Dopo una lunga serie di audizioni, il disegno di legge Pillon Norme in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità è attualmente in attesa di emendamenti.
"I punti principali che il ddl regolamenta - presenza obbligatoria di un mediatore familiare, equivalenza del tempo trascorso con i figli o 'bigenitorialità perfetta', abolizione dell’assegno di mantenimento e casa familiare - hanno suscitato un fervido dibattito tra esperti di diversi ambiti disciplinari dal diritto all'economia alla psicologia, la sociologia e le scienze dell’educazione, ma riteniamo che non abbia tuttavia raggiunto in modo chiaro ed esaustivo la più ampia opinione pubblica" dichiarano in una nota la Sezione Studi di Genere dell’Associazione Italiana di Sociologia (AIS) e Minerva - Laboratorio di Ricerca sulla Diversità e le Disuguaglianze di Genere del Dipartimento di Scienze Statistiche della Sapienza Università di Roma.
Per questo motivo Minerva e AIS hanno organizzato un incontro di dibattito attorno ai contenuti del disegno di legge, che si terrà martedì 26 marzo 2019 nell'Aula 1 del Dipartimento di Scienze statistiche dell'Università Sapienza di Roma, dalle 12.00 alle 13,30.
All'incontro prenderanno parte studiosi e studiose, intellettuali, operatori e operatrici sociali, esperte/i, ricercatrici/ori, accademiche/i che condividono il desiderio di discutere il disegno di legge. Con la coordinamento della docente Fiorenza Deriu, interverranno: Linda Laura Sabbadini (Istat), Barbara Kenny (inGenere.it), Maria Grazia Passuello (Cabina di regia sulla violenza di genere – Regione Lazio), Titti Carrano (Rete D.i.Re), Francesco Antonelli (Laboratorio di Sociologia e ricerca sociale – Roma Tre).
"Le perplessità suscitate dal ddl Pillon sorgono non solo dalle incongruenze esistenti tra i principi enunciati e le modalità previste dalla legge per tradurli in prassi giuridica, ma anche in relazione ai principi stessi cui si ispira" spiega la nota degli organizzatori. "Perplessità sollevate non solo dal mondo dell’associazionismo e dei movimenti femminili e femministi, ma anche da parte della politica, nell’ambito della stessa maggioranza di governo, tanto che nei giorni scorsi sono stati presentati anche altri disegni di legge sull'argomento da parte di rappresentanti del Movimento 5 Stelle con il sostegno trasversale di deputati appartenenti anche a partiti di opposizione".
"Riteniamo impraticabile la previsione di tempi paritari di convivenza dei figli nell’abitazione dell’uno e dell’altro genitore, senza prevedere alcuna distinzione tra le esigenze dei minori, notoriamente diverse in relazione a variabili quali il carattere, la scansione dei tempi della vita quotidiana, l’età, il radicamento socializzativo, lo status dei genitori e una serie di altri elementi considerati rilevanti nelle discipline legislative praticate in altri ordinamenti" continua la nota. "Emerge una visione adultocentrica delle posizioni familiari, fortemente rivendicativa di un genitore sull’altro, che strumentalizza i figli nel tentativo di realizzare un improbabile riequilibrio familiare. Un pendolarismo tra un genitore e l’altro è fortemente penalizzante sia per il minore, che sarà costretto a vivere due ménage quotidiani diversi; sia per il partner più debole economicamente, che in genere è rappresentato dalla donna".
Ulteriori criticità del decreto sono riscontrabili nei casi in cui nella coppia vi siano situazioni di violenza domestica "in quanto la strada per la separazione è resa più difficoltosa – anche economicamente – per la donna che volesse allontanarsi dal partner violento. Infatti, l’obbligatorietà della mediazione familiare anche nei casi di violenza domestica contravviene con quanto previsto dall’articolo 48, comma I della Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, che sancisce il divieto dell’utilizzo di metodi alternativi per la risoluzione dei conflitti come la mediazione e la conciliazione. Anche le bambine e i bambini sono vittime, quanto le donne e le madri: i dati Istat, nell’ultima rilevazione del 2014, ad esempio, evidenziano che il 64% dei bambini che vivono in famiglie in cui c'è violenza del padre sulla madre assistono a questa violenza. Questo elemento non può e non deve essere assolutamente oscurato disponendo che il giudice possa stabilire l’affidamento ai servizi sociali e il ricollocamento in una struttura protetta per seguire un programma di recupero della bigenitorialità per quel minore che si rifiuti di convivere con il genitore riconosciuto come violento".
Leggi il programma completo dell'incontro
Leggi anche