Economista, Ph.D. in Economics presso l'Università di Manchester (UK), insegna Economia Politica (laurea triennale) ed Economia di genere (laurea magistrale) presso Sapienza Università di Roma. È autrice di lavori che spaziano dall'economia del lavoro alle tematiche dello sviluppo umano, spesso in ottica di genere. Ha svolto attività di consulenza per diverse istituzioni internazionali (Commissione europea, Parlamento europeo, Ocse) ed è membro associato del Centro europeo di ricerca sulla microfinanza (CERMi) di Bruxelles. Da marzo 2017 è direttrice della rivista International Review of Sociology e coordinatrice di Minerva – Laboratorio su diversità e disuguaglianze di genere.
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Molto presenti nella base, pochissimo al vertice. I dati sulla presenza femminile nelle posizioni apicali della pubblica amministrazione e delle autorità indipendenti
La scarsa presenza delle donne ai vertici delle istituzioni e dell'economia: un "vuoto di genere" che va colmato. Senza cadere in due opposti errori: considerare le donne una categoria da proteggere, e negare il problema. Il caso della legge sulle donne nei cda
La tendenza al livellamento nell'età di uscita dal lavoro è comune a tutt'Europa. Bisogna evitare di guardare allo "sconto" sull'età per le donne come a un risarcimento del lavoro di cura, confermando così i ruoli dati; e valutare i parametri delle singole posizioni lavorative, che fanno davvero la differenza
Dalla Grameen Bank in poi, il microcredito è uno strumento innovativo che nel mondo beneficia soprattutto le donne, altrimenti penalizzate dall'esclusione finanziaria. Non è così in Italia, dove le "microimprenditrici" ricevono meno di un terzo dei prestiti totali in questo settore
Crescono i riconoscimenti, sale la presenza femminile. Ma i dati mostrano che scienza e tecnologia non differiscono da altri settori lavorativi in quanto a segregazione femminile. Perché la scienza non è neutra, e molto resta ancora da fare