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Sfiduciati
e razzisti

Foto: Unsplash/ Ryoji Iwata

SPECIALE EUROPA. Poco interessati alla politica, razzisti e sfiduciati nei confronti dell'Unione europea. Un'indagine internazionale fornisce il triste ritratto degli italiani di oggi

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Una recente ricerca condotta dal consorzio internazionale ERIC-ESS in molti paesi europei, ha raccolto le opinioni delle persone residenti in Italia su molti dei temi all’ordine del giorno di questo governo.[1]

Dopo aver parlato di reddito di base e occupazione, vediamo nel dettaglio cosa ci raccontano i dati su immigrazione e istituzioni europee.

O tutti o nessuno

Le persone residenti in Italia propendono per distinguere la tipologia di immigrato. Maggiore tolleranza è riservata a chi è etnicamente affine, un po’ meno, ma comunque presente per chi proviene da paesi poveri, molto inferiore per chi appartiene a un’etnia differente. Vi è poi una ridotta propensione a concedere agli immigrati pari diritti per prestazioni o servizi sociali. 

I dati mostrano, infatti, un maggior grado di apertura nei confronti di persone “etnicamente affini agli italiani” rispetto sia alle persone “provenienti da paesi extracomunitari più poveri” sia (e soprattutto) rispetto a persone “etnicamente differenti agli italiani”. Il 15% delle persone dichiara che l’Italia dovrebbe permettere a molte persone di etnia simile di venire a vivere in Italia, mentre il 14% si colloca all’opposto, dichiarando che non si dovrebbe permettere a nessuno, anche se con etnia simile, l’ingresso del nostro paese. Le percentuali di quanti sostengono che a molti o alcuni stranieri dovrebbe essere permesso di venire a vivere in Italia si riducono sia quando ci si riferisce a persone provenienti da paesi extracomunitari più poveri, ma soprattutto quando la domanda è posta in riferimento a persone di etnia differente.

Le donne tendono, in ogni caso, a esprimere un giudizio meno estremo rispetto agli uomini. Sia se ci si riferisce agli stranieri di etnia simile o differente agli italiani, sia nel caso di stranieri provenienti da paesi poveri, gli uomini con maggiore frequenza rispetto alle donne forniscono posizioni estreme: “o tutti o nessuno”.

Apertura dell’Italia verso gli stranieri - uomini e donne di almeno 15 anni, anno 2017

 

Nota: sono escluse le persone che non si esprimono (pari in media al 3.5% della popolazione). Fonte: elaborazioni su dati ESS-Round8, Italia

Soltanto il 10% della popolazione, senza sostanziali differenze di genere, crede che gli stranieri che vengono a vivere in Italia debbano avere gli stessi diritti a prestazioni e sevizi sociali degli italiani già dal loro arrivo. La prevalenza della popolazione indagata sostiene che la parità di diritti possa essere concessa a seguito di almeno un anno di lavoro (e di “pagamento delle tasse”). La quota di quanti sostengono che gli stranieri non debbano mai ottenere gli stessi diritti degli italiani è superiore rispetto a quanti credono che l’acquisizione di pari diritti debba avvenire già dall’arrivo in Italia e si attesta al 14%. Anche in questo caso, gli uomini tendono a collocarsi più delle donne nelle posizioni estreme della distribuzione (soprattutto nel caso di non concedere mai stessi diritti).

Diritti a prestazioni e servizi sociali degli stranieri - uomini e donne di almeno 15 anni, anno 2017

Nota: sono escluse le persone che non si esprimono (pari in media al 5% della popolazione). Fonte: elaborazioni su dati ESS-Round8, Italia

Europa ma non troppo

Altra questione molto dibattuta e che trova forti divergenze di posizioni riguarda il ruolo dell’Unione europea e i processi di integrazione politico-economici dei paesi membri. A riguardo, nell’indagine ESS, che ricordiamo essere stata condotta a fine 2017, è stato proposto di definire il processo di integrazione europeo come un'opportunità a cui dare un proseguimento o come un processo eccessivo. 

Già prima dello scontro aspro del governo italiano con i vertici comunitari sulla quota di deficit necessaria a garantire il mantenimento delle promesse elettorali, una percentuale elevata di popolazione (pari al 21.5%) sosteneva che l’”integrazione europea si è spinta troppo oltre”. Più in generale, nella scala di punteggio associata alle risposte al quesito, si osserva una minor frequenza di risposte che sostengono la necessità di dover continuare il processo di integrazione. Anche in questo caso le donne esprimono giudizi meno estremi degli uomini, collocandosi con più frequenza su posizioni intermedie.

Il processo di integrazione europeo - uomini e donne di almeno 15 anni, anno 2017

Nota: sono escluse le persone che non si esprimono (pari in media al 6% della popolazione). Fonte: elaborazioni su dati ESS-Round8, Italia

Le evidenze presentate danno una chiara lettura dei risultati elettorali raggiunti nelle ultime elezioni politiche. L’indagine ESS – Round 8 è stata infatti realizzata a fine 2017, mentre le elezioni politiche sono state svolte in primavera 2018. I dati mostrati riferiscono di una popolazione che, rispetto al fenomeno migratorio, manifesta, con una incidenza preoccupante, posizioni al limite del razzismo propriamente inteso, che non crede fino in fondo all’utilità di far parte dell’Unione europea, che è disposta ad aiutare le persone in difficoltà solo a determinate condizioni. Laddove si osservano differenze di genere, queste si riferiscono principalmente a una minore volontà delle donne di esprimersi, con più elevate percentuali di donne che rifiutano o danno come risposta un “non so”,  o a una minore volontà di dare giudizi “estremi” (siano essi positivi o negativi).

Quanto visto finora deve essere anche letto alla luce dell’espressione sul grado di interesse per la politica, quindi del livello di attenzione delle persone alle decisioni di politica pubblica varate, e sul grado di fiducia nei partiti politici. 

Grado di interesse per la politica e grado di fiducia nei partiti politici - uomini e donne di almeno 15 anni, anno 2017

Nota: sono escluse le persone che non si esprimono (pari in media all’1% della popolazione). Fonte: elaborazioni su dati ESS-Round8, Italia

Disinteresse per la politica

Solo il 4% della popolazione analizzata dichiara di essere “molto interessato” alla politica e il 22% dichiara di essere “abbastanza interessato”. Il restante 73% (tolto l’1% che non si esprime) si distribuisce in modo pressoché uguale tra i “per nulla interessato” e i “poco interessato”. Riassumendo, la politica non sembra essere il primo dei pensieri di molti. Considerando il genere, tra l’altro, si rileva un netto maggior disinteresse da parte delle donne. 

Sul grado di fiducia rispetto ai partiti politici, il dato non è più confortante. Totale o molta fiducia è espressa solo dal 4% delle persone, mentre nessuna o poca fiducia è riferita dal 68% delle persone. In questo caso le differenze di genere risultano meno marcate rispetto al quesito sull’interesse per la politica, ma le donne tendono ad esprimere giudizi maggiormente negativi rispetto agli uomini.

Note

[1] Si tratta dello European Social Survey (ESS Round 8), un’indagine statistica campionaria realizzata in Italia a fine 2017 dall'Istituto nazionale per l'analisi delle politiche pubbliche (Inapp). L’indagine contiene un ampio bagaglio informativo su opinioni, atteggiamenti, credenze e comportamenti delle persone residenti in Italia con un'età uguale o superiore a 15 anni. L’ESS, diversamente da molti sondaggi di opinione, si caratterizza per un elevato rigore metodologico che consente di definire estremamente affidabili e robusti i risultati ottenuti. 

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