L’estate di inGenere è ricca di consigli di lettura, visioni e racconti. Le abbiamo chiamate "playlist". In questa, Marcella Corsi ricostruisce il senso di una parola, sorellanza, partendo da Olympe de Gouges e approdando alle bandiere disegnate da Rita Petruccioli
Chi non si emoziona con il motto della rivoluzione francese: libertà, eguaglianza e fratellanza?
Eppure, mi sono sempre chiesta cosa ne sarebbe stato della rivoluzione, se invece di fratellanza si fosse parlato, già da allora, di sorellanza.
L'occasione c'era stata: davanti all'Assemblea Costituente Olympe de Gouges aveva reclamato l'uguaglianza dei sessi, affermando che se una donna avesse avuto "il diritto di salire al patibolo" avrebbe dovuto avere "anche quello di salire sulla tribuna". Per chi non lo sapesse, nel 1793 fu ghigliottinata "per aver dimenticato le virtù che convengono al suo sesso" ed "essersi immischiata nelle cose della Repubblica". Ci ha lasciato però in eredità la sua Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina (1791, ripubblicata in Italia nel 2012 da una piccola casa editrice e al momento non disponibile, ndr) in cui riprende punto per punto la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e getta le basi dei femminismi che si sono susseguiti fino a oggi.
Voglio essere chiara: per me la sorellanza è uno stato dell'anima, una predisposizione nei confronti del genere umano, e poco ha a che fare con il sesso biologico delle persone. Tant'è che si sposa con quella che Adam Smith, nella sua Teoria dei sentimenti morali, definisce la 'morale della simpatia', facendo perno sulla capacità di condividere i sentimenti delle persone con cui interagiamo e spingendoci a giudicare le nostre azioni (in primis quelle economiche) sulla base dei loro effetti su di loro oltre che su di noi. Approfondendo una tale visione, il mercato può funzionare solo se i partecipanti (uomini e donne) rispettano in misura sufficiente un comune insieme di regole di comportamento, e se l’autorità pubblica (polizia e giustizia) interviene a sanzionare i casi di deviazione dalle norme di buona condotta. La moralità, il civismo, sono essenziali al buon funzionamento di un’economia di mercato; nessuna legge sarà mai universalmente condivisa, ma nessuna legge può essere fatta rispettare se non è accettata dalla grande maggioranza dei cittadini e delle cittadine. Questo penso che ci avrebbe insegnato una rivoluzione ispirata dalle parole di Olympe de Gouges.
Tutto ciò ci porta a leggere il presente nella complessità delle relazioni che gli esseri umani generano, e ai loro riflessi rispetto ai temi ambientali (il rispetto del pianeta) e alla necessità di una vera e propria rivoluzione basata sulla 'cura', come risposta alle distorsioni introdotte, in forme sempre nuove, dal patriarcato e dal capitalismo.
Sorellanza e cura: questo il binomio su cui creare un futuro diverso, più equo, più coeso, più rispettoso dell'ambiente e delle persone.
E in tal senso mi piace ricordare alcune iniziative importanti, scoperte di recente. In primo luogo, Sista Lab, che si definisce una 'palestra di SORELLANZA', ovvero 'un non-luogo, una comunità di 22 donne dai 16 ai 63 anni in cui si sperimenta la condivisione, la formazione, la collaborazione e l'aiuto reciproco'. Come recita il sito, 'fare parte di SISTA LAB significa essere parte di una comunità, di un gruppo di donne per le donne, di un posto in cui potersi confrontare, chiedere e ricevere aiuto, in totale libertà, senza giudizi né pregiudizi.' L'iniziativa è frutto di una startup, WonderFULL Women, lanciata e curata da Officina della Meraviglia, un collettivo di donne nato nel 2018 e sbocciato nel 2020, che si concentra sulla realizzazione, lo sviluppo personale, la creatività e l'innovazione socio-culturale.
La seconda iniziativa di sorellanza che mi preme ricordare è quella del vicinato femminista. A Montevideo in Uruguay stanno sperimentando una città femminista con spazi progettati in una prospettiva di genere e luoghi di incontro delle donne, spesso recuperati da beni in disuso.
Tra le tante pratiche c'è quella di seminare femminismo con gesti concreti. In centinaia hanno cosi appeso una bandiera alle loro finestre con scritto #mibalconfeminista.
Ispirandosi a quest'idea, l’illustratrice Rita Petruccioli ha disegnato la bandiera del #vicinatofemminista da esporre nei balconi di Roma. Se girate per il Municipio VIII trovate tante di queste bandiere nei luoghi più impensati.
Mi auguro che nei mesi a venire iniziative come queste possano trovare strada anche in altri territori, fino ad arrivare a tutte la città, perché la sorellanza, anche in questa forma, può fare davvero la differenza.
Sorelle? Si diventa: guarda l'intervento di Marcella Corsi a TEDx
Leggi tutte le nostre playlist