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Stem: perché così poche?

Emma Strada

Nonostante il numero di studentesse che frequentano facoltà scientifiche sia cresciuto, specie a partire dagli anni 70, le donne che hanno raggiunto i vertici nelle facoltà di tipo tecnico-scientifico sono ancora una sparuta minoranza. La difficoltà di coniugare famiglia e accademia è una delle maggiori cause. Un esempio di buone pratiche viene dalla Germania.

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La prima donna ingegnere d’Italia si chiamava Emma Strada. Laureata presso il Politecnico di Torino nel 1908, poi una brillante carriera nelle miniere dell’isola d’Elba e la fondazione della prima “Associazione italiana donne ingegneri ed architetti” (A.I.D.I.A.). Grandi successi professionali, ma nessun figlio e nessun marito: Emma è stata una delle prime donne italiane a dover affrontare il dilemma “carriera o famiglia”.

Da allora, il numero di studentesse che frequentano facoltà di tipo tecnico-scientifico è cresciuto notevolmente, specie a partire dagli anni ’70, ma ai vertici dell’Università le donne sono ancora poche. Perché, come negli altri contesti lavorativi, anche in ambito accademico esiste il glass ceiling.

Una ricerca dell’American Association University Women dal titolo “Perché così poche? Donne nella Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica (STEM)” indica, tra le principali barriere che impediscono ad uno scienziato di fare carriera, l’incertezza lavorativa legata alla larga diffusione dei contratti a termine e i modesti livelli di retribuzione.Le ricercatrici e post-doc intervistate, però, attribuiscono le loro difficoltà di carriera anche ad altre cinque ragioni che preoccupano meno i colleghi uomini: i) l’ammontare di tempo richiesto per la ricerca, in particolare nelle facoltà scientifiche; ii) gli obblighi familiari; iii) la scarsa disponibilità di soluzioni lavorative part-time e flessibili; iv) l’insufficiente supporto in caso di maternità o malattia; v) la presenza di bambini e partner, percepite come barriere alla mobilità accademica.

L’età critica per investire nella carriera accademica coincide infatti con quella giusta per costruire una famiglia: così anche le ricercatrici rimangono ai livelli bassi della piramide accademica. L’UK Resource Centre ha stimato il gap di genere per gli anni accademici 2004/5 e 2007/8: più si sale nella scala gerarchica, più il gap aumenta come si evince dal grafico.

Avanzamento di carriera uomini e donne

Un esempio di buone pratiche per risolvere il problema è quello proposto dalla Università tedesca di Aachen, che fornisce sia un servizio di counseling e ricerca di un impiego per i partner dei propri dipendenti, presenti e futuri, che un programma per incentivare la presenza femminile ai vertici, finanziato dal Ministero dell’Educazione e della ricerca (1).
Questi programmi nascono dalla consapevolezza che è anche nell'interesse del datore di lavoro calibrare al meglio le esigenze dei propri dipendenti nelle due sfere, vita e lavoro,  per evitare la relativa perdita di capitale umano.
Molte altre donne, dopo Emma Strada, hanno deciso di rinunciare alla famiglia per realizzarsi professionalmente. Ma quante non l'hanno fatto, e quanta conoscenza è andata persa per questo?

(1) Per saperne di più sul programma dell'Università di Aachen http://www.rwth-aachen.de/cms/root/Forschung/Forschen_an_der_RWTH/Angebo...