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Pioniere. Eileen Power
e la ricerca storica

Vissuta tra il 1889 e il 1940, di lei si disse che “combinava la grazia di una farfalla con la sobrietà industriosa dell’ape”. Nessuna più di Eileen Power merita di essere ricordata come la pioniera degli studi storici

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Contrariamente a quanto accadeva all’interno di altri settori, la storia economica inglese degli inizi del secolo scorso è ricca di ricercatrici di notevole capacità critica: Lilian Knowles, Eleanora Carus-Wilson, Ivy Pinchbeck, Beatrice Webb, Julia Mann, Alice Clark, B.L.Hutchins, Dorothy George, Sylvia Thrupp, sono soltanto alcuni dei nomi più noti. Come scrive la principale biografa di Eileen Power – Maxine Berg – un secolo fa la loro presenza all’interno della Economic History Society, alla London School of Economics (LSE) e nell’insieme della disciplina, era molto più consistente di adesso. Tra queste protagoniste della storia economica e sociale del secolo scorso, la figura di Eileen Power spicca per un insieme di qualità alquanto eccezionali. L’epoca e l’ambiente socio-accademico in cui si era formata sono quelli che precedono le pagine di Una stanza tutta per sé, in cui  Virginia Woolf aveva descritto i prati fioriti delle università prestigiose nella Gran Bretagna edoardiana, quelli che soltanto piedi maschili potevano calpestare (“il mio posto era la ghiaia”, constata quando viene sgridata e allontanata da un bidello che l’ha sorpresa a camminarvi sopra). L’ambiente sociale e politico è lo stesso: famiglie agiate, primo femminismo e lotte per il suffragio; nel caso di Power c’è l’aggiunta, nel 1907, degli studi al Girton, il college per sole donne fondato a Cambridge nel 1869. 

Nata a Altrincham, vicino Manchester - la maggiore di tre sorelle cresciute dai nonni e da zie intraprendenti che spinsero le nipoti a studiare – Eileen fu la prima in famiglia a divenire parte del mondo accademico. Mentre studiava a Cambridge si iscrisse alla National Union of Women’s Suffrage Society, dove la sorella minore Beryl, anche lei al Girton, era diventata una delle principali portavoce e attivista. Nel 1910, Eileen vinse una borsa di studio annuale per la Sorbona, e al suo rientro ottenne un’altra borsa per la LSE. Qui si dedicò a studiare le donne nel medioevo, il settore sul quale svolse molte ricerche originali culminate in una raccolta postuma curata dal suo allievo M.M.Postan, di dieci anni più giovane, insieme al quale per oltre un ventennio svolse seminari e ricerche, e sposò poco prima di morire troncata bruscamente da un infarto a 51 anni. 

Ultimato il manoscritto sui monasteri femminili inglesi medievali, che le valse elogi da parte del mondo accademico e la nomina come docente alla LSE, Eileen ottenne una borsa di ricerca all’estero. Trascorse l’anno 1920-21 a viaggiare in India, Burma, Giava e Cina: una esperienza determinante dal punto di vista culturale e metodologico. In India - ha osservato Natalie Zemon Davis, la maggiore storica femminista contemporanea – Power sperimentò l’impatto con quella società medievale che aveva studiato per l’Inghilterra dei Normanni e dei Plantegeneti, e contribuì a stimolare il suo interesse per la comparazione e per la vita quotidiana, che rimasero i tratti caratteristici e originali della sua impostazione. 

Dotata di notevole fascino personale, simpatia ed eleganza, tra le fondatrici della Economic History Review nel 1927, divenne professore alla LSE nel 1931 e responsabile insieme a R.H.Tawney di una raccolta di documenti storici sull’età dei Tudor che da allora rimane un riferimento d’obbligo per lo studio economico del periodo. Nella laudatio in occasione del conferimento del dottorato onorifico presso l’Università di Manchester, di lei si disse, nel ricordo commosso di Tawney, che “combinava la grazia di una farfalla con la sobrietà industriosa dell’ape”. 

Scriveva abitualmente sulla stampa periodica e negli anni venti partecipò a una serie memorabile di trasmissioni radio per le scuole insieme alla sorella Rhoda, che aveva frequentato la Oxford High School, ed era diventata una giornalista alla BBC. Con lei pubblicò un libro di storia per l’infanzia (Boys and Girls in History, 1925). Pacifista convinta, nel 1933 fondò insieme a William Beveridge l’Academic Freedom Committee, un’organizzazione che aiutava gli accademici perseguitati a fuggire dalla Germania nazista.  

Eileen Power era pienamente consapevole della forza innovatrice delle sue ricerche. In apertura del suo meraviglioso e ancora attualissimo Medieval People (1924), spiega che soltanto pochi anni prima “parlare della gente comune sarebbe stato contrario alla dignità della storia”. L’attenzione alla esistenza materiale di ogni giorno; al ruolo fondamentale delle donne nel lavoro e negli scambi commerciali, nella vita religiosa e nella gestione domestica; l’importanza di un approccio comparativo e multidisciplinare nella ricerca: questi aspetti, divenuti centrali nello sviluppo della disciplina soltanto con lo sviluppo della storia sociale e della microstoria negli anni ’60 e ’70, sono tutti ampiamente anticipati dall’opera di Power. Nessuna più di lei merita di essere ricordata come una grande pioniera degli studi storici.

 

RIFERIMENTI

Principali opere di Eileen Power

The Paycockes of Coggeshall (1919)

Medieval English Nunneries (1922)

Medieval People (1924)

Tudor Economic Documents, 3 voll. (a cura di, insieme a R.H.Tawney) (1924)

English Trade in 15th Century (con M.M.Postan)   (1933) 

Cambridge Economy History of Europe, vol.I: The Agrarian Life of the Middle Ages (a cura di, insieme a J.H.Clapham)  (1942)

Medieval Women (postumo, 1975, a cura del marito M.M.Postan)

Storiografia

Maxine Berg, A Woman In History: Eileen Power, 1889-1940, Cambridge, Cambridge University Press, 1996.

Ellen Jacobs, Eileen Power’s Asian Journey, 1920-21: history, narrative, and subjectivity, “Women’s History Review”, n.3, 1998.

Billie Melman, Under the Western Historian’s Eye: Eileen Power and the Early Feminist Encounter with Colonialism, “History Workshop Journal”, n.42, Autumn 1996.

R.H.Tawney, Obituary, “The Economic History Review”, vol.10, November 1940.

Natalie Zemon Davis, History’s Two Bodies, in “American Historical Review”, 93, 1988.