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Stato della popolazione,
l'Unfpa riparte dalle bambine

Foto: Unfpa

L'Unfpa fa il punto sullo stato della popolazione nel mondo, e parte dalle bambine di dieci anni, un'età chiave per capire il presente e immaginare gli scenari che ci aspettano. Il rapporto, diffuso in contemporanea mondiale in più di cento città

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È un pianeta "giovane" il nostro, abitato da 1,8 miliardi di persone d'età inferiore ai 24 anni, il più alto numero di popolazione giovanile della storia. Circa 125 millioni, i bambini e le bambine che nel mondo hanno un'età di dieci anni, concentrati prevalentemente in Asia e nel Pacifico. Di questi, più di 60 milioni sono bambine, e più della metà vive in aree in cui la discriminazione di genere ha conseguenze importanti per la salute, la sopravvivenza e i diritti. Sono alcuni dei dati resi noti dal rapporto del Fondo delle Nazioni Unite sullo stato della popolazione nel mondo (Unfpa), presentato oggi in contemporanea mondiale in oltre cento città, e che quest'anno parte dalle bambine di dieci anni, un'età importante, ricorda il rapporto, perché segna il passaggio dall'infanzia all'età adulta, e dunque può fare da termometro sullo stato della popolazione.

Una bambina di dieci anni sta per entrare nell'età riproduttiva, è al massimo della propria capacità di apprendimento, un giorno potrebbe essere una madre, una leader, una brava scienziata, una lavoratrice ambiziosa, un'innovatrice capace di cambiare per sempre le sorti della sua comunità e del mondo stesso. Cosa l'aspetta oggi? Si chiede il rapporto. Purtroppo la risposta non è affatto confortante, le aree che ospitano più della metà di tutte le bambine del mondo sono anche quelle delle mutilazioni genitali femminili, dei matrimoni precoci e programmati, quelle in cui le ragazze sono maggiormente esposte al rischio di epidemie come l'Aids, e hanno una minore probabilità di essere incluse nei percorsi di educazione (32 milioni di bambine in età scolare sono fuori dai percorsi di educazione), nei servizi e negli investimenti economici. 

A essere vulnerabile è anche la salute mentale. Secondo gli ultimi dati dell'Organizzazione mondiale della sanità citati dal rapporto, a livello globale il suicidio è diventato la seconda causa di morte per le adolescenti tra i 10 e i 19 anni, e la prima tra i 15 e i 19. Un dato nuovo e importante, sicuramente connesso alla diffusione di bullismo e cyberbullismo tra gli adolescenti del "mondo industrializzato", che ci parla di un presente complesso, in cui l'età di passaggio all'adolescenza diventa snodo delicato.

Che nelle aree coinvolte da grandi crisi umanitarie come guerre e disastri ambientali, siano le bambine, le ragazze e le donne a pagare il prezzo più alto in termini di qualità della vita e di sopravvivenza, vale sempre. Ma c'è una costante che accomuna il futuro che aspetta le bambine del mondo rispetto ai coetanei, a prescindere dal fatto che si trovino a vivere in un paese "sviluppato" o "in via di sviluppo". Questa costante è la maggiore probabilità di andare incontro a un destino di povertà e di esclusione dai servizi

È a partire dall'adolescenza che iniziano infatti gli ostacoli economici. Sono soprattutto le donne ad essere destinate a lavorare in nero, a spendere più tempo nei lavori non pagati di manutenzione domestica, assistenza dei familiari, produzione e preparazione di cibo. Questo vale per tutti i paesi del mondo, e nel tempo si traduce in una minore possibilità di accedere e restare nel mercato del lavoro (stando agli ultimi dati dell'Ufficio internazionale del lavoro riportati dal rapporto, le donne hanno il 27% delle probabilità in meno rispetto agli uomini di entrare nel mercato del lavoro globale). Inoltre, anche se spesso le ragazze nel mondo contribuiscono alla produzione di reddito, quasi mai hanno accesso a quel reddito con il possesso di un conto in banca e un'adeguata alfabetizzazione finanziaria. Questo è particolarmente evidente in alcuni paesi del mondo, come l'India o la Nigeria, dove la dipendenza economica dalla famiglia è particolarmente accentuata, ma vale anche per gli altri paesi.

Eppure ci sono bambine che continuano a immaginare per sé un futuro di possibilità. L'Unfpa ne ha intervistate alcune e a prescindere dal paese di provenienza sognano di fare le insegnanti, le allenatrici, di lavorare per aiutare le altre donne o i bambini abbandonati, di viaggiare e muoversi autonomamente in un mondo senza guerre, tra famiglie felici.

Quello che le Nazioni Unite si propongono di fare è proprio di lavorare all'abbattimento degli ostacoli per il raggiungimento di una prospettiva simile. L'agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile che è stata sottoscritta da 193 paesi, si propone di farlo nei prossimi 15 anni. Partire dalle bambine, spiega il rapporto, significa partire da almeno dieci azioni fondamentali. Tra queste, fissare a 18 anni l'età minima per il matrimonio, investire in prevenzione e servizi per la salute sessuale, riproduttiva e mentale, garantire l'accesso e la permanenza nei percorsi di educazione, impegnarsi nella riduzione del lavoro non pagato e degli altri ostacoli economici che riducono le possibilità per le ragazze, coinvolgere i ragazzi e le ragazze nel processo di trasformazione sociale e culturale per contrastare le discriminazioni di genere.

Quest'anno, spiega Aidos, Associazione italiana donne per lo sviluppo, impegnata nella diffusione del rapporto in Italia, "la sfida dell'Unfpa è quella di seguire la vita di dieci bambine di dieci anni, provenienti da diversi paesi del mondo, per vedere cosa accadrà nelle loro vite, per verificare se l’agenda sarà un successo, un fallimento o un tentativo da perseguire e migliorare". E Maria Grazia Panunzi, presidente dell'associazione, lo ricorda: "sono le ong e i progetti pensati e portati avanti da tante donne che fanno sì che obiettivi così ambiziosi possano diventare realtà".

Leggi anche l'intervista di inGenere a Mariarosa Cutillo, responsabile partnership strategiche del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione