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L'estate di inGenere è ricca di conversazioni femministe. Visioni e pratiche al cuore di un dialogo ininterrotto tra passato e presente. In questa puntata, un'intervista a più voci con alcune case editrici che stanno riportando in Italia e in Francia i testi fondamentali del femminismo marxista suscitando un rinnovato interesse per queste teorie

Femminismo
marxista

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Femminismo marxista
Credits Unsplash/Mike Hindle

Nel manifesto di Lotta Femminista Potere femminile e sovversione sociale (Marsilio, 1972, con l’introduzione di Selma James), la sociologa e scrittrice Mariarosa Dalla Costa dimostrava che la divisione sessuata del lavoro riproduttivo era una caratteristica strutturale del rapporto capitalistico e che, prendendo coscienza dell’origine del proprio sfruttamento, le donne formavano una classe dal potenziale sovversivo. Dalla Costa inaugurò quello che la politologa Anna Curcio avrebbe definito femminismo marxista della rottura, perché rompeva sia con l’interpretazione marxiana del rapporto tra produzione e riproduzione, sia con l’emancipazionismo femminile. Secondo questa analisi del rapporto tra capitale e patriarcato, le casalinghe, riproduttrici sociali per eccellenza (donne eterosessuali, lesbiche, proletarie o borghesi che assumevano il ruolo di cura all'interno dei nuclei domestici) non si sarebbero liberate dopo l’avvento della rivoluzione proletaria o andando a lavorare fuori casa, ma scardinando il pilastro fondamentale su cui si fondava il regime capitalistico: la famiglia.

Le teoriche del femminismo marxista hanno analizzato la domesticità come luogo di produzione e riproduzione del rapporto capitalistico e dell’oppressione patriarcale, per andare oltre e contro Marx, oltre e contro la naturalizzazione della "femminilità".

Con la campagna transnazionale Wages for Housework (raccontata da Louise Toupin ne Il salario al lavoro domestico, Ombre Corte, Verona, 2023), le femministe marxiste di Lotta Femminista (unitesi poi nel Comitato Internazionale Femminista) chiedevano un salario per rifiutare la naturalizzazione del lavoro riproduttivo e aprivano il filone della critica femminista dell’economia politica. Nel ’76, le storiche Barbara Duden e Gisela Bock, che intrattenevano una fitta corrispondenza con Lotta Femminista, scrissero Arbeit aus Liebe (Lavoro come amore). Nel ’79, Lucia Chistè, Alisa Del Re e Edvige Forti pubblicarono Oltre il lavoro domestico, con cui criticavano e ampliavano le prime proposte del movimento. Nell’81, Leopoldina Fortunati scrisse L’arcano della riproduzione. Casalinghe, prostitute, operai e capitale (Marsilio, Venezia) e nell’84 pubblicò con Silvia Federici Il grande Calibano (Franco Angeli, Milano), proponendo un’analisi di come la caccia alle streghe fece parte del processo che condusse al capitalismo. 

Nonostante la risonanza internazionale, i testi fondanti del femminismo marxista italiano non vennero ripubblicati per decenni. Un po’ perché la brutale repressione dei movimenti della sinistra degli anni Settanta mise a tacere le sue militanti, un po’ perché il movimento femminista italiano degli anni ’80 si orientò verso la filosofia della differenza, mettendo da parte le analisi materialiste.

Oggi, per la prima volta dopo più di quarant’anni dalle prime edizioni, quasi tutti i testi principali della tradizione del femminismo marxista sono nuovamente disponibili. Nelle piazze, grazie al movimento femminista sudamericano Ni Una Menos, che le ha fatte proprie; e sulla carta, grazie al lavoro di editrici e ricercatrici che ne hanno conservato la coscienza dell’utilità politica e critica. 

Per Ombre Corte, casa editrice indipendente nata nel 1996, la riedizione dei testi del femminismo della rottura è nata dal bisogno di strumenti di critica femminista materialista. "Quando nel 2014, con Gianfranco Morosato, direttore editoriale di Ombre Corte, abbiamo pubblicato il primo (in assoluto) volume in italiano di Silvia Federici, un volume dal titolo La rivoluzione al punto zero (la cui terza edizione ampliata uscirà nei prossimi mesi), che raccoglieva una selezione di articoli usciti nel 2012 nel volume Revolution at Point Zero (Pm Press), sapevamo di essere dei pionieri" racconta Anna Curcio, direttrice editoriale di Ombre Corte. "All’inizio degli anni Dieci, la decisione di pubblicare in Italia Silvia Federici nasceva da una esigenza legata al deficit di riflessioni femministe di natura materialista e critica, di cui c'era invece bisogno, mentre la ristrutturazione del lavoro produttivo e riproduttivo nel capitalismo neoliberale in crisi stava ripensando il ruolo sociale delle donne e del lavoro delle donne". 

"Morosato, sempre attento alle dinamiche politiche comprese quelle in fieri, si rese disponibile all'operazione editoriale consapevole che non stavamo pubblicando un best seller ma facevamo una scommessa per il futuro" continua Curcio. "Nel frattempo, Ni una menos aveva preso le piazze in Argentina e ne era arrivata l'eco anche in Italia. In Argentina, le lotte femministe avevano declinato una critica radicale alla subordinazione sociale delle donne e allo sfruttamento lavorativo, dentro e fuori la famiglia e le riflessione di Federici, che trascorreva in quegli anni lunghi periodi in America Latina, facevano da bussola alle lotte. Qui l'intuizione di Morosato di pubblicare Dalla Costa, Del Re, Toupin e più di recente Duden e Bock, mettendo insieme una biblioteca preziosa per ripensare il femminismo oggi. In autunno uscirà anche una nuova edizione di L'arcano della riproduzione di Leopoldina Fortunati".

Dal 2014, il catalogo di Ombre Corte si è arricchito degli altri testi del femminismo marxista, ripubblicando nel 2020 i già citati Oltre il lavoro domestico, di Chisté, Del Re e Forti, nel 2021 Donne e sovversione sociale di Dalla Costa (introduzione di Anna Curcio), nel 2024 Lavoro d’amore, amore come lavoro di Duden e Bock (introduzione di Silvia Rodeschini) e l’inedito Reincantare il mondo (2021), raccolta di saggi pensata insieme a Federici per raccontare la sua riflessione su riproduzione e globalizzazione. 

"La biblioteca femminista di Ombre Corte" racconta Curcio che, anticipa "sarà presto raccolta in una collana ad hoc, segue e raccoglie anche altri testi che permettono una riflessione femminista dentro i rapporti sociali di riproduzione, oltre le identità valorizzate da altre tradizioni femministe. Vanno in questa direzione la pubblicazione di Neoliberalismo e riproduzione sociale (2024, introduzione di Federico Chicchi) del collettivo Kin-d of group, che raccoglie una riflessione seminariale sul ruolo della riproduzione sociale e il lavoro di Veronica Gago e Luci Cavallero (Vive, libere e senza debiti!, 2020), protagoniste del femminismo latinoamericano. Prima di questi, il lavoro di Cristina Morini, che già nel 2010 aveva pubblicato per Ombre Corte un utilissimo saggio: Per amore o per forza, che elaborava una critica femminista materialista nel contesto di crescente precarizzazione della vita e del lavoro".

Il catalogo di Ombre Corte, continua Curcio "si presenta indispensabile per il dibattito femminista critico contemporaneo: la casa editrice è fondata dentro la tradizione del pensiero operaista e sa che la conoscenza è legata alla lotta. È dunque, dall'interno delle lotte, quelle femministe comprese, che orienta le sue scelte editoriali". 

A differenza dell’Italia, per i paesi francofoni la pubblicazione delle teorie femministe marxiste è una novità assoluta. Solo il manifesto di Lotta Femminista aveva avuto una discreta diffusione in Svizzera negli anni Settanta. "Entremonde è nata intorno al 2008 dalla frangia radicale del movimento terzomondista, che si stava esaurendo" racconta Hélène Goy, la sua editrice. "Sentivamo l’esigenza di rendere accessibili gli scritti marxisti e anarchici e di riconnetterci all'idea di comunismo. Abbiamo cercato di rinnovare la teoria critica marxista in lingua francese, pubblicando approcci che trascendessero le correnti politiche e che non avrebbero trovato posto in case editrici guidate dalla redditività". 

"Per Caliban et la Sorcière del 2014 (edizione italiana Calibano e la strega. Le donne, il corpo e l'accumulazione originaria a cura di Anna Curcio e Federica Giardini, Mimesis, 2020, ndr)" continua Goy "il nostro interesse ha preceduto il rinnovo del femminismo in senso militante e marxista: l’obiettivo del collettivo Senonevero, che lo ha tradotto, era infatti quello di far conoscere le teorie femministe-marxiste in un'area dominata da una visione femminista radicale, in cui l'influenza del femminismo materialista di Christine Delphy era divenuta quasi egemone".

Per quanto riguarda la pubblicazione di L'Arcane de la reproduction (2022) di Fortunati e dell'antologia Femmes et subversion sociale (2023) di Dalla Costa, racconta Goy "abbiamo scelto, con Tabea Ott, di evidenziare le radici politiche e militanti della loro rielaborazione del marxismo e del femminismo, inserendo una sezione di immagini d'archivio all'inizio del libro. Dalle nostre discussioni, abbiamo scoperto la portata del movimento femminista-marxista, poco visibile dalle storie dell'operaismo e dell’autonomia italiani, e poco accessibile in francese. Ci è sembrato importante rendergli onore".

L'italiana D Editore fa parte invece di una nuova generazione di case editrici, caratterizzate da una comunicazione seducente e da un universo di prodotti che si spinge anche oltre i libri. Emmanuele Pilia, che l'ha fondata, la descrive come una casa editrice "anarco-libertaria, con un approccio abbastanza graffiato, grunge o punk, da strada". 

"Non ci interessa particolarmente l'accademicismo brillante, per quanto possa affascinarci il pensiero critico e filosofico" spiega. "Resta il fatto che spesso questi approcci sono vittime di aberrazioni prospettiche, per cui in Italia sappiamo praticamente tutto sulla condizione delle donne afroamericane, ma abbiamo praticamente perso coscienza della questione meridionale e come questo impatta sulle donne di metà nazione. Non critico il materiale in traduzione, da cui anzi ci abbeveriamo anche noi, ma è chiaro come l'apparente perdita di identità della militanza in Italia abbia come epifenomeno la difficoltà di specchiarsi e di analizzare le proprie condizioni materiali". 

Di Silvia Federici nel catalogo di D Editore è apparso per primo Oltre la periferia della pelle (2023), che esamina il potenziale politico e rivoluzionario del corpo. La rivoluzione al punto zero (maggio 2025), è la seconda uscita dell’autrice nel catalogo.

"Dall'inizio del mio interesse verso le tematiche libertarie e anarchiche, quella dell'analisi materialista è sempre stata quella che mi ha convinto di più" racconta Pilia "perché spesso è proprio il dato materiale di partenza a darci la direzione verso cui muovere l'azione diretta e non lasciare la riflessione allo stato di analisi. In un contesto di apparente balcanizzazione e confusione dei movimenti militanti, attaccati da un lato da una propaganda sempre più pervasiva, dall'altra da uno Stato sempre più oltranzista, recuperare la lezione di Federici è oggi fondamentale per riorganizzare le lotte in una chiave di massa, assorbendo le diversità e facendo sì che esse non diventino motivo di divisione, ma anzi di unione".

Al margine di queste narrazioni editoriali, un’immagine più di altre si presta particolarmente a descrivere i movimenti femministi, quella delle nebulose. Questi agglomerati disomogenei, densi o rarefatti, composti di militanti, di pensatrici, di femministe che si organizzano con forme ogni volta nuove intorno a nuclei di teorie e di prassi, che materializzano sotto forma di libri, incontri e reti internazionali, rappresentano bene la mutevolezza del movimento femminista e della varietà che lo attraversa. Così nell'era della rivoluzione digitale la "nebulosa" del femminismo marxista assume nuova luce e occupa nuovi spazi, attraverso le stesse parole e sempr nuovi significati.