaresicuri e la Mappa dei paesi a rischio nel mondo di International Sos Travel Risk Map. E buon viaggio a tutte.

Note

[1] La ricerca, intitolata Io viaggio da sola – le vacanze delle ‘solo female traveler’ italiane, è stata condotta nel periodo 19 aprile/8 maggio 2017 e si è basata su interviste on line precedute da una fase di pre-testing.

[2] Fra gli indirizzi consultati: eliotropica.it, viaggiandogo.com, fuorirotta.biz, womenwelcome.org.uk, movimentolento.it, womentravelling.com, travelandeisure.com, pimpmytrip.it, thegirlwiththesuitecase.com 

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