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La città del futuro
è femminista

Foto: Unsplash/Oleksii Khodakivskiy

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Quali forme, identità e colori assume l’immaginario sulla città femminista di un mondo inter-pandemico, attraversato dalla crisi climatica e alla ricerca di nuove soluzioni rigenerative e di transizione?

Metropoli immerse nel verde lussureggiante di giardini pensili, villaggi galleggianti connessi da mezzi di trasporto pubblici e gratuiti, alimentati da energie sostenibili. Città abilitate da tecnologie digitali etiche, open source e rispettose delle persone e del pianeta. Comunità in cui la spinta alla collaborazione sia più forte qualsiasi forma di individualismo e di profitto. È la visione del Solarpunk, un movimento speculativo nato nei primi anni Duemila che, attraverso linguaggi multidisciplinari mutuati dall’arte, il design, l’architettura e la letteratura, immagina un mondo dove gli esseri umani possano vivere in comunità rispettose di identità plurali possano prosperare in armonia con l’ambiente e le altre specie. 

Solo uno dei numerosi filoni di riflessione contemporanea che si presentano come un punto di partenza utile, stimolante e incoraggiante per riflettere sulla complessità crescente del significato di “città femminista” che interseca e si arricchisce grazie ai futuri faticosamente immaginati e protetti dai movimenti queer, ambientalisti e per le tecnologie aperte e inclusive.

Davanti alle sfide complesse e multidimensionali del nostro tempo sono numerose infatti le voci che raccontano scenari collettivi alternativi e futuri possibili per rivendicare una città femminista come luogo di possibilità, in grado di curare, accogliere ed educare.

Feminism & The City è un magazine digitale che, attraverso una combinazione di fotografie, poesie, riflessioni e scritti, esplora la relazione tra femminismi e contesti urbani. Un’antologia nata da una serie di eventi e conversazioni tenutesi nel 2021 in cui 28 speaker hanno indagato le molteplici manifestazioni dei femminismi delle città, e di come questi possano diventare uno strumento per affrontare le difficoltà e le barriere che diversi gruppi sociali incontrano ai margini dei contesti urbani.

Sacred civics, building seven generation cities è un’altra opera composita e transdisciplinare, frutto del lavoro a più mani di attiviste e ricercatrici, che ci chiede di investire le nostre energie in uno sforzo immaginativo corale su nuovi modelli di convivenza e governo, nuove modalità di distribuzione della ricchezza, nuovi approcci al design degli spazi delle nostre città e della nostra relazione con la natura. I 17 capitoli della raccolta tracciano un percorso di riflessione intersezionale sulle città come siti di trasformazione collettiva, dove la costruzione di futuri femministi dipende dal riconoscimento dell’interdipendenza tra bisogni e identità differenti.

Quali sono allora i segnali di cambiamento, le pratiche che ci raccontano di una città femminista fluida, mutevole, che cerca di dare risposta ai bisogni delle identità plurali del nostro presente?

Shaping Urban Futures, report di ricerca nato dalla collaborazione tra UN-Habitat, Institute for Innovation and Public Purpose dello University College di Londra e London School of Economics Cities, mette insieme esempi di politiche progressiste ed esperimenti di innovazione civica per la costruzione di città eque, inclusive, rigenerative. In una parola, femministe. Tra i casi studio esaminati, quello del District Care System di Bogotà, capitale della Colombia: un programma che ha l’obiettivo di ripensare i servizi pubblici e le infrastrutture della capitale per facilitare l’equa distribuzione del lavoro di cura non retribuito e restituire tempo e spazio alle donne sui cui esso, inevitabilmente, grava in modo sproporzionato.

All the Feminist City podcast prodotto dal Vidhi Centre for Legal Policy (‘Vidhi’), un think-tank indiano indipendente, offre una riflessione completa ed esaustiva sulle tante facce della relazione tra genere e politiche urbane: dalle economie di piattaforma alla sicurezza e alla segregazione residenziale, dalle politiche carcerarie alla salute mentale. Un esempio concreto di come è proprio il Global South a dar forma ai pensieri e alle pratiche più radicali e coraggiose, eque e solidali, quando si parla di città femminista.

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