PhD in Scienze sociali ed economiche presso Sapienza Università di Roma, con cui attualmente collabora, si occupa di femminismi transnazionali in una prospettiva intersezionale e postcoloniale, di advocacy e politiche di genere, con particolare attenzione ai principali processi delle Nazioni Unite. Coordina il modulo Intercultura del Master in Studi e politiche di genere presso l’Università degli Studi Roma Tre. Per Aidos si occupa di comunicazione e advocacy e, in qualità di esperta, segue i processi multilaterali per la giustizia di genere.
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Il tentativo, durante la 70esima sessione della Commissione delle Nazioni Unite sullo status delle donne a New York, di ripensare il modo in cui si fa riferimento alla salute e ai diritti sessuali e riproduttivi delle donne e al genere è un chiaro segnale di come, a livello internazionale, la partita della parità si gioca sul terreno dei diritti e del linguaggio
Nell’anno dell’ottantesimo anniversario delle Nazioni Unite, il Segretario generale António Guterres ha annunciato un progetto di riforma volto a ripensare strutture, priorità e funzioni dell'organizzazione per rispondere con più efficacia alle grandi sfide del presente. Perché questo avvenga sarà necessario però presidiare diritti umani, parità di genere e salute sessuale e riproduttiva delle donne, un passaggio tutt'altro che scontato nella transizione in atto
La dichiarazione politica adottata nella 69esima Commissione delle Nazioni Unite sullo status delle donne non contiene riferimenti alla salute sessuale e riproduttiva, ai diritti delle persone Lgbtqia+ e agli effetti della crisi climatica sulle vite delle donne. Omissioni inaccettabili per un mondo che non può tornare indietro sulla parità di genere
Il cammino internazionale sui diritti alla salute sessuale e riproduttiva inizia al Cairo nel 1994 e arriva al vertice di Nairobi del 2019. Il nuovo rapporto della Commissione di alto livello fa il punto sugli impegni presi, verso un futuro globale che includa la salute di tutte