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Recovery plan "en rose",
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Foto: Unsplash/ Aleyna Rentz

Ripresa: cosa stanno pianificando gli altri paesi europei per ridurre il gap di genere? Un'analisi comparata con Spagna, Germania, Francia, Grecia e Portogallo

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Adottare una prospettiva intersezionale, fare della parità una leva per la ripresa, rafforzare l'economia della cura. Sono alcuni dei punti che il governo spagnolo ha messo al centro del Piano di recupero, trasformazione e resilienza approvato a Bruxelles

Dai livelli essenziali di assistenza al disegno di una nuova rete di aiuti, passando per finanziamenti, servizi domiciliari e caregiver. Dieci proposte per cambiare il lavoro di cura presentate in Lombardia, e che potrebbero applicarsi su tutto il territorio nazionale

La Commissione europea presta particolare attenzione al recovery plan italiano (il cosiddetto Piano nazionale per la ripresa e la resilienza), in considerazione del fatto che l'Italia, insieme alla Spagna, è destinataria di circa la metà delle risorse complessive della Recovery and resilience facility (Rrf) che a sua volta rappresenta circa il 90% del pacchetto Next Generation Eu: vale la pena di segnalare che circa 70 miliardi di sussidi, di cui beneficerà il nostro paese, rappresentano intorno al 4% del Pil italiano.

Tuttavia, non va dimenticato che la Rrf è uno strumento di sostegno finanziario basato sulla performance e non sulla semplice spesa, essendo l’effettivo esborso delle risorse legato al raggiungimento soddisfacente di specifici traguardi e obiettivi legati al progressivo stato di implementazione delle singole misure contenute nei piani, e non ai costi sostenuti.

Come premessa generale, relativamente alle risorse destinate ai piani di ripresa, sulla base dei testi al momento disponibili, si evidenzia una diversa incidenza degli stanziamenti nazionali:

  • L’Italia prevede di avvalersi sia di sussidi che di prestiti per un totale di circa 192 miliardi. 
  • La Francia prevede di destinare alla ripresa 100 miliardi, di cui 40 provenienti da NGEU;
  • Il piano della Germania destina circa 25 miliardi di sussidi della Rrf che rientrano nel totale delle risorse stanziate dalla legge di bilancio per il 2021 e nel bilancio pluriennale fino al 2024;
  • La Spagna si avvarrà di 140 miliardi, 72 dei quali in sussidi.
  • Il piano della Grecia fa riferimento a 29 miliardi della Rrf (di cui circa 17 di trasferimenti) e a 3 miliardi di fondi europei derivanti da React-Eu, Just Transition Fund e Fondo agricolo europeo per lo sviluppo rurale.
  • Il piano del Portogallo contempla 14 miliardi di sovvenzioni e 15,7 di prestiti a valere sulla Rrf con ulteriori 30 miliardi di trasferimenti dal bilancio pluriennale comunitario.

Dall’Italia, in particolare, ci si attende che il governo affronti le sfide strutturali in linea con le raccomandazioni specifiche della commissione (le cosiddette Country specific recommendations - Csr). Le raccomandazioni dello scorso anno per tutti i paesi sono state prevalentemente orientate all’adozione di misure per far fronte alle implicazioni socio-economiche della crisi pandemica, che sappiamo peraltro aver influenzato la produzione e l’occupazione di settori produttivi, il terziario in particolare, in cui la manodopera femminile è maggiormente presente.

Le raccomandazioni del 2019, invece, individuano meglio le criticità di natura strutturale dei diversi paesi, e la commissione chiede espressamente di tenerle presenti in tutto o in una significativa parte nella definizione dei piani. Per l’Italia, ad esempio, la raccomandazione n.2 indica la necessità di sostenere la partecipazione delle donne al mercato del lavoro attraverso una strategia globale, in particolare garantendo l'accesso a servizi di assistenza all'infanzia di qualità e a lungo termine.

Secondo le linee guida della commissione tutti i paesi membri nel formulare i loro piani devono:

  • indicare il contributo previsto per l'uguaglianza di genere; 
  • riportare una sintesi del processo di consultazione con i portatori di interessi nazionali; 
  • spiegare il modo in cui le misure si prevede che contribuiscano alla parità di genere e come esse siano allineate alla strategia nazionale in questo ambito.

Più operativamente, i piani, sottoposti poi alla valutazione della commissione, devono contenere, quale contenuto minimo sul tema, un paragrafo relativo a Gender equality and equal opportunities for all all’interno del capitolo 1 di introduzione generale del piano.

Venendo all’analisi comparata dei piani per la ripresa sul versante delle politiche di genere, pur tenendo presente che nel momento in cui si scrive si tratta di pure bozze, si osserva una diversa attenzione al tema a seconda delle sfide country-specific, se pur con alcune caratteristiche di convergenza legate per lo più agli investimenti nei servizi alla persona e all’infanzia e agli interventi a sostegno dell’istruzione in particolare per le materie matematiche, informatiche e scientifiche (le cosiddette STEM).

Nel piano italiano approvato in bozza dal Consiglio dei ministri il 12 gennaio scorso  che quanto ai 3 assi strategici e alle 6 missioni individuate non subirà mutamenti – l’eterogeneità sulle tre dimensioni considerate (generazionale, territoriale e di genere) viene traslata come priorità trasversale alle varie missioni. 

Nello specifico della dimensione di genere, gli interventi diretti alla riduzione delle diseguaglianze di genere si concentrano su tre missioni: istruzione e ricerca, soprattutto nelle discipline STEM; salute; inclusione e coesione con interventi diretti a ridurre le diseguaglianze, in termini di investimenti in infrastrutture sociali e servizi per favorire l’occupazione femminile sia sul versante dell’offerta che della domanda.[1]

Nella costruzione del piano italiano si sta ponendo una particolare attenzione alle politiche attive del lavoro, ad esempio per delineare percorsi formativi a fronte dei possibili squilibri o disallineamenti tra competenze richieste dal mercato e competenze offerte dalla forza-lavoro alla luce delle cosiddette twin transitions, ovvero le transizioni ecologica e digitale per le quali la commissione prevede vincoli di quote da destinare nel piano (37% e 20%, rispettivamente) e che, al di là delle implicazioni positive, possono avere anche degli effetti collaterali proprio in termini di skill mismatches.

Si può discutere su quale sia l’approccio preferibile alla questione di genere; in ogni caso affrontarlo in maniera “orizzontale” significa comunque che “l’intero piano sarà valutato in un’ottica di gender mainstreaming”  e che “le linee di intervento del piano saranno accompagnate da un set di indicatori qualitativi e quantitativi per una accurata valutazione ex ante ed ex post degli effetti di genere delle politiche (come recita lo stesso piano italiano).

Questo tipo di scelta implica anche la complementarietà, e quindi sinergia, degli interventi del piano con quelli finanziati attraverso fondi di bilancio nazionale (ad es. assegno unico e universale per i figli), il che nell’ottica del policy maker dovrebbe rafforzare quella “strategia globale” richiesta dalla commissione nelle raccomandazioni e che nel caso italiano, è in larga parte rinvenibile nel family act, a cui sono destinati 30,5 miliardi euro).

Venendo ad altri paesi, è utile fare raffronti in un’ottica di genere con i piani di Grecia, Spagna, Francia e Portogallo (che presenteranno il piano definitivo entro marzo o comunque ben prima della scadenza del 30 aprile) e della Germania.

Similmente all’Italia hanno scelto un approccio di genere di natura “trasversale” o “orizzontale” anche la Spagna (con focus su percorsi formativi e materie STEM, ma anche sul rafforzamento delle infrastrutture per la cura dell’infanzia e interventi volti a contrastare la violenza di genere che rappresenta una peculiarità del piano) e la Germania. Peraltro, mentre la Spagna non ha raccomandazioni sulle politiche di genere, alla Germania la commissione chiede invece di ridurre l'elevato cuneo fiscale, soprattutto per le persone che costituiscono la seconda fonte di reddito familiare, segnatamente le donne.

Nel piano tedesco sono inclusi progetti di investimento per potenziare l’offerta di infrastrutture per l’infanzia, bonus per le famiglie con bambini (300 euro a figlio/a), l’integrazione del sostegno al reddito, il raddoppio del credito d'imposta per i genitori single, ma anche un provvedimento per garantire una presenza minima delle donne nei consigli di amministrazione societari. Nulla di specifico sul cuneo fiscale, tuttavia nel documento si specifica che i progetti in materia di inclusione sociale e sostegno all’occupazione rappresentano solo una parte degli interventi previsti dal governo in tale ambito. Inoltre, un istituto indipendente sta predisponendo appositi “indicatori di genere” per la valutazione delle misure in questa ottica.

Nel piano della Francia, invece, gli interventi non risultano declinati in una prospettiva di genere, tantomeno vengono proposte misure di monitoraggio dei possibili impatti di genere. Il focus è su giovani e disabili, attraverso incentivi per l'assunzione soprattutto nei quartieri urbani più svantaggiati e per le categorie in situazione di precarietà. Tuttavia, si prevede che, per beneficiare dei fondi della Rrf, le imprese debbano rafforzare le misure di trasparenza per far fronte alle disparità salariali di genere. 

Anche il Portogallo ha adottato una strategia analoga a quella francese. Nel piano portoghese sono previste diverse misure che vanno nella direzione del supporto all’offerta di lavoro femminile, come il potenziamento degli asili e delle infrastrutture per la cura degli anziani e il sostegno alle politiche attive del lavoro.

Come il Portogallo, neanche la Grecia ha raccomandazioni specifiche sul versante di genere, ma nel suo piano prevede di promuovere la gender equality come obiettivo specifico all’interno di alcune misure, in particolare per affrontare la scarsa partecipazione femminile all’economia digitale, e il supporto alla creazione di unità per la cura all'infanzia all’interno delle imprese.

La sfida è per tutti ambiziosa su molteplici fronti, incluso il trade-off tra rispondere con puntualità alle richieste della commissione per ottenere le risorse, da un lato, e farlo in tempi stretti dall’altro. Senza dubbio tuttavia questa è un'opportunità per fare un radicale salto di qualità, nel metodo e nel merito, una sfida necessariamente da cogliere e non sprecare.

Note

[1] A titolo esemplificativo, si può menzionare il progetto di sostegno all’imprenditoria femminile (nell’ultimo anno, si è riscontrato per la prima volta in sei anni un saldo negativo tra nascita e chiusura di imprese femminili).

Gli argomenti trattati in questo articolo sono stati al centro dell'incontro "Recovery plan. Valutazione e impatto di genere" organizzato da NoiReteDonne il 15 marzo 2021. Guarda la registrazione dell'evento