Articolofamiglie - buone pratiche

Lavoro e allattamento
in un manuale di sopravvivenza

Beneficio, diritto o libera scelta? Tutti e tre. Questa è la settimana della campagna per l'allattamento al seno. L'autrice di "Lavoro e allatto" spiega perché, più che ribadire le evidenze scientifiche sui benefici del latte materno, sarebbe meglio supportare la madre nei momenti critici, a partire dal rientro al lavoro

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Mentre è in corso fino al 12 giugno la campagna ministeriale per la promozione dell'allattamento al seno, pubblichiamo questo articolo di Tiziana Catanzani, autrice di Lavoro e Allatto. Metodi semplici ed efficaci per farlo bene e senza stress, Bonomi Ed, 2012.

Per secoli allattare un figlio è stata una competenza femminile riconosciuta e tramandata all’interno del recinto culturale in cui era collocata la donna madre. Una competenza rispettata in merito alla quale non esistevano dibattiti circa la sua convenienza in termini di salute (anche perché non esisteva una scelta diversa o, laddove lo fosse, era evidentemente pericolosa per la salute del bambino), ma anche una competenza che rafforzava l’immagine della donna legata a tutto tondo al ruolo di madre.

Dopo la seconda guerra mondiale, drammatiche esigenze (la presenza di molti orfani) insieme al ruolo che le donne avevano assunto anche nel campo produttivo, a iniziare proprio dal loro impiego nell’industria bellica, e lo sviluppo della ricerca industriale e scientifica, hanno consentito di offrire un prodotto (la formula) che ha dato, di fatto, un’alternativa all’allattamento al seno.  Alternativa che per anni è stata presentata come addirittura vantaggiosa in termini di salute e cui si sono presto legati gli interessi economici di un comparto industriale molto sviluppato e, conseguentemente, molto potente. Il marketing moderno ha fatto il resto: dagli anni settanta in poi l’allattamento al seno era quasi scomparso nei paesi industrializzati e l’argomento della possibilità della scelta (pur con l’indicazione circa la miglior qualità del latte materno) è stata da sempre una delle leve più emotivamente potenti di tale azione di marketing. Le campagne a favore dell’allattamento materno, promosse da donne/madri che hanno prepotentemente riportato l’attenzione su quello che era successo e sugli abusi e sulle pratiche scorrette delle aziende produttrici di formula, nonché sui vantaggi dell’allattamento al seno, hanno prodotto un movimento e una ricerca scientifica a riguardo che ha permesso nei fatti una ricolonizzazione di questa pratica. La ricerca scientifica ha, ad oggi, prodotto un “corpus” di evidenze circa i benefici dell’allattamento materno, il suo essere la norma fisiologica nonché sulla conduzione stessa di questa pratica da collocare oramai la scelta a cui si accennava prima (tra formula e allattamento al seno) in un ambito presto passato dalla mera informazione  a quello morale. Un ambito in cui, di nuovo, la donna è talvolta spinta a subire un modello adeguato cui aderire: la fisiologia del rapporto con suo figlio, il bene del neonato, il diritto alla scelta “giusta” così, di nuovo, la possibilità di affrontare un percorso diverso (quello dell’alimentazione artificiale) diventa una colpa per la madre. Aggravata dal fatto che la garanzia del bene, stavolta, è una garanzia laica, ovvero quella della scienza, e, dunque, super partes.

La colpa è attenuata solo se la scelta di non allattare è spinta da carenza di informazioni, tanto che oggi il dibattito intorno a questo tema sta cominciando ad assumere toni assoluti che di fatto tolgono spazio al dispiegarsi di un confronto sereno o ,quanto meno, serio circa il perché e per come si sceglie di alimentare con il biberon il proprio figlio. La scelta oggi, seppur tra percorsi non equivalenti, c’è, negarlo è demagogia, e resta una possibilità all’interno della storia personale di ogni donna, del suo inevitabile scegliere dei compromessi comunque nel complesso virtuosi per sé stessa, per il proprio figlio e per il proprio “ambiente sociale”.

Questo senza dover di nuovo cadere nel ricatto sociale e morale di un “dover essere” cui adeguarsi etero diretto ed etero gestito (quello antico religioso-sociale riguardante il ruolo femminile, quello moderno santificato dalla ricerca scientifica del dominio della fisiologia). A questa scelta, alla competenza femminile della madre mi interessa di accostarmi senza fornire un modello rigido quasi confessionale, senza giudicare gli eventuali compromessi che la donna si troverà comunque a scegliere sempre per il bene di sé e del proprio figlio. Accostarci fornendo le informazioni adeguate e, soprattutto il supporto emotivo per la gestione di una pratica complessa e quasi sempre ostacolata dalla realtà odierna, oppure aiutando la madre a gestire il parziale o totale abbandono di questa pratica. Per questo oggi l’attenzione va spostata, a mio giudizio, su come supportare la madre nei momenti critici del puerperio e della sua vita sociale (rientro al lavoro) più che nel ribadire i benefici dell’allattamento e le evidenze scientifiche di ciò.    

Tenendo anche presente che ciò che sappiamo oggi sull’allattamento ci è restituito dalla scienza che per certi versi ha messo al microscopio questa pratica e ce l’ha presentata ricostituita a tavolino. Il salto generazionale infatti ha fatto perdere la componente delle competenze, del sapere vissuto e parlato e vivo dell’allattamento. Anche con questo fatto dobbiamo fare i conti, se non vogliamo farci scippare proprio tutto.