Articolofinanza pubblica

Meno tassi per tutti

Le ragioni per una garanzia comunitaria sui debiti pubblici

 

 

 

Articoli correlati

Come, e a che prezzo per la democrazia, i capi di stato e di governo dell'Unione europea hanno raggiunto l'accordo sul bilancio pluriennale europeo da cui dipendono i fondi del 'Next Generation'

L'Italia spende ancora troppo poco per i nidi. Serve un'offerta gratuita e universale per un'infanzia più serena e famiglie più forti. Un commento a partire dai dati

Molti paesi, terrorizzati dall'idea di aumentare le spese, stanno optando per misure di austerità fiscale. Un errore che non possiamo permetterci, o a pagare saranno soltanto le donne. Il commento di Magdalena Sepúlveda dal Cile

Il fondo “interamente destinato alla promozione della formazione personale delle donne, e in particolare alle casalinghe” che dovrebbe contare su un capitale di 3 milioni di euro annui, ossia meno di 1 euro a destinataria, poggia le basi su una falsa premessa

Di fronte alla spirale della crisi dei debiti sovrani, che ha trascinato nel vortice anche la Francia, e ha messo in serio pericolo la stessa costruzione europea, il presidente della commissione europea, Barroso, ha dichiarato che sarebbe una politica sensata quella di permettere ai paesi membri di prendere a prestito con la garanzia dell’Unione europea. Infatti, la presenza di una garanzia così forte consentirebbe a ciascun paese di finanziarsi a tassi di interesse più bassi, e dunque eviterebbe la spirale di  un aumento dell’indebitamento dovuto all’impennata dell’onere per interessi sul debito pubblico: dunque, la sola esistenza di una garanzia europa al debito nazionale darebbe un contributo notevole alle politiche di risanamento.

Questa posizione ha suscitato l'immediata reazione del governo tedesco, che ha riaffermato la sua opposizione a qualsiasi misura che possa mettere a rischio il denaro dei suoi contribuenti. La situazione della Germania è particolare in Europa.  Il grafico seguente, che dà conto dei tassi di interesse  reali e nominali in ciascun paese, ci aiuta a capire perché.

La “fuga verso la qualità”, cioè la corsa dei risparmiatori a vendere i titoli pubblici dei paesi a rischio per acquistare i Bund tedeschi, vero bene rifugio, ha consentito alla Germania di pagare tassi di interesse reali (cioè il tasso di interesse nominale meno il tasso di inflazione) negativi sul proprio debito pubblico. E’ come, cioè, se i risparmiatori di  tutto l mondo fossero disposti a pagare per il privilegio di prestare alla Germania.

Ma la settimana scorsa abbiamo assistito a un fatto nuovo: l'insuccesso dell’asta dei Bund, disertata dagli investitori internazionali, e soprattutto asiatici, in fuga dai titoli dell’intera Europa. Un preciso segnale di allarme: il dilagare della crisi, paese dopo paese, banca dopo banca, sta ormai interessando l’intera area dell’euro, e rischia di trascinare nel baratro la stessa Germania.

La soluzione, ci viene ripetuto, non può che essere l’austerità. Ma questa ricetta, che, come sappiamo, ridurrà il benessere di tutti, donne e giovani in particolare, non può funzionare da sola, come ci ha dimostrato il caso della Grecia e di tutti gli altri paesi che l’hanno seguita su questa  strada, e soprattutto non nei tempi  richiesti dai mercati nel vortice di una crisi finanziaria.
 
Crescono le voci a favore di una via di uscita, forse non alternativa ai sacrifici  necessari per rimettere la casa in ordine, ma certamente meno dolorosa per chi, come l’Italia, deve risanare il bilancio pagando contemporaneamente tassi di interesse sul debito superiori al 7%. Questa soluzione prevede un’azione di
sostegno della Banca centrale europea. E’ di ieri il balzo delle borse di tutte le piazze finanziarie alla notizia di un’azione concertata delle banche centrali dei principali paesi industrializzati volta a ridare liquidità ai sistemi creditizi, che erano ormai strangolati in una stretta del credito. Forse i mercati aspettano solo questo: un governo capace di governare.

Ed è esattamente questo che hanno fatto i tre paesi al di fuori dell’area euro, che hanno usato la politica monetaria per mantenere bassi i tassi di interesse nominali (cui si è aggiunto, per gli Stati Uniti, l’effetto di “fuga verso la qualità” scatenato dalla crisi della zona dell’euro), a testimonianza della scelta ben diversa operata da questi paesi fra gli obiettivi di inflazione e disoccupazione.