Politiche

Come tutte le guerre, l’invasione dell’Ucraina sta creando situazioni di vulnerabilità che, soprattutto tra le profughe, possono condurre alla violenza di genere, inclusa la tratta. Un saggio spiega perché e come agire subito per bloccare questo processo

Lo stupro è
un'arma di guerra

3 min lettura
Foto: Unsplash/ Larm Rmah

Il corpo femminile è stato usato nei conflitti recenti, e certamente a partire dalla guerra nella ex-Jugoslavia, come una vera e propria arma di guerra. Lo stupro sistematico delle donne e le gravidanze forzate sono stati strumenti utilizzati con freddezza per realizzare piani di pulizia etnica e per fiaccare il senso di identità degli individui maschi del gruppo avversario. ISIS/Daesh ha fatto del corpo delle donne Yazidi, sequestrate, usate come schiave sessuali per remunerare i combattenti, vendute sul mercato globale del sesso, una sorta di bottino di guerra da usare anche come fonte di finanziamento. Boko Haram in Nigeria ha probabilmente venduto nello stesso modo tante ragazze sequestrate nei villaggi e nelle scuole. In ogni caso, le notizie di stupri e di varie forme di sfruttamento e violenza sessuale hanno sempre accompagnato le cronache di guerra in relazione agli oltre 50 conflitti in corso globalmente. 

Anche a seguito dell’advocacy compiuta dalle organizzazioni di donne dopo le atrocità commesse in Bosnia, nello Statuto di Roma della Corte penale internazionale, adottato nel 1998, sono stati introdotti tra i crimini contro l’umanità e i crimini di guerra lo stupro, la schiavitù sessuale, la prostituzione forzata, la gravidanza forzata, la sterilizzazione forzata e altre forme di violenza di gravità comparabile. Ancora, tra i crimini contro l’umanità è stata inserita la riduzione in schiavitù anche nel contesto della tratta di esseri umani. [...] 

Le guerre contemporanee prendono di mira soprattutto i civili e, tra questi, le donne sono colpite da forme di violenza efferate, declinate secondo il genere e di particolare potenza, in quanto volte a distruggere la coesione delle comunità avversarie. Occorre peraltro ricordare che le vittime di violenza sessuale sono spesso colpite da uno stigma che impedisce loro di sentirsi ancora degne di far parte della propria comunità. Si tratta di processi disgregativi le cui conseguenze durano a lungo, anche dopo la fine delle ostilità. [...] 

La guerra è un moltiplicatore di tutti i fattori di vulnerabilità che possono sfociare nella tratta o in gravi forme di sfruttamento. Sono a rischio soprattutto le donne, non certo perché siano un gruppo ontologicamente debole o vulnerabile, ma perché, occupando una posizione subordinata nelle gerarchie di potere, in molti paesi hanno un limitato accesso alle risorse sia economiche sia culturali, e sono colpite da varie forme di violenza di genere, tra cui la violenza domestica e sessuale, che può indurle a emigrare in condizioni di insicurezza. Inoltre, la vulnerabilità dipende da fattori intersezionali che interagiscono con il genere, tra cui la nazionalità, la provenienza etnica o geografica, lo status sociale. Durante un conflitto, tutti questi fattori di vulnerabilità sono esacerbati e altri elementi addizionali concorrono a determinare una situazione di rischio. Il conflitto porta con sé la crisi del principio di legalità, il malfunzionamento delle istituzioni, e favorisce l’impunità.

Tratto da: 'Violenza sessuale e tratta in relazione all’invasione dell’Ucraina', Questione Giustizia, 12 aprile 2022

Continua a leggere