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Stefania Noce era un'attivista: per le donne, per i migranti. È morta a 24 anni per mano del suo ex fidanzato. Nella sentenza di primo grado per la prima volta in Italia si parla di femminicidio, e il processo d'appello si apre a Catania proprio nella giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Un estratto dal libro Quello che resta

Storia del femminicidio
di una giovane femminista

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Stefania Noce è stata uccisa dal suo ex fidanzato la mattina del 27 dicembre 2011. Insieme a lei è morto anche il nonno Paolo Miano, ed è rimasta gravemente ferita la nonna, Gaetana Ballirò: i due avevano tentato di difendere la nipote. Per i tre efferati crimini, l'assassino reo confesso è stato condannato in primo grado all'ergastolo. Nelle motivazioni della sentenza il reato viene configurato in maniera diretta come “femminicidio”: è la prima volta che accade in Italia.

La sentenza però rischia di essere rimessa in discussione dal processo d'appello che, per uno strano scherzo del destino, si aprirà il 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza di genere. Per questo molte associazioni hanno scelto di unirsi in un un presidio partecipato e aperto a tutte e a tutti, a partire dalle nove di mattina, difronte al Tribunale di Catania. Un gesto concreto, per non lasciare soli i familiari delle vittime e dire basta ad ogni forma di violenza di genere. 

Di seguito un estratto dal libro Quello che resta - Storia di Stefania Noce, di Serena Maiorana, Villaggio Maori Edizioni, Catania, maggio 2013. 

Licodia Eubea, 27 dicembre 2012. Pomeriggio. Il cielo è chiaro, l'aria tersa di gelo. Nel centro del piccolo borgo costruito con pietre dorate, una folla lentamente si raduna, silenziosa e composta. In piazza Garibaldi c'è odore di cera. Giovani volontari distribuiscono candele davanti al palazzo comunale, mentre il sole scivola dietro le colline. Si fa rosso il cielo, prima del nero. Oggi fa freddo, eppure non piove.

È passato un anno esatto dalla maledetta mattina di pioggia e sangue. Per il piccolo paese è giunto il tempo di ricordare. Le volontarie di Sen (1) si passano il microfono l'un l'altra. Leggono i nomi delle vittime di femminicidio nell'anno 2012 e la loro voce si spezza più volte durante la conta. Al microfono poi c'è chi ricorda Stefania, chi la racconta. Solo dopo inizia la fiaccolata. Uomini e donne sfilano muti e portano in mano le candele accese. Altri, dal balcone, osservano commossi. Odore di cera, denso impregna l'aria di via Mugnos e di via Cairoli, i vicoli, gli scorci, il corso principale, fino a riempire, pian piano, il paese intero. Un grande striscione apre il corteo: c'è Stefania che sorride, alla manifestazione nazionale del 13 febbraio 2011. Tiene in mano un cartello che dice: “Non sono in vendita!”. L'ha scritto lei. Un ricordo stampato in bianco e nero che oggi ha il sapore di una beffa amara, eppure anche di un insegnamento prezioso. Con quella manifestazione, il 13 febbraio del 2011, si portavano in piazza i diritti e la dignità delle donne. Oggi accade di nuovo, a Licodia Eubea. E accade sempre insieme a lei. L'odore di cera entra nelle narici come contraltare al freddo pungente. Oggi siamo tutte Stefania. Con lei siamo state uccise. Con lei siamo nate di nuovo. Sempre insieme, dopo la vita e la morte, raccogliamo quello che resta, affinché nulla vada perduto.

(1) Sen, acronimo di Stefania Erminia Noce, è un'associazione fondata a Licodia Eubea, paese di Stefania, dopo il suo assassinio, ndr