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Nel sud Italia lavora meno di una donna su tre, disoccupazione e complessità del territorio sono ancora alla base della migrazione dei talenti, ma un gruppo di innovatrici dopo la pandemia ha deciso di provare a invertire la rotta, puntando tutto su genere e digitale

Innovatrici
del Sud

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Foto: Unsplash/Latrach Med Jamil

Nel Sud Italia lavora meno di una donna su tre. È quanto emerge da uno studio di Confcommercio che evidenza come nel nostro paese, e in particolare nel Mezzogiorno, ancora tantissime donne rimangano fuori dal mercato del lavoro. Il tasso di occupazione femminile a livello nazionale si ferma infatti al 50,5%, una cifra al di sotto della media europea che arriva al 54,1%. A Sud, però, la percentuale scende ancora fino al 33%. E la Puglia, come tutte le regioni del Mezzogiorno, vede ancora gran parte della sua popolazione giovanile, laureata e no, emigrare verso il nord Italia e il resto del mondo.

La pandemia però ha capovolto le priorità e anche i flussi migratori, i talenti italiani dispersi non solo al nord ma anche all'estero stanno tornando e hanno voglia di cambiare le cose. In questo contesto si inserisce Puglia women lead, associazione di promozione sociale nata a Bari nel 2022 che promuove l’empowerment femminile, l’imprenditoria e lo sviluppo di competenze digitali per le donne, con l’obiettivo di colmare il divario occupazionale di genere, ce lo racconta Lara d’Argento, una delle co-fondatrici (nella foto sotto, ndr), che abbiamo intervistato. 

Se di solito le storie cool partono da un garage in California, questa comincia dalla pietra del romanico, al Caffè Vittoria, dalla saracinesca verde nel cuore di Bari vecchia, racconta d’Argento "il luogo perfetto dove accendere la scintilla di un nuovo modello di leadership, tedoforo del cambiamento che desideriamo per il nostro futuro condiviso".

L’obiettivo di Puglia women lead, spiega d'Argento, è quello di "creare uno spazio e un tempo inclusivi che offrano pari opportunità per chiunque voglia restare in Puglia, attraverso attività di divulgazione ed eventi, focalizzandosi su lavoro, divario di genere, leadership inclusiva, opportunità del digitale e contrasto alla violenza economica. Con un'attenzione particolare alla formazione professionalizzante per generare sinergia fra l’integrazione sociale e lo sviluppo economico".

La questione di genere stessa è una questione di sviluppo economico, continua d’Argento "per questo motivo, nutriamo alleanze progettuali aggregando differenti portatori di interesse: enti pubblici, aziende private, imprese locali e multinazionali, erogatori di formazione. Lo facciamo perché la crescita è un lavoro di squadra e perché crediamo che la Puglia sarà pioniera nel propendere verso un nuovo modello di leadership che finalmente sia orientato anche verso le pari opportunità".

Alla domanda "perché Puglia women lead?", risponde "per la vita che ho deciso: come pugliese, come lavoratrice, come donna, come persona. Dopo tre giorni di polpo crudo, focaccia e birretta sul mare, fai fatica a trattenere qui una persona. Ma sul lungo periodo, quella persona cercherà un lavoro e una situazione di benessere che le consenta di restare o tornare, qualunque sia la sua situazione affettiva: con un familiare a carico, con figli, con partner. Opportunità di crescita, flessibilità lavorativa, guadagno economico, qualità della vita. Ho co-fondato l’associazione prima di tutto per questo, per la Puglia che desidero per me stessa. Per scegliere di non dover scegliere".

Secondo l’Arpal (Agenzia regionale politiche attive del lavoro) in Puglia le imprese femminili sono 89.374 e rappresentano il 23,16% del totale delle imprese registrate sul territorio regionale, percentuale leggermente inferiore rispetto al dato meridionale ma migliore rispetto alle statistiche nazionali. 

Le start-up femminili pugliesi sono 103, il 5,15% del totale nazionale e il 14,8% sul totale di start-up innovative presenti in Puglia. Rispetto allo stesso periodo del 2019, la Puglia ha registrato 47 nuove start-up operanti quasi esclusivamente nel settore dei servizi alle imprese. Un mercato che potrebbe potenzialmente crescere in cui però mancano ancora dei riferimenti per le donne.

Proprio la necessità di creare un punto di riferimento per le donne ha spinto Gaia Costantino, Sonia Elicio, Gloria Elicio, Adriana Angarano, Lara d’Argento e Sabrina Fiorentino a fondare Puglia women lead. Determinate si sono dette "facciamolo noi", e così è nata l'associazione.

Ma fare impresa al Sud e farlo se sei una donna non è facile. Il settore tech in Italia è ancora “roba da uomini”. Il numero di donne nei consigli di amministrazione e in posizioni di C-suite (l’insieme dei dirigenti più importanti di una azienda) nelle startup tecnologiche è limitato. Gli uomini in entrambi i ruoli rappresentano rispettivamente il 63% e il 59%.

"Noi probabilmente neppure ci siamo accorte delle barriere che abbiamo superato, quando le abbiamo incontrate" racconta d’Argento "pensavamo fosse normale, perché ciascuna di noi conosce donne nel settore tecnologico e probabilmente ci lavora in più di un progetto. Poi abbiamo letto le statistiche, che mostrano come ci sia una programmatrice ogni nove programmatori e che in Puglia due donne su tre non lavorano. Lì abbiamo capito che il problema esiste e che i dati lo attestano. Abbiamo deciso di agire, innanzitutto, andando nelle scuole del territorio a promuovere i nostri valori: università, istituti superiori e prossimamente anche le scuole medie e quelle elementari". E organizzando il primo coding bootcamp del Sud Italia: Puglia women code, un evento di tre giorni  che si è tenuto allo Spazio Murat di Bari, per insegnare rudimenti di programmazione alle persone che si riconoscono nel genere femminile, senza alcun limite di età o formazione pregressa.

"L’evento, di un weekend" spiega d'Argento "non vuole essere una meteora, crediamo nel processo e dunque abbiamo intessuto una serie di alleanze con enti pugliesi erogatori di formazione, che hanno offerto borse di studio, allo scopo di permettere alle partecipanti di proseguire e approfondire il loro percorso". 

Si tratta dell’episodio pilota di una serie di appuntamenti di formazione che, racconta d'Argento "in circa dodici mesi, renderanno le partecipanti pronte per un colloquio di lavoro per una posizione junior presso un’azienda in Puglia, verosimilmente una di quelle che ha scelto di sponsorizzare l’evento". Con lo stesso progetto, Puglia women lead ha vinto il bando Co-Branding della Regione Puglia che riconosce le sue associate come ambasciatrici del marchio regionale, sostenendo un’innovazione sociale in continua evoluzione volta a stimolare la creazione di nuove soluzioni e paradigmi di intervento a livello locale, e rafforzando così il posizionamento della Puglia come hub digitale del Sud, per attirare ulteriori investimenti da parte di società multinazionali che operano in ambito informatico.

“Questa è la nostra risposta, questo è il nostro vivaio, questo è il nostro cambiamento concreto” commenta d'Argento.

Insomma, il seme è stato piantato, e Puglia Women Lead sembra rappresentare solo l’inizio di una possibile rinascita che potrebbe vedere il Sud alla guida di un cambiamento del mondo del lavoro che tenga insieme opportunità di carriera e qualità della vita. Perché non possiamo chiedere al lavoro di offrire tutto il senso delle nostre vite. E perché restare o andare via per una carriera e una vita soddisfacenti, dovrebbe essere una scelta, non una necessità.