Politiche

C'è bisogno di introdurre un aiuto economico per le donne che decidono di uscire da una relazione violenta, una misura che ne sostenga i percorsi di autonomia e libertà

Un sostegno economico per le
donne che escono dalla violenza

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Foto: Unsplash/ Jaelynn Castillo

Molte persone si chiedono perché le donne vittime di violenza spesso ritornino dal loro aguzzino. In tanti pensano che sia colpa della donna, che in fondo la relazione violenta le piace. Perché se non le piacesse dovrebbe andarsene e basta, giusto? Sbagliato: rimanere o ritornare in una relazione violenta ha molto poco a che fare con il carattere e i gusti personali e molto di più con gli effetti dell’abuso.

Secondo le operatrici di DiRe la rete italiana dei centri antiviolenza, una percentuale significativa di donne vittime di violenza domestica ritorna dal partner violento per le difficoltà economiche che affronta nel percorso di fuoriuscita. Soprattutto quando l’ex partner detiene il potere economico e sociale e il controllo completo sulle finanze e sulle risorse familiari. Molte donne, oltre ai traumi legati a una relazione abusante, devono fare i conti con i problemi emotivi e psicologici legati alle scarse risorse: alcune arrivano a separarsi gravate dai debiti in molti casi commessi dall’ex partner, spesso l’uomo violento ha fatto sì che lei lasciasse il lavoro e nella maggior parte dei casi è lui a prendere il controllo di tutte le risorse economiche. In questo modo le donne sono disabituate a gestire il proprio denaro. Se sono ospiti di una casa rifugio – spesso perché in pericolo di vita – si ritrovano senza casa e con le poche cose che hanno potuto portare con sé.

La fuoriuscita dalla violenza implica anche una riorganizzazione materiale della propria vita. In più, interrompere una relazione violenta ha un costo – per esempio trovare una nuova casa, pagare una caparra, traslocare e tutte le spese che un cambio di abitazione implica. A queste possono aggiungersi ulteriori difficoltà: avere uno o più figli a carico, essere fuori dal mercato del lavoro, non avere una casa di proprietà, avere difficoltà ad accedere o non avere accesso al credito. Come conseguenza di tutti questi fattori combinati, molte vittime di violenza domestica che avevano trovato il coraggio di porre fine a una relazione decidono di ricominciare.

Le difficoltà che le donne incontrano nella fuoriuscita sono dovute agli scarsi strumenti di welfare a sostegno dei loro percorsi di libertà e autonomia. In Italia non mancano le leggi, manca la prevenzione e mancano gli strumenti per permettere alle donne di potersi realizzare pienamente sulla base di desideri e obiettivi personali. Se vogliamo veramente affrontare questo problema in maniera adeguata è necessario che l’indipendenza economica e la disponibilità di risorse, elementi fondamentali per uscire da una relazione violenta, siano garantite dalla collettività.

In Italia c’è ancora molta strada da fare in materia di diritti economici e lavorativi per le donne che subiscono violenza. Le politiche non sono integrate e armoniche, la capacità di risposta pubblica al fenomeno della violenza è marcata dalle forti differenze territoriali. Una donna che vive in Calabria non ha a disposizione le stesse risorse pubbliche di chi vive in Emilia Romagna (rispettivamente 3 e 16 Centri antiviolenza)[1]. Un approccio globale al problema della violenza maschile dovrebbe contemplare, oltre che una maggiore integrazione dei diversi livelli di governo, anche forme di tutela omogenee sul territorio nazionale.

Siamo ancora lontani dal modello spagnolo che prevede una serie di diritti e di misure economiche a sostegno dei percorsi di fuoriuscita dalla violenza. Per ora, a livello nazionale, abbiamo i congedi lavorativi (ma non per tutte e non per tutte le tipologie contrattuali), il divieto di licenziamento, la flessibilità oraria, la possibilità di andare in aspettativa e le giustificazioni per assenze e ritardi, e a livello regionale (laddove esistono) interventi sulla formazione e l’inserimento lavorativo. Tutte misure importanti, ma che non vanno a risolvere il nocciolo della questione. Per dare uno strumento concreto alle donne che hanno subito violenza c’è bisogno di introdurre un aiuto economico che sostenga le donne nel percorso di fuoriuscita, come già succede in Spagna. Proviamo di seguito a rispondere a delle semplici domande sulla natura di una misura del genere: a chi dovrebbe essere rivolta e in che modalità potrebbe essere erogata per sostenere le donne in un percorso di autonomia, con una logica inversa a quella dell’assistenzialismo.

Cosa

Un aiuto economico mensile specifico per le donne che subiscono violenza di genere per sostenere lo sviluppo di un progetto di vita indipendente. Dovrebbe essere concepito come un supporto al progetto personale di fuoriuscita dalla violenza deciso dalla donna stessa. Il punto chiave è infatti la sua autodeterminazione, ovvero quel principio per cui un soggetto, per quanto possibile, deve poter decidere su tutto ciò che riguarda la sua vita. Questo strumento contribuirebbe fortemente a rafforzare la donna e a scardinare il ricatto della dipendenza economica dall’uomo violento.

Proprio perché gli uomini violenti agiscono violenza economica sulle loro compagne, privandole, come abbiamo visto, del controllo e della gestione delle risorse, e tenendo in conto i costi dei percorsi di fuoriuscita, questo aiuto non dovrebbe essere basato sullo status familiare come gli strumenti per l’inclusione e il contrasto alla povertà, ma sulla donna e sul percorso di autonomia che intraprende. La durata potrebbe essere quella tra i 6 mesi e i 2 anni mantenendo una certa flessibilità in grado di tener conto delle singolarità di ogni donna e delle sue esigenze specifiche.

Per chi

Il trasferimento dovrebbe essere a carattere universale, ossia rivolto a tutte le donne che subiscono violenza di genere con particolare attenzione ai casi di maggiore vulnerabilità. Ad esempio, coloro che non hanno i mezzi e le risorse economiche, che non hanno un lavoro, che subiscono violenza economica, alle minori abusate che devono allontanarsi dalla famiglia. Tra i casi di maggiore vulnerabilità rientrano anche le donne straniere irregolari: lo scopo di questo aiuto è infatti che la vittima raggiunga una vita indipendente, e spesso per le donne migranti senza permesso di soggiorno è più difficile allontanarsi dall’abusante (per le difficoltà linguistiche, per la minore conoscenza dei diritti, ma anche per la aggravata difficoltà di integrarsi nel tessuto economico del paese ospitante).

Come

Presentando una autodichiarazione che attesti la situazione familiare, economica e abitativa accompagnata da una relazione sul progetto di fuoriuscita dalla violenza redatta da un centro antiviolenza e dai servizi sociali. Il sostegno verrebbe erogato nel rispetto della Convenzione di Istanbul e in particolare dell’articolo 18 della convenzione, primo articolo della sezione 'Protezione e sostegno' che stabilisce che “la messa a disposizione dei servizi non deve essere subordinata alla volontà della vittima di intentare un procedimento penale o di testimoniare contro ogni autore di tali reati”.

Gli effetti

Una misura di sostegno economico potrebbe consentire a una donna, anche con figli a carico, di affrontare il primo periodo di separazione con una relativa tranquillità per impegnarsi e dedicarsi a tutte le pratiche legali e amministrative che uscire dalla violenza comporta, ma anche di avere un tempo per sé per elaborare il suo vissuto e riprogettare il futuro, per esempio per investire nella formazione professionale. Inoltre, nel caso in cui siano presenti bambini, potrebbe dedicare tempo e attenzione nell’accompagnarli nel percorso di elaborazione del trauma e nelle varie visite mediche e psicologiche.

L’alternativa è che la pressione dell’emergenza economica immediata, la totale assenza di risorse, l’impossibilità di delegare la cura dei figli per andare a lavorare, la frustrazione per l’incapacità di provvedere a se stesse e ai propri figli diventino un ostacolo sentito come insormontabile, e che vinca la percezione di avere poche scelte oltre a quella di tornare dal maltrattante.

Note

[1] I dati si basano solo sui centri DiRe perché in Italia non esiste un osservatorio sui centri antiviolenza.

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