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Il gender procurement
può migliorare il lavoro

Foto: Unsplash/ Yash Bindra

Gender procurement nelle gare d'appalto pubbliche, primi risultati dalla sperimentazione avviata nel 2020 dalla Regione Lazio. Un caso pilota, che parte dal confronto con alcuni esempi virtuosi già attivi in altre città europee

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Nel 2020, in linea con le politiche di gender equality promosse dalla Regione Lazio e a valle di un ampio percorso di confronto e collaborazione con la Consigliera regionale di parità, la Direzione regionale centrale acquisti (Drca) che dirigo ha iniziato a inserire nelle iniziative di gara regionali per l’affidamento di forniture di servizi criteri premiali volti ad attribuire un punteggio tecnico “migliorativo” ai concorrenti che garantiscano parità di genere all’interno delle proprie organizzazioni.

I criteri a oggi introdotti fanno riferimento alla percentuale di donne in ruoli apicali; all’assenza di verbali di discriminazione di genere; al possesso della certificazione SA8000 (social accountability) o della UNI EN ISO 26000:2020 (cosiddetta responsabilità sociale) o ad altre certificazioni equivalenti  criterio, quest'ultimo, indirettamente legato alla gender equality.

In generale, l’incidenza di tali criteri è compresa tra l’8% e il 10% del punteggio tecnico totale attribuito.

La valorizzazione all’interno del punteggio tecnico migliorativo di tali criteri si fonda sul presupposto – peraltro suffragato da molti studi in materia[1] – che una migliore sostenibilità e una maggiore inclusività di genere all’interno delle organizzazioni possano tradursi anche in una migliore capacità da parte dell’organizzazione stessa di fornire servizi migliori.

Attualmente, anche sull’analisi delle esperienze sinora maturate, stiamo valutando l’introduzione di criteri differenziati in base al settore di riferimento dell’appalto, in quanto il grado di efficacia di ciascun criterio potrebbe variare in base alla specifica tipologia di servizio (es. servizi di pulizia piuttosto che servizi professionali).

Stiamo inoltre analizzando la possibilità di introdurre criteri volti a valutare le proposte dei concorrenti per garantire la tutela della gender equality nel corso dell’intera esecuzione dell’appalto. Come soluzioni proposte per il mantenimento del work-life balance del personale impiegato, e per prevedere una quota minima di forza lavoro femminile.

Cosa mostrano i primi risultati

Le prime quattro procedure indette dalla Drca della Regione Lazio con la previsione di criteri di gender equality hanno mostrato risultati incoraggianti: tutti gli operatori economici risultati aggiudicatari sono in possesso di almeno una certificazione sulla responsabilità sociale e possono vantare l’assenza di verbali di discriminazione di genere.

Al momento, meno confortanti appaiono le evidenze riguardo alla percentuale di donne in ruoli apicali (Cda, amministratori e dirigenti): solo il 30% dei fornitori che erogheranno i servizi previsti in gara presentano nella propria organizzazione una percentuale superiore al 40% di donne in posizioni di rilievo, mentre i restanti si attestano su valori inferiori al 20%.

Altre tre procedure indette dalla Drca della regione con la previsione di obiettivi di gender equality sono attualmente in fase di ricezione delle offerte, o in corso di aggiudicazione.

L’obiettivo della Drca e più in generale dell’amministrazione regionale resta quello di analizzare con attenzione gli esiti di questa prima fase di implementazione di politiche di genere, per valorizzare e sviluppare in modo sempre più efficace una logica gender mainstreaming, integrando quindi in una prospettiva di genere la preparazione, la progettazione, l’attuazione, il monitoraggio e la valutazione di politiche, misure regolamentari e programmi di spesa, al fine di promuovere la parità tra donne e uomini e combattere la discriminazione nel mercato del lavoro.

Previsioni per il futuro

Nella consapevolezza che, in assenza di un quadro regolamentare di ampio respiro, l’introduzione di criteri premiali inerenti alla parità di genere non sia di per sé sufficiente a indurre cambiamenti significativi nel mercato del lavoro, riteniamo che tale misura possa svolgere, analogamente alle misure fiscali, la funzione di strumento di regolazione andando a incentivare la riduzione delle disparità di genere nel mercato del lavoro regionale.

Inoltre, introdurre in fase di progettazione delle procedure criteri premiali di Gender responsive public procurement (Grpp) favorisce la diffusione di un vero e proprio messaggio istituzionale verso il mercato da parte della Regione, che intende riconoscere e affermare il valore aggiunto delle imprese che promuovono la parità di genere in linea con gli obiettivi strategici regionali in materia di politiche del lavoro.

Attraverso la promozione del Grpp, la Regione Lazio auspica quindi di generare un effetto “a cascata” volto alla progressiva introduzione di criteri di gender equality anche nelle procedure svolte in autonomia dagli enti afferenti al “sistema regione” – come enti dipendenti, società partecipate, enti locali e aziende sanitarie del territorio.

In recenti procedure per l’affidamento di servizi, alcuni enti dipendenti hanno già inserito quale criterio premiale il possesso della certificazione SA 8000.

Su un piano più ampio, cosiddetta “clausola di condizionalità” introdotta nel Piano nazionale di ripresa e resilienza per promuovere il lavoro femminile e giovanile contribuirà sicuramente a creare comportamenti virtuosi in termini di introduzione, nei bandi di gara, di requisiti minimi e criteri premiali orientati alla parità di genere.

Un confronto europeo

In questi mesi stiamo lavorando con lo European institute for gender equality (Eige) per confrontare l’esperienza del Lazio con altri progetti comunitari. Si tratta di una grande opportunità di crescita e di sviluppo, che ci consente di confrontarci con le esperienze più evolute su base comunitaria. Il quadro europeo che ne è emerso risulta abbastanza variegato, con paesi come la Svezia che hanno già esperienza decennale in tema di Grpp e altri che invece sono più indietro.

Tra le principali best practice di riferimento è possibile citare:

la Centrale acquisti nazionale svedese che ha sviluppato un toolkit per l’applicazione e il calcolo dei benefici socio-economici derivanti dall’applicazione di misure di inclusione sociale (tra cui quelle di gender equality) negli appalti;

la città di Vienna che ha sviluppato una vera e propria strategia per la promozione dell’inclusione sociale, delle pari opportunità e del work-life balance. A tal fine, nel 2010 è stato istituito un gruppo di lavoro per la promozione della parità di genere attraverso il public procurement, mediante lo sviluppo di strumenti ad hoc;

il governo catalano nell’ambito di un accordo quadro per servizi di pulizia, che ha istituito una commissione di monitoraggio dedicata a verificare il rispetto degli impegni assunti in fase di gara. La commissione effettua il monitoraggio verificando il payroll, i timesheet dei dipendenti e i contratti di lavoro;

il governo di Castilla la Mancha e la città di Salamanca, in Spagna, che richiedono all’aggiudicatario la produzione di reportistica per attestare il rispetto dei requisiti e delle misure di gender equality proposte in fase di gara.

In un’ottica più generale, quello che la Regione Lazio intende fare è recepire gli insegnamenti europei per attuare politiche di gender equality non solo nelle fasi di progettazione delle strategie di gara e di valutazione delle offerte ma soprattutto in fase contrattuale, monitorando gli impatti sociali derivanti dall’esecuzione del servizio e misurandone il relativo valore.

A titolo personale, posso dire che dopo diciassette anni di esperienza nel settore della finanza pubblica, del governo della politica fiscale regionale e della gestione attiva del debito, occuparmi di procurement pubblico mi ha permesso di scoprire – con grande soddisfazione e curiosità – che tale strumento può essere fondamentale non solo per favorire la riqualificazione della spesa pubblica ma anche per stimolare, al pari della politica fiscale, la realizzazione di politiche pubbliche eque e sostenibili.

Note

[1] Nel rapporto di World Bank IFC’s Experience with Inclusive Business. An assessment of IFC’s role, outcomes, and potential scenarios del 2018 si afferma che “inclusive businesses are expected to improve access to affordable, quality products and services, enhance productivity, and generate new income and livelihood opportunities”.

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