Sempre più spesso le donne rinunciano alla maternità di fronte a condizioni materiali e culturali che la rendono un percorso a ostacoli nella piena realizzazione di sé. Che fine fanno i desideri mentre le istituzioni continuano a sostenere un modello di famiglia che non corrisponde più alla realtà? Il commento a partire dai dati contenuti nel rapporto Le equilibriste di Save the Children
genitorialità
In Italia le donne più istruite con occupazioni altamente qualificate che diventano madri tendono a rientrare al lavoro più rapidamente dopo il congedo rispetto al passato. Un cambiamento che va di pari passo con una maggiore condivisione della cura da parte dei padri e che dovrebbe essere sostenuto da politiche improntate alla parità, a partire da una distribuzione più equa dei congedi. I risultati di uno studio condotto dall'Università Sapienza di Roma e di Chieti-Pescara
Superare il modello di welfare familista, basato sui ruoli di genere tradizionali e sull'idea del male breadwinner, è possibile. In Spagna sta accadendo grazie a politiche di sostegno all'occupazione femminile e che promuovono una reale condivisione dei carichi di cura tra uomini e donne all'interno delle famiglie. Un confronto con l'Italia a partire da dati
A più di dieci anni dalla sua introduzione, non tutti i padri utilizzano il congedo di paternità obbligatorio in Italia, soprattutto se vivono al Sud o lavorano in aziende di piccole dimensioni e con contratti precari. Per rendere la genitorialità davvero condivisa è necessario intervenire sulle politiche, a partire dai dati
Secondo una recente indagine realizzata in Spagna, Portogallo e Italia, il nostro non è un paese per padri. I congedi totalmente retribuiti sono ancora troppo brevi, e il livello dell'occupazione femminile troppo basso. Per sostenere le nuove famiglie servono politiche solide e narrazioni diverse
L'Italia è tra i paesi europei dove il congedo di paternità ha la durata più bassa, di soli dieci giorni obbligatori. Estendere questo periodo prendendo a modello esempi come la Spagna, significa rispondere ai bisogni concreti delle famiglie di oggi. Una scheda di ricognizione e confronto nel contesto europeo
Da Betty Friedan ad Andrea O’Reilly, pratiche e linguaggi per diventare madri, vivere la maternità e attraversare tutte le contraddizioni di questa condizione con un approccio radicalmente femminista
Secondo l'ultimo rapporto delle Nazioni Unite sullo stato della popolazione nel mondo, la vera crisi demografica globale riguarda l'autonomia delle persone nella sfera riproduttiva. Vale a dire la libertà di scegliere se, come, quando e con chi diventare genitori, ricevendo un sostegno adeguato in termini di diritti e politiche
Con una recente sentenza la Corte Costituzionale riconosce alle coppie di donne di essere madri dei bambini e delle bambine nate con la procreazione medicalmente assistita, ma da questo diritto restano ancora escluse le donne single. Un traguardo che ci ricorda che la strada verso una genitorialità come scelta pienamente libera è ancora tutta da percorrere
Distinguere tra bambine e bambini nati dentro o fuori dal matrimonio è incostituzionale, secondo il Presidente della Repubblica. Non la pensa così il governo guidato da Giorgia Meloni, che ancora una volta ha tentato di promuovere il modello unico della famiglia tradizionale, negando l'esistenza di altre forme di famiglia
Il nuovo Piano nazionale per la famiglia mette in conto una sola famiglia, quella tradizionale, e un solo obiettivo, aumentare la natalità, ignorando la molteplicità dei legami familiari e i bisogni reali delle persone che vivono il presente. E lasciando, ancora, il carico del lavoro di cura sulle spalle delle donne
Con una recente sentenza della Corte costituzionale, anche le persone single possono fare domanda per le adozioni internazionali. Una decisione che apre al riconoscimento delle nuove forme di famiglia, facendo spazio a una riflessione più ampia su diritti e adozioni nel nostro paese