Newslavoro, pari opportunità, stereotipi

Il cinema non è un ambiente per donne

Il divario di genere nei ruoli creativi dell'industria cinematografica

Ventidue per cento. A tanto ammontano le donne nelle troupe cinematografiche che hanno lavorato a 2000 film tra le maggiori produzioni e compioni di incassi negli ultimi venti anni. Al massimo, sono ambienti un po' più femminili...immaginate quali? Esatto: i costumi e il trucco, ambiti che lo stereotipo tradizionale considera di pertinenza femminile. Per il resto, le donne sono il 17,5% nel reparto effetti visivi - di solito quello più numeroso nelle grandi produzioni - per le musiche arrivano al 16% mentre camere e attrezzature elettriche sono territorio quasi solo maschile: 95% di addetti uomini. E va anche peggio se si vanno a guardare le mansioni creative: è donna il 13% degli editors, il 10% degli autori e il 5% dei registi. 

A raccogliere e ordinare i dati è stato Stephen Follows, scrittore e produttore inglese che ha pubblicato sul suo sito i principali dettagli raccolti nel report con lo scopo di richiamare l'attenzione e sensibilizzare l'ambiente cinematografico all'evidente squilibrio di genere a cui da vita. «Quando ho visto per la prima volta quanto fosse ampio il divario [di genere], e quanto fosse schiacciante, ho fatto di nuovo i conti per avere un doppio controllo», ha dichiarato Follows secondo quanto riporta il Guardian, «Non ci potevo credere». 

E le cose non vanno migliorando nel tempo, anzi! Dai dati raccolti emerge infatti che nel 2013 sono persino diminuite le donne che hanno lavorato ai film di maggiore successo rispetto agli anni precedenti, scendendo al 21,8% del totale delle troupe. Andando invece a indagare il gap in base al genere, il report segnala le donne sono più presenti nei musical (27% delle squadre) mentre la minore presenza è nelle fiction scientifiche (20%). Solo una donna nella storia del cinema ha vinto l'oscar come miglior regista, e cioè Kathryn Bigelow con The Hurt Locker, nel 2009.

«Non penso che l'industria cinematografica sia istituzionalmente sessista, ma davvero non credo se ne sia mai parlato, perciò spero che la consapevolezza della disparità di genere contribuisca a stimolare il cambiamento», ha sottolineato l'autore del report.

Dal canto suo, il British Film Insitute - istituzione britannica che si occupa di cinema e finanzia il settore con 27 milioni di sterline l'anno - ha dichiarato di provare ad affrontare il problema diversità nel settore cinematografico e ha annunciato che da settembre saranno introdotte delle quote necessarie per accedere ai suoi finanziamenti, e cioè bisognerà che un determinato numero di attori o della troupe sia composto da donne, gay, disabili e minoranze etniche. (gp)

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Nell'immagine di copertina, un grafico pubblicato nel report: la divisione di genere nei principali ruoli creativi dei duemila princilai film campioni di incasso dal 1994 al 2013. In rosso gli uommini, in blu le donne.