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Dalla Convenzione sui diritti politici delle donne ai target dell'Agenda2030, gli avanzamenti normativi a livello internazionale non hanno ancora colmato il gap di potere che impatta sulla partecipazione femminile alla vita pubblica. Servono altri 130 anni per raggiungere la parità

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La sessantacinquesima sessione della Commissione delle Nazioni Unite sullo status delle donne conclusasi lo scorso marzo 2021 ha riacceso l’attenzione della comunità internazionale su un tema che sembra lontano dall’essere assodato: la partecipazione femminile alla vita pubblica (women’s full and effective participation and decision-making in public life). Un tema che la commissione ha strenuamente difeso sin dalla sua istituzione nel 1946.

Basti ricordare che nel 1953 la commissione si adoperava per l’adozione del primo testo di diritto internazionale su questo tema: la Convenzione sui diritti politici delle donne (entrata in vigore nel 1954). La commissione ha potuto assumere un ruolo precursore per tutti gli sviluppi che in questo ambito si sono susseguiti sin dalla creazione delle Nazioni Unite, grazie soprattutto all’apporto di alcune figure di spicco che all’epoca si sono strenuamente battute perché la tutela dei diritti delle donne non venisse relegata a una nota a piè di pagina della Dichiarazione dei diritti umani.

Nel 1946, Eleonor Roosvelt, delegata per gli Stati Uniti alle Nazioni Unite, nella sua Lettera aperta alle donne del mondo sollecitava "i governi del mondo a incoraggiare le donne ovunque a partecipare attivamente alle questioni nazionali e internazionali". Iniziativa alla quale aderivano tutte le donne all’epoca delegate alle Nazioni Unite, e in particolare Minerva Bernardino, che non solo è stata una delle sole quattro donne ad aver firmato la Carta delle Nazioni Unite, ma che ha assunto il ruolo di presidente della commissione stessa. Nel 1953 di fronte al segretario generale delle Nazioni Unite, proprio Minerva Bernardino sollecitava le donne a "partecipare a qualsiasi conferenza nazionale o internazionale a cui partecipano uomini e avere gli stessi doveri e privilegi".

La commissione ha inoltre svolto un ruolo determinante durante la prima stesura della Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (Cedaw) adottato dall’Assemblea Generale delle Nazioni unite nel 1979.  Come noto, il diritto delle donne alla partecipazione politica è ora articolato all’interno degli articoli 7 e 8 della Cedaw. Articoli dalla portata ampia, non meramente volti a garantire il diritto di voto, bensì ad assicurare un ruolo attivo e responsabile della donna nell’elaborazione delle politiche di governo e alla loro attuazione nonché ad assicurare la rappresentazione femminile nelle cariche pubbliche a livello domestico e internazionale.

A confermare il rilievo della partecipazione femminile, l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile include tra i suoi obiettivi la “piena ed effettiva partecipazione femminile e pari opportunità di leadership a ogni livello decisionale in ambito politico, economico e della vita pubblica” (target 5.5) e l’attuazione di “un processo decisionale responsabile, aperto a tutti, partecipativo e rappresentativo a tutti i livelli” (target 16.7). 

Nonostante la progressiva elaborazione normativa, sono molteplici gli esempi del persistere di un sensibile divario tra i generi.

I dati presentati dal Segretariato Generale delle Nazioni Unite in preparazione alla 65 sessione della commissione sullo stato delle donne hanno infatti messo l’accento sull’evidente inadeguatezza dell’attuale trend dovuto sia al persistere di barriere strutturali, visibili e invisibili, sia al persistere di norme e politiche di carattere discriminatorio.

Si pensi per esempio al fatto che 119 paesi tutt’ora non hanno mai avuto un capo di stato donna e secondo i calcoli elaborati dall’UN-Women, procedendo ai ritmi attuali, per raggiungere la parità ai vertici del potere saranno necessari ancora 130 anni. La non adeguata rappresentazione si è manifestata in tutta evidenza durante l’emergenza Covid19 dove di fronte all’emergenza solo il 3,5% delle task force create dai governi in 87 paesi sono state in grado di assicurare una parità di genere. Lo stesso è stato di recente sottolineato dallo Human Rights Council che ha evidenziato come il raggiungimento della parità di genere all’interno degli organi internazionali, come i treaty bodies, o le procedure speciali dello Human Rights Council stesso, sia ben lontano dal concretizzarsi.

Al di là della mera questione numerica, la commissione ha chiaramente messo l’accento su come l’assenza di una partecipazione femminile paritaria a tutti i livelli decisionali abbia conseguenze negative sull’attuazione del principio dell’uguaglianza e della non-discriminazione. Come sottolineato dal Segretario delle Nazioni Unite "quando le donne non sono consultate o incluse nelle decisioni su temi che hanno avuto un impatto diretto sulle loro vite come l'istruzione, la salute, lo sviluppo economico o la risoluzione dei conflitti, i risultati delle politiche rischiano di essere dannosi e inefficaci e di portare alla violazione dei diritti umani".

Alla luce di queste considerazioni, il progetto di ricerca Gender Equality in the Mirror: Clothing the Invisibility of Women’s Participation at International Level di recente inaugurato al World Trade Institute, presso l’Università di Berna, e che coordino personalmente, si prefigge di far crescere il dibattito su come affrontare gli ostacoli alla partecipazione e rappresentanza femminile. A tal fine il progetto per i prossimi due anni condurrà uno studio sistematico degli strumenti normativi, delle politiche pubbliche e delle misure di natura temporanea che sono state sino a ora adottate dai 189 stati membri della Cedaw per dare attuazione al disposto normativo degli articoli 7 e 8. Tale studio si tradurrà in una mappatura virtuale che consentirà, oltre all’individuazione di buone pratiche poste in essere, anche di delineare le riforme da adottare per colmare il divario di genere.

Riferimenti

Adami Rebecca, Women and the Universal Declaration of Human Rights, Routledge, 2019

Open Letter to the women of the world, read by Mrs. Eleanor Roosevelt to the General Assembly, and subsequent discussion by delegations, at the first session of the General Assembly: A/PV.29, 12 February 1946

UN Human Rights Council, Current Levels of Representation of Women in Human Rights Organs and Mechanisms: Ensuring Gender Balance, Report of the Human Rights Advisory Committee, 21 May 2021, A/HRC/47/51

Commission on the Status of Women, Report on the Twenty-Fifth and Resumed Twenty-Fifth Session (14 January – 1 February 1974), E/5451

Commission on the Status of Women, Report on the Twenty-Sixth and Resumed Twenty-Sixth Session (13 September – 1 October and 6-17 December 1976) E/5909

Commission on the Status of Women, Women’s Full and Effective Participation and Decision-Making in Public Life, as Well as the Elimination of Violence, for Achieving Gender Equality and the Empowerment of all Women and Girls, Agreed Conclusions, 30 March 2021, E/CN.6/2021/L.3

Commission on the Status of Women, Women’s Full and Effective Participation and Decision-Making in Public Life, as Well as the Elimination of Violence, for Achieving Gender Equality and the Empowerment of all Women and Girls, Report of the Secretary General, 21 December 2020, E/CN.6/2021/3