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Perché siamo
così stanche

Foto: Unsplash/ @rodolfobarreto

Lavorare in casa, lavorare fuori casa. Perché le donne sono sempre più stanche? Un'analisi dal Brasile mette a fuoco una questione diffusa: le donne lavorano di più e guadagnano meno

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Se si considera il tempo impiegato nello svolgimento dei lavori domestici, le donne in Brasile lavorano più ore rispetto agli uomini. Inoltre, le donne, come nelle altre parti del mondo del resto, costituiscono anche la maggior parte di coloro che svolgono lavori non retribuiti e a bassa retribuzione.

Il problema della disuguaglianza nella ripartizione del tempo di lavoro in Brasile riceve solitamente scarsa attenzione. Nella nostra analisi, prenderemo in considerazione sia le ore dedicate al lavoro retribuito (quindi al lavoro produttivo) sia il tempo dedicato allo svolgimento del lavoro domestico non retribuito (quindi al lavoro riproduttivo).

Riteniamo che esistano numerose forme di disuguaglianza rispetto al tempo di lavoro:

  • innanzitutto, tra la popolazione occupata e la popolazione disoccupata;
  • una seconda forma di disuguaglianza è legata a vari aspetti quali la ripartizione del tempo di lavoro, l’alto numero di ore di straordinario, la flessibilità in termini di orario di lavoro, la durata determinata dei contratti di lavoro, la riduzione dell’orario lavorativo e i meccanismi retributivi a provvigione, solo per citare alcune tipologie di lavoro flessibile che alterano la durata del tempo di lavoro, perfino tra la popolazione occupata;
  • una terza forma riguarda le questioni di genere: se gli uomini dedicano un numero maggiore di ore al lavoro produttivo, riconosciuto e remunerato dal capitale, le donne svolgono piuttosto un lavoro di tipo riproduttivo.

Per quanto riguarda l'ultimo punto, al fine di avere un’immagine completa del tempo di lavoro nella sua interezza, è necessario fare attenzione ad altri fattori, quali ad esempio il genere, dal momento che il lavoro domestico/riproduttivo (non riconosciuto dalla società come attività lavorativa vera e propria) ricade in larga misura sulle spalle delle donne, sebbene costoro svolgano anche un lavoro retribuito. Quindi, l’idea secondo la quale le donne sarebbero responsabili del lavoro di cura in quanto non svolgerebbero un lavoro retribuito fuori casa è priva di fondamento: le brasiliane lavorano sia in casa sia fuori casa, il che si traduce in giornate lavorative molto lunghe, più lunghe rispetto a quelle degli uomini.

I dati sul Brasile mostrano come, in termini di lavoro retribuito, la giornata degli uomini sia più lunga di quella delle donne; in altre parole, sebbene sia gli uomini sia le donne lavorino molte ore, in media i primi lavorano di più. Ciononostante, le donne si fanno carico anche del lavoro domestico non retribuito (preparazione dei pasti, bucato, stiro, pulizie della casa e cura di figli e anziani), il che comporta un carico doppio o perfino triplo: rispetto agli uomini, le donne dedicano il doppio del tempo agli impegni domestici, e questa (s)proporzione non ha subito modifiche significative durante gli anni duemila.

Secondo i dati forniti da PNAD Contínua, nel 2019 la popolazione brasiliana (dai quattordici anni in su) ha dedicato una media di 16,8 ore a settimana alle faccende domestiche o al lavoro di cura (21,4 ore nel caso delle donne e 11 ore nel caso degli uomini). Rispetto al 2016, il divario di genere si è ampliato nel 2019: la differenza tra la media delle ore dedicate dagli uomini al lavoro domestico o di cura e quella delle ore dedicate dalle donne ai medesimi impegni è salita da 9,9 a 10,4 punti percentuali.

I dati forniti da PNAD Contínua mostrano altresì che l’85,7% della popolazione (il 92,1% delle donne e il 78,6% degli uomini) ha svolto faccende domestiche, con un lieve aumento per gli uomini rispetto al 2018 (+0,4 punti percentuali). I dati evidenziano poi come gli uomini con un titolo di studio universitario (85,7%) si siano fatti carico di un numero maggiore di faccende domestiche rispetto agli uomini con un titolo di studio molto basso o privi di un titolo di studio (74,1%).

Ancora, i dati mostrano che esistono disparità a livello regionale: in alcune aree del paese, la percentuale di donne che svolgono i lavori domestici è più elevata (+21 punti nel nordest, e + 9,6 punti al sud). Adottando una classificazione di tipo razziale, la proporzione di donne dalla pelle bianca (91,5%), nera (94,1%) e scura (92,3%) è maggiore rispetto a quella degli uomini che hanno dichiarato di aver svolto lavori domestici (rispettivamente, l’80,4%, l’80,9% e il 76,5%).

L’unica attività di tipo domestico relativamente alla quale il tasso di coinvolgimento degli uomini è maggiore rispetto a quello delle donne (rispettivamente, 58,1% e 30,6%) è costituita dai piccoli lavori di riparazione. Per quanto riguarda il lavoro di cura non retribuito svolto tra le mura domestiche o presso un parente, il tasso di partecipazione delle donne raggiunge il 36,8%, rispetto al 25,9% degli uomini.

Si nota anche come il numero di ore dedicate settimanalmente al lavoro domestico mostri una correlazione negativa rispetto al reddito: maggiore è il reddito, minore è il numero medio di ore dedicate settimanalmente alle faccende domestiche in quanto, solitamente, in presenza di un reddito elevato, si può ricorrere a un aiuto esterno per lo svolgimento di tali lavori: i bassi salari e le tutele del lavoro estremamente ridotte rendono possibile tale opzione.

Pertanto, se si considera il tempo dedicato al lavoro domestico, il numero complessivo di ore di lavoro delle donne è maggiore di quello degli uomini. In aggiunta, oltre al fatto di lavorare di più, i dati mostrano come la quota di donne sia maggiore tra coloro che svolgono lavori con basse retribuzioni o non retribuiti.

Possiamo quindi concludere che permangono gli ingenti debiti sociali della società patriarcale capitalista, e la disuguaglianza nell’impiego del tempo è uno di questi. Sebbene il lavoro domestico, teoricamente non crei un surplus produttivo (in termini marxisti, non viene visto come un lavoro di natura produttiva), contribuisce allo sviluppo del capitalismo, in quanto consente la riproduzione della forza lavoro a un costo contenuto. Di conseguenza, è il capitale a beneficiare principalmente della distribuzione ineguale dell’attività lavorativa nonché del numero significativo di ore che gli uomini e le donne dedicano al lavoro – sia esso di natura produttiva o riproduttiva.

In conclusione, è necessario ridimensionare il carico di lavoro complessivo ricorrendo all’assistenza fornita dal settore pubblico, senza ridurre i salari e senza produrre ulteriori impatti negativi sulla parità di genere. Inoltre, è di fondamentale importanza sensibilizzare gli uomini e le donne – dal momento che la maggior parte di loro non sa, minimizza o sottostima il valore insito nel proprio lavoro riproduttivo – sull’importanza che tale lavoro riveste, nonché sulla necessità di ripartirlo equamente tra i due generi.

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