Opinioni

La dichiarazione politica adottata nella 69esima Commissione delle Nazioni Unite sullo status delle donne non contiene riferimenti alla salute sessuale e riproduttiva, ai diritti delle persone Lgbtqia+ e agli effetti della crisi climatica sulle vite delle donne. Omissioni inaccettabili per un mondo che non può tornare indietro sulla parità di genere

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Csw69
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Mentre si celebra il trentesimo anniversario della Dichiarazione e della Piattaforma d'azione di Pechino, in un clima di stordimento per la situazione globale, nel corso della annuale Commissione delle Nazioni Unite sullo status delle donne (Commission on the Status of Women, Csw), i governi dei paesi membri delle Nazioni Unite hanno adottato per consenso una dichiarazione politica che dovrebbe avere il fine di rispettare, proteggere e sostenere i diritti di donne e ragazze, nonché il raggiungimento dell'uguaglianza di genere.

A noi sembra che di questa dichiarazione, dei suoi contenuti e delle negoziazioni politiche che l’hanno prodotta si sia parlato troppo poco tra i movimenti delle donne e femministi, un tempo invece interessati a tale processo.

È importante ricordare che la dichiarazione politica è il frutto di controverse e aspre negoziazioni che hanno, a tratti e in fasi alterne, messo in discussione diritti acquisiti, fatti e dati, nel tentativo di minare gli impegni presi a Pechino nel 1995.

Nonostante la difficile situazione che rispecchia sostanzialmente quella mondiale – con un attacco esplicito ai diritti delle donne, delle ragazze e delle persone Lgbtqia+ – alla Csw hanno partecipato migliaia di donne, per assistere alle numerose conferenze, organizzare eventi paralleli a quelli ufficiali ma anche per portare avanti azioni di monitoraggio, di advocacy e di mobilitazione per proteggere quanto conquistato trenta anni fa.

Il panorama geopolitico è infatti cambiato radicalmente sotto i nostri occhi, e governi e movimenti conservatori e di estrema destra stanno guadagnando terreno nelle istituzioni, con un impatto diretto sulla stessa Csw. L'apertura di questo spazio alla società civile femminista si sta restringendo sempre di più, e lo dimostra non solo la presenza massiccia di gruppi anti-diritti, ma anche la negazione del visto a molte attiviste, soprattutto provenienti dal Sud globale. Inoltre, i recenti ordini esecutivi negli Stati Uniti hanno creato problemi e timori, per cui molte persone hanno rinunciato a partecipare, temendo per la propria incolumità.

È importante che la dichiarazione politica confermi l’impegno nei confronti delle donne, della pace e della sicurezza, sottolineando la necessità di integrare le voci e la leadership delle donne in tutte le fasi della prevenzione dei conflitti, della loro risoluzione e della costruzione della pace. Tuttavia, non possiamo non notare alcune gravi lacune in una dichiarazione che possiamo definire debole, per un anniversario così importante.

Il documento non fa riferimento alla salute e ai diritti sessuali e riproduttivi. Una omissione che è sostanzialmente una notevole regressione, non solo perché questi diritti rappresentano un pilastro della Piattaforma d'azione di Pechino, ma soprattutto perché riflette la più ampia opposizione globale all’autodeterminazione e all’autonomia corporea

Questa mancanza rappresenta una pericolosa assenza, poiché sappiamo bene che la salute sessuale e riproduttiva è una componente essenziale dell'uguaglianza di genere; senza la garanzia di tali diritti, milioni di donne e ragazze sono esposte alla discriminazione, alla violenza e alla limitazione della libertà di scelta. 

Non si parla ovviamente di diritti Lgbtqia+, e anche se è positivo il riconoscimento delle nominate “forme di discriminazione multiple e intersecanti”, non esplicitare tutte le soggettività coinvolte indebolisce il linguaggio e di conseguenza l’impegno politico.

Infine, è preoccupante che, nonostante le donne e le ragazze sopportino il peso enorme degli effetti crescenti della crisi climatica e del degrado ambientale, la dichiarazione politica non abbia presentato una lettura adatta alla situazione attuale.

Come riportato nel comunicato stampa conclusivo del Women's Rights Caucus, una delle reti internazionali femministe presenti alla sessantanovesima Commissione delle Nazioni Unite sullo status delle donne, l'escalation contro i diritti di genere e delle donne, unita alle crescenti minacce sia online che offline, "richiede una rinnovata determinazione, urgenza e solidarietà da parte dei governi, della società civile e della comunità globale”.

In un recente articolo di Bridget Burns, executive director della Women’s Environment & Development Organization (Wedo), l’analisi è ancora più incisiva, quando si afferma che “guardando indietro, colpisce non solo ciò che è cambiato, ma anche la rapidità e l'irregolarità del cambiamento”. 

E ancora, che “le vittorie sono state conquistate con fatica. Eppure, ciò che non è cambiato è la chiarezza di ciò per cui stiamo lottando. Un mondo in cui la cura è al centro. Dove il potere è condiviso. Dove i diritti delle donne e delle comunità emarginate non sono oggetto di dibattito. E dove la giustizia climatica è un dato di fatto, non una questione. Quindi, se questo momento sembra estenuante, è perché siamo nel pieno del lavoro. Se sembra che qualcosa ci stia sfuggendo, è anche perché qualcosa di nuovo sta nascendo. Il nostro compito ora non è solo quello di resistere, ma anche di immaginare, di essere agili nel modo in cui ci organizziamo, ma risolute in ciò per cui lottiamo. Di mantenere i progressi che abbiamo fatto e continuare ad andare avanti. Di continuare a lottare, insieme, per il mondo che sappiamo possibile”.

Ecco, facciamo nostre queste parole: per il futuro, chiediamo a tutte le parti interessate di tradurre gli impegni politici in azioni concrete e coraggiose, sostenute da risorse adeguate, responsabilità e partecipazione significativa da parte di donne e ragazze in tutte le loro diversità. L'avanzamento dell'uguaglianza di genere non è solo essenziale, non è negoziabile.

Note

[1] I temi trattati nella dichiarazione politica sono stati già descritti e commentati su inGenere.it da Monica Cerutti di UN Women Italy.